Con quasi 50 specie in 100 metri quadrati, le praterie alpine sono uno degli habitat più ricchi di biodiversità vegetale. Riscopriamole per tutelarle
La crisi della biodiversità è globale, ma ci riguarda da vicino. Tra specie rare e habitat estremi, le Alpi ci insegnano l’importanza della tutela di ambienti preziosi e vulnerabili
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nei giorni scorsi si è svolta a Cali, in Colombia, la sedicesima Conferenza internazionale sulla biodiversità. Al centro delle discussioni, l'allarme per la rapida perdita di biodiversità. Le statistiche parlano chiaro: dal 1970 al 2020 le popolazioni animali hanno subito un declino medio del 73%, e si stima che oggi un milione di specie sia a rischio d’estinzione. La perdita di biodiversità a cui assistiamo oggi è tra le 1.000 e le 10.000 volte superiore al tasso naturale. Dati che rendono urgente l’adozione di misure di tutela.
Una crisi poco percepita
La difficoltà di percepire questa crisi è evidente, persino nei luoghi che ci sono più familiari. Anche nelle Alpi, dove gli ecosistemi sembrano immutabili, la biodiversità è a rischio. A quote superiori ai 2.200 metri, ambienti aridi e apparentemente inospitali sono invece habitat di piante e animali estremamente specializzati: specie che si sono adattate a condizioni estreme e che prediligono habitat all’apparenza quasi privi di vita.
Gli specialisti degli ambienti alpini
Le ricerche condotte sulle Alpi rivelano specie animali che si sono specializzate a vivere in questi ambienti unici. Tra i ricercatori dell’Istituto per l’Ambiente Alpino del Centro di ricerca europeo Eurac Research c’è l’ornitologo Matteo Anderle. Anderle ha studiato a lungo gli uccelli alpini, osservando specie rare come il fringuello alpino, il sordone e il picchio muraiolo. Alcune zone, particolarmente preservate, ospitano specie minacciate come la pernice bianca, a testimonianza della varietà e vulnerabilità di questi ambienti.
Anche il mondo degli insetti presenta specialisti sorprendenti. Tra le cavallette, specie come il gonfocero siberiano e la podisma montana vivono esclusivamente in alta quota. Anche alcune farfalle diurne si sono adattate a queste altitudini, tra cui la callidice, l’Erebia pluto o il satiride dei ghiacciai.
Considerando invece la flora, i botanici hanno scoperto che le praterie alpine rappresentano uno degli habitat più ricchi di biodiversità vegetale, con quasi 50 specie in 100 metri quadrati. Alcune piante, come la sassifraga di Facchini, crescono solo nelle Dolomiti, confermando che le Alpi sono una riserva di biodiversità anche per il mondo vegetale.
Habitat preziosi e sempre più minacciati
Gli habitat alpini non sono immuni all’azione umana. Questi ambienti sono messi a dura prova sia da trasformazioni di origine antropica su scala globale, come gli effetti del cambiamento climatico, sia da azioni più dirette e locali. Il cambiamento d’uso del suolo è una delle principali cause della perdita di habitat: l’aumento delle attività ricreative nelle aree montane disturba la fauna, e anche l’urbanizzazione contribuisce alla pressione sugli habitat, con la proliferazione di infrastrutture per sport, energia e mobilità che riducono ulteriormente le aree naturali preservatesi fino ad oggi.
Monitorare la biodiversità per proteggerla
Dal 2019, il progetto di Monitoraggio della Biodiversità Alto Adige, avviato su iniziativa della Giunta della Provincia Autonoma di Bolzano e condotto da Eurac Research in collaborazione con il Museo di Scienze Naturali dell'Alto Adige, la Ripartizione Natura, Paesaggio e Sviluppo del Territorio e il Dipartimento Agricoltura della Provincia di Bolzano, raccoglie dati essenziali sulla biodiversità locale. Lo scopo è rilevare i cambiamenti negli habitat e nella varietà delle specie, affinché le decisioni in materia di pianificazione del territorio, agricoltura e tutela ambientale si basino su solidi dati scientifici. Il primo passo per la protezione di questi ambienti, infatti, passa dall’imparare a conoscerli e a “vederli” davvero.
Fotografie in copertina: Ambiente alpino Gioco di Trens (C) EuracResearch/Andreas Hilpold