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Le elezioni in Germania, il "cartello" di governo e lo spettro della democrazia monca

DAL BLOG
Di Orizzonti Internazionali - 25 febbraio 2025

Docenti di studi internazionali dell'Università di Trento

di Emanuele Massetti, professore Associato di Scienza Politica, Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento

 

Chiamati alle urne anzitempo (cosa del tutto inusuale per la Germania), gli elettori tedeschi hanno risposto con una fortissima partecipazione (82,5%) - oltre sei punti superiore rispetto al 2021. Il responso è stato molto chiaro nel confermare una tendenza di medio-lungo periodo e, allo stesso tempo, favorevole a una (relativamente) veloce formazione di un nuovo governo. Purtroppo, la tendenza delle preferenze indicata dall’elettorato e il probabile nuovo governo vanno in direzione opposta.

 

Gli elettori hanno manifestato in modo netto la delusione per il governo uscente; punendo severamente due dei tre partiti che ne hanno fatto parte: i social democratici della Spd (-9,3) e i liberali della Fdp (-7,1). I primi hanno fatto registrare il peggior risultato di sempre (16,4%). I secondi sono rimasti sotto la soglia di sbarramento del cinque percento (4,3) e, per la seconda volta nella storia della Repubblica Federale, ma nel giro di dodici anni (era già successo nel 2013), non avranno rappresentanti nel parlamento entrante. La terza forza del governo uscente, i Verdi, non hanno avuto un tracollo come gli altri due partiti; subendo tuttavia un sensibile calo (-3,1), e attestandosi all’11,6%.

 

Questi tre partiti, oltre ad aver fatto parte del governo uscente, sono parte, insieme alla Cdu/Csu, di quello che i politologi Katz and Mair (2009) chiamerebbero il ‘cartello’ di partiti che, alternandosi solo parzialmente tra loro, ha governato la Germania dalla fine degli Anni ’90. 

 

Fuori da questo cartello quadripartito, gli elettori hanno premiato in modo clamoroso la destra radicale della AfD, con il 20,8% dei consensi (+10,3), ed in modo significativo, ancorché appena insufficiente a superare la soglia di sbarramento, la nuova sinistra radicale della Bsw, che si è fermata al 4,97% (+4,97). Inoltre, hanno premiato in modo molto chiaro anche la vecchia (ma ideologicamente ritoccata) sinistra radicale della Linke, con l’8,8% dei consensi (+3,9), rendendo questo partito il più votato tra i più giovani e il più votato nella capitale. 

 

Infine, il responso delle urne è risultato favorevole all’unica forza del quadripartito che non era stata al governo nella legislatura precedente, la Cdu/Csu: il 28,5% del consenso elettorale (+4,4) le ha permesso di diventare il primo partito in Germania – ed in otto dei sedici Lander.

 

In totale, il quadripartito ha totalizzato poco meno del 61% dei voti, perdendo oltre 12 punti percentuali rispetto al 2021; mentre le tre principali forze esterne al quadripartito, divise tra la destra di (AfD) e le due sinistre (Linke e BSW), hanno totalizzato il 34,5%, con un aumento di oltre 19 punti percentuali.

 

Anche nel passaggio dal conteggio dei voti a quello dei seggi, il cambiamento mostra la sua drammaticità. Con la Fdp rimasta senza rappresentanza, il cartello (ridotto momentaneamente a tripartito) ha raccolto ‘solo’ 413 seggi su 630 (65,5% del Bundestag), contro i 612 su 735 del 2021 (83,3% del Bundestag). In sostanza, il cartello ha perso quasi un quinto del Bundestag in quattro anni, senza considerare che, se la Bsw non avesse mancato la rappresentanza per una manciata di voti, il risultato sarebbe stato ancora più negativo.

 

In breve, dal corpo elettorale tedesco emerge un chiarissimo segnale di voglia di cambiamento ma in un contesto di forte polarizzazione interna, che si lega a pressanti questioni di politica internazionale (a partire dalle relazioni con la Russia). Per questo motivo è praticamente certo che il leader della Cdu/Csu, Friedrich Merz, preferirà (come già annunciato) non rompere il cartello e continuare a rispettare quel ‘muro di sbarramento’ eretto in passato contro la Linke, almeno a livello di governo federale, e poi esteso alla Bsw e, soprattutto, alla AfD – in questo caso applicato a tutti i livelli di governo. 

 

Di conseguenza, le formule di governo a disposizione sono solo due: un’alleanza a tre (Cdu/Csu-Spd-Verdi), che garantirebbe una larga maggioranza, utile anche per eventuali ‘ritocchi’ alla carta costituzionale (ad esempio sul limite al deficit del bilancio statale); o, come sembra più probabile, una riedizione di quella che una volta veniva chiamata la Grosse Koalition, perché formata dai due partiti tradizionalmente più grandi (Cdu/Csu e Spd), ma che oggi Grosse non lo è più.

 

Non può tuttavia sfuggire che, mentre l’esclusione dal cartello della Linke lasciava fuori, in modo pregiudiziale, tra i tre e i cinque milioni di elettori, l’esclusione della Linke, della Bsw e di AfD, lascia fuori 17 milioni di elettori, di cui oltre 10 milioni della AfD. 

 

In altre parole, andando avanti in questo modo, il sistema partitico della democrazia tedesca rischia di trasformarsi in qualcosa di speculare a quello della democrazia italiana nella Prima Repubblica (1948-1992), in cui una non trascurabile minoranza di sinistra (in Italia era di destra) e una grossa minoranza di destra (in Italia era di sinistra) vengono costantemente escluse dalla possibilità di accesso al governo nazionale. Tra l’altro, nel caso attuale della Germania, i partiti esclusi dal cartello di governo, seppur agli antipodi su alcune questioni salienti di politica interna, hanno una posizione simile sulla guerra in Ucraina.

 

È persino superfluo sottolineare quanto una democrazia monca, del tipo che si prospetta sempre più chiaramente in Germania (e che abbiamo conosciuto per lungo tempo in Italia), possa minare la legittimità del sistema politico agli occhi dei cittadini, soprattutto in un contesto in cui (e qui sta la grande differenza con la fase storica della Prima Repubblica italiana) la fiducia dei cittadini nei partiti in generale è considerevolmente bassa. 

 

Ovviamente, una facile via d’uscita non c’è. Il prossimo governo dovrà valutare molto attentamente se includere alcune istanze (e in caso quali) portate avanti dai parti extra-cartello oppure scegliere la strada dell’arrocco ad oltranza. Considerando che ben due forze del quadripartito (Verdi e Fdp) potranno forse rigenerarsi con una legislatura all’opposizione, non è da escludere che il cartello possa avere ancora i numeri per governare anche dopo la prossima elezione.

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