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Ambiente

Una potenziale trappola ecologica per il picchio nero: "A maggio 2024 il 60% della popolazione nidificava su alberi infestati dal bostrico"

È quanto emerge da un recente articolo, che mette in luce i primi risultati di un progetto pluriennale di monitoraggio dell’avifauna nidificante nato dalla collaborazione tra MUSE, Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino e Università degli Studi di Milano

di
Redazione
13 dicembre | 15:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il 60% della popolazione di picchio nero nidificante nel Parco Naturale di Paneveggio-Pale di San Martino ha “approfittato” dell’epidemia di bostrico per costruire nuovi nidi sulle piante parassitate (dopo che il 50% degli alberi marcati pre Vaia era andato distrutto).

 

È quanto emerge da un articolo appena pubblicato sulla rivista internazionale Animal Conservation, che mette in luce i primi risultati di un progetto pluriennale nato dalla collaborazione tra MUSE, Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino e Università degli Studi di Milano. Vista l’importanza dei tronchi infestati per picchi neri e altre specie nidificanti, grazie alla collaborazione con l’Agenzia provinciale delle foreste demaniali è stata avviata nella foresta di Paneveggio (TN) una fase di sperimentazione che prevede l’individuazione, la marcatura e la tutela degli alberi bostricati con cavità. 

 

disturbi naturali su vasta scala come incendi, tempeste di vento ed epidemie sono tra i principali fattori che influenzano composizione e struttura delle foreste temperate. Il 29 ottobre 2018, vaste porzioni delle foreste del nord-est italiano furono distrutte dalla tempesta Vaia. Come conseguenza diretta si è poi assistito alla rapida diffusione del bostrico tipografo Ips typographus, trasformatasi negli anni successivi in epidemia, grazie al susseguirsi di inverni miti e primavere ed estati calde e secche.  

 

“In questo contesto estremamente dinamico, – introducono Chiara Bettega Luigi Marchesi del MUSE, prima autrice e primo autore dell’articolo – comprendere gli effetti nel tempo di questo tipo di eventi sulle comunità biologiche degli ecosistemi forestali e degli ambienti ad essi legati è essenziale, sia per indirizzare le nuove modalità di gestione delle aree interessate, sia per favorire la ripresa delle foreste, anche in termini produttivi e paesaggistici, così come per il mantenimento di elevati livelli di biodiversità”. 

 

Negli ecosistemi forestali, il ruolo degli uccelli come indicatori biologici è determinato dall’azione che esercitano sulla struttura e funzione del bosco in quanto dispersori di semi, impollinatori, predatori e/o prede e ingegneri ecosistemici. Quest’ultima azione, svolta soprattutto dai Picidi attraverso la costruzione di cavità che vengono poi utilizzate da molte altre specie, sia di uccelli (come il picchio muratore, le cince e, particolarmente rilevante, la sempre più rara civetta capogrosso) che di chirotteri, micromammiferi (ad esempio ghiro e scoiattolo) e insetti sociali come le api , è particolarmente importante nelle foreste alpine dominate dalle conifere, che normalmente non dispongono di cavità naturali derivanti dalla decomposizione del legno. In particolare, il picchio nero è specie prioritaria, in quanto scava le cavità più grandi.

  

Prima della tempesta Vaia, si era registrato un sensibile miglioramento delle tecniche di gestione forestale, con il mantenimento in molte aree di elementi chiave dell’ecosistema che ne favoriscono la ricchezza di biodiversità. Ma l’emergenza creatasi dopo il 2018 ha messo in discussione tali pratiche: l’enorme quantità di legno morto a terra e la necessità di rimuovere il più velocemente possibile le piante infestate hanno portato ad un’intensificazione dell’attività e il ricorso a tagli rasi.  

A seguito di Vaia e dell’epidemia di bostrico, nel 2022 è iniziato, grazie alla collaborazione tra il MUSE, il Parco Naturale Paneveggio Pale di San Martino e l’Università degli Studi di Milano (Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali), un progetto pluriennale di monitoraggio dell’avifauna nidificante nelle aree del Parco interessate dalla tempesta, che prevede di marcare nuovi siti di nidificazione. Si tratta dell’evoluzione del progetto di conservazione avviato nel 2007 dal MUSE e dal Servizio Foreste della Provincia Autonoma di Trento per identificare alberi con nidi di picchio - in particolare picchio nero - e marcarli con una “P” rossa in modo da preservarli dal taglio: una “lettera scarlatta” che aveva portato alla marcatura e salvaguardia complessiva di 2.500 alberi in tutto il territorio provinciale.

 

“Il 50% degli alberi marcati pre-Vaia è stato distrutto dalla tempesta. Di fronte a ciò – spiegano autrici e autori, evidenziando i primi risultati del nuovo progetto in corso – la popolazione di picchio nero ha risposto “approfittando” dell’epidemia di bostrico e costruendo nuovi nidi su piante parassitate: a maggio 2024 il 60% della popolazione riproduttrice nidificava su alberi infestati. Si tratta però di una potenziale trappola ecologica per la specie: infatti, l’esbosco totale di alberi bostricati sta progressivamente rimuovendo tutti i siti riproduttivi della specie”.  

 

Grazie alla collaborazione con l’Agenzia provinciale delle foreste demaniali è stata quindi avviata una fase di sperimentazione nella foresta di Paneveggio (TN), che prevede l’individuazione e marcatura di alberi bostricati con cavità di picchio nero, nonché la marcatura di gruppi di 20-30 piante attorno a tali alberi. Questi gruppi di piante saranno preservati dal taglio e si spera potranno garantire la disponibilità di siti di nidificazione per il picchio nero, le altre specie di Picidi presenti e le specie nidificanti secondarie per gli anni a venire. 

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