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Ambiente

"Inseguiamo i ghiacciai che scappano, ma non siamo soli": Vanda Bonardo e la salvaguardia di un ecosistema prezioso

Nonostante le abbondanti nevicate della scorsa tarda primavera, il 2024 si è rivelato l’ennesimo anno difficile per i ghiacciai italiani, in costante arretramento su tutto l’arco alpino. L’impatto di questa trasformazione non riguarda solo il paesaggio montano, ma si ripercuote su interi ecosistemi e sulle comunità che da questi dipendono. Ne parliamo con Vanda Bonardo, presidente di Cipra Italia, la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, e coordinatrice di Legambiente Alpi

di
Sofia Farina
25 febbraio | 20:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Nonostante le abbondanti nevicate della scorsa tarda primavera, il 2024 si è rivelato l’ennesimo anno difficile per i ghiacciai italiani, in costante arretramento su tutto l’arco alpino. L’impatto di questa trasformazione non riguarda solo il paesaggio montano, ma si ripercuote su interi ecosistemi e sulle comunità che da questi dipendono. 

 

Per fare una panoramica dello stato attuale dei ghiacciai e della loro tutela nel nostro paese, abbiamo intervistato Vanda Bonardo, presidente di Cipra Italia, la Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, e coordinatrice di Legambiente Alpi, che da anni si occupa della tutela dei ghiacciai e della crisi climatica che li sta cancellando. Un anno particolarmente importante per questo tema, visto che l’Unesco ha proclamato il 2025 come Anno Internazionale per la Salvaguardia dei Ghiacciai.

 

"Finalmente ci si accorge dell’importanza dei ghiacciai"

 

Relativamente alla scelta di Unesco, Bonardo commenta: "Finalmente possiamo dire che ci si sta accorgendo dell'importanza dei ghiacciai come componente fondamentale del ciclo dell'acqua e del loro progressivo ritiro. Gli impatti della loro scomparsa sono incredibili: basti pensare che due miliardi di persone dipendono dall’acqua che deriva dai ghiacciai. Questa alimenta fiumi, laghi e falde acquifere, sostenendo interi ecosistemi e comunità umane. Il loro scioglimento non è solo una questione di paesaggio che cambia: è una minaccia per l’approvvigionamento idrico, per l’agricoltura, per la biodiversità e per la sicurezza idrogeologica".

 

Secondo l'esperta, quella che fino a pochi anni fa veniva relegata come questione di interesse per la nicchia di glaciologi e climatologi, oggi finalmente inizia ad acquisire l'mportanza che merita, man mano che diventa sempre più evidente l'accelerazione della perdita dei grandi giganti bianchi.

 

La Carovana dei Ghiacciai: inseguendo i giganti che scompaiono

 

Vanda Bonardo, tramite una collaborazione fruttuosa tra Legambiente, Cipra Italia e il Comitato Glaciologico Italiano, dal 2020 porta avanti un progetto dal forte impatto simbolico e scientifico: La Carovana dei Ghiacciai.

 

"Già nel 2019 avevamo pensato a un’iniziativa per attirare l’attenzione sul problema. L’avevamo chiamata ‘Requiem per un ghiacciaio’, un’azione simbolica per commemorare la scomparsa di questi giganti di ghiaccio. Pensate che sulle Alpi italiane ne sono già scomparsi 200 dall’inizio del Novecento" racconta Bonardo.


Il successo di quell’evento ha portato alla nascita della Carovana, una vera e propria campagna itinerante che ogni anno attraversa le Alpi, sia italiane che internazionali, per documentare lo stato dei ghiacciai, raccogliere dati e sensibilizzare cittadini e amministrazioni. "È un’avventura straordinaria. Noi seguiamo i ghiacciai che scappano, che si ritirano sempre più in alto. Osserviamo come cambia la montagna dove prima c’era ghiaccio e ora ci sono rocce, laghi effimeri, detriti. Ma non siamo soli: con noi ci sono scienziati, esperti, cittadini e volontari che vogliono vedere con i propri occhi cosa sta succedendo".

 

"Abbiamo visto ghiacciai sparire sotto i nostri occhi"

 

Nel 2024 la Carovana ha iniziato il suo percorso dalla Francia, dalla Mer de Glace, il più grande ghiacciaio del massiccio del Monte Bianco. "In meno di cento anni ha perso 300 metri di spessore. Oggi, per raggiungere la sua superficie, bisogna scendere una scaletta che continua ad allungarsi anno dopo anno, perché il ghiacciaio è sempre più in basso".

 

Poi è stata la volta della Valle d’Aosta, i cui ghiacciai hanno mostrato in modo drammatico gli effetti degli eventi estremi legati alla crisi climatica: "A giugno un’alluvione ha provocato il collasso di un’enorme morena. Sei milioni di metri cubi di detriti sono stati scaraventati a valle, come se 300.000 camion avessero improvvisamente riversato il loro carico nelle valli sottostanti. Per fortuna non c’erano abitazioni o infrastrutture, ma l’evento dimostra quanto sia fragile l’equilibrio delle nostre montagne".

 

Bonardo racconta poi l’esperienza in Slovenia, dove la Carovana ha raggiunto il ghiacciaio del Triglav, ormai ridotto a poco più di una lingua di neve stagionale. "Non c’è più. È sparito sotto i nostri occhi. Un altro simbolo della montagna che si sgretola".

 

Il tempo di agire è ora

 

Di fronte a uno scenario tanto drammatico, la domanda che sorge spontanea è: cosa possiamo fare? "I due pilastri su cui dobbiamo basare le nostre azioni sono la mitigazione e l’adattamento", afferma Bonardo. "Mitigare significa ridurre le emissioni di anidride carbonica, mentre adattarsi significa prepararsi ai cambiamenti che già stiamo vivendo. Il problema è che non ci stiamo muovendo abbastanza in fretta. Anzi, vediamo ancora aumenti di emissioni oltre le previsioni, e le temperature stanno salendo più velocemente di quanto avessimo immaginato".

Serve una pianificazione seria, che coinvolga amministrazioni e comunità locali, che la Carovana richiede durante le sue tappe tramite la presentazione e la richiesta di sottoscrizione della Carta di Budoia. Questa è un documento promosso dalla rete di comuni alpini "Alleanza nelle Alpi" che impegna le amministrazioni locali ad adottare strategie concrete per l’adattamento ai cambiamenti climatici nelle regioni di montagna. Essa punta a valutare i rischi climatici specifici di ogni territorio, integrare misure di adattamento nelle politiche comunali, rafforzare la cooperazione tra enti locali e promuovere la consapevolezza pubblica sugli impatti del riscaldamento globale, con l'obiettivo di rendere le Alpi un modello di resilienza climatica.

 

"Non possiamo fare come gli struzzi e pensare che tutto si risolverà da solo. Non passerà. Bisogna agire subito, cambiando il nostro approccio al turismo, all’agricoltura, alla gestione dell’acqua e alla pianificazione del territorio. Bisogna pensare a una transizione, a un modo di vivere la montagna che sia compatibile con la nuova realtà climatica".

 

Verso una governance globale dei ghiacciai

 

Oltre all’azione locale, Bonardo e Legambiente stanno lavorando anche su un piano internazionale, con una petizione per una governance dei ghiacciai che vada oltre i confini nazionali:"Abbiamo bisogno di un monitoraggio serio e di un coordinamento europeo. Il lavoro dei glaciologi spesso è volontario, non viene adeguatamente supportato. Dobbiamo creare una rete di dati, di buone pratiche, di strumenti condivisi tra istituzioni, cittadini, scienziati e associazioni. L’Unione Europea deve giocare un ruolo chiave in questa sfida".

 

L’Anno Internazionale dei Ghiacciai, proclamato per il 2025, sarà l’occasione per portare queste richieste all’attenzione globale. "Speriamo che i governi smettano di limitarsi a dichiarazioni di intenti e inizino davvero a muoversi. Perché il tempo sta finendo, e i ghiacciai non aspettano".

 

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