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Il ddl contro l’omotransfobia bloccato al Senato dai franchi tiratori. La rabbia di Zan: “Tradito un patto politico”

La Destra è riuscita a far saltare il voto sul ddl Zan, in segno di protesta Elio Vito, di Forza Italia ha lasciato gli incarichi di partito. Il deputato Pd: “Chi per mesi, dopo l’approvazione alla Camera, ha seguito le sirene sovraniste che volevano affossare il ddl Zan è il responsabile del voto di oggi al Senato”

Di T.G. - 27 ottobre 2021 - 15:58

ROMA. Con 154 voti favorevoli, 131 contrari e due astenuti il Senato ha approvato la cosiddetta “tagliola” sul ddl Zan, cioè la richiesta arrivata da Lega e Fratelli d’Italia di non passaggio all’esame degli articoli. Di fatto con questa procedura il ddl contro l’omotransfobia potrebbe essere stato affossato definitivamente.

 

La mossa della Destra, che ha votato compatta, è stata senza alcun dubbio un tentativo (riuscito) di fare ostruzionismo contro un ddl da sempre duramente contestato. L’accusa, rivolta contro il Partito Democratico, è quella di aver fatto saltare le trattative anche se va detto che da parte dei Dem c’erano state delle timide aperture. Alla fine il risultato è stato lo scontro, a tratti molto duro, che si è consumato in aula e culminato con il voto favorevole alla “tagliola”, sostenuta anche da alcuni franchi tiratori ed esponenti del Gruppo misto. In sostanza, approfittando del voto segreto concesso dalla presidente Casellati, alcuni senatori hanno votato contro le indicazioni di partito.

 

“Chi per mesi, dopo l’approvazione alla Camera, ha seguito le sirene sovraniste che volevano affossare il ddl Zan è il responsabile del voto di oggi al Senato. È stato tradito un patto politico che voleva far fare al Paese un passo di civiltà. Le responsabilità sono chiare”, ha dichiarato Alessandro Zan. Duro anche l'intervento del collega Dem Francesco Boccia: “Salvini e Italia Viva dicono le stesse cose, spero provino anche la stessa vergogna”. 

 

Forti tensioni si registrano peraltro in Forza Italia dove il deputato Elio Vito, con una lettera indirizzata a Silvio Berlusconi, ha lasciato gli incarichi di partito in segno di protesta contro la decisione di votare a favore della “tagliola”. 

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