"Europa contro le stufe a legna, nuova follia", Cisint (Lega) contro le nuove possibili restrizioni ambientaliste: "Basta imposizioni dall'alto"
L'eurodeputata della Lega: "È inaccettabile che la burocrazia comunitaria ignori le difficoltà economiche e sociali, colpendo i più fragili e il nostro sistema produttivo"
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BELLUNO. L'Unione Europea mette nel mirino le stufe a legna con nuove normative che rischiano (o rischierebbero) di avere un forte impatto su cittadini e imprese.
Al centro della questione c'è il nuovo regolamento Ecodesign per le stufe a combustibile solido, la cui introduzione porterebbe a limiti più stringenti sulle emissioni e obblighi tecnici per i produttori.
A sollevare il caso è l'eurodeputata della Lega Anna Cisint che ha denunciato apertamente queste disposizioni firmando una lettera inviata alla Commissione Europea per denunciare le gravi criticità del nuovo regolamento. "L’Unione Europea - ha detto l'eurodeputata - continua a imporre regolamenti che strangolano famiglie e imprese, dimostrando ancora di essere lontana dalle reali esigenze dei cittadini. È inaccettabile che la burocrazia comunitaria ignori le difficoltà economiche e sociali, colpendo i più fragili e il nostro sistema produttivo".
"Bruxelles ora - prosegue Cisint - vuole obbligare a collegare le stufe alla rete elettrica, riducendo l’autosufficienza energetica e colpendo duramente chi vive nelle aree rurali, dove non esistono alternative accessibili. La drastica riduzione dei limiti sulle emissioni di particolato imposta dalla Commissione costringerebbe a una costosa e complessa riprogettazione delle camere di combustione, con effetti devastanti per produttori e consumatori. L’Europa non può continuare a imporre vincoli irrealistici che rischiano di mettere in ginocchio interi settori!".
Cisint evidenzia inoltre il rischio di un effetto contrario a quello dichiarato dalle istituzioni europee: "Non possiamo accettare che decisioni così impattanti vengano calate dall’alto senza un vero confronto con chi ne subirà le conseguenze. Di nuovo, le famiglie a basso reddito e le aree più isolate pagheranno il prezzo più alto. Queste norme rischiano di ottenere l’effetto opposto a quello dichiarato, incentivando l’uso di vecchi impianti più inquinanti, a dimostrazione dell’ipocrisia di chi dice di voler tutelare l’ambiente mentre impone regole scollegate dalla realtà".
"Abbiamo chiesto alla Commissione Europea di ritirare immediatamente queste norme insostenibili - conclude l'eurodeputata leghista - e di aprire un vero confronto con i rappresentanti del settore e i cittadini. Ci aspettiamo che il testo in presentazione il prossimo 19 aprile sia completamente ridimensionato rispetto alle precedenti indicazioni e che finalmente si tenga conto delle esigenze reali dei Paesi membri".