Il Patt alle Comunali da solo, ma perché? La Lega ha portato la questione a Roma e le Stelle Apine si sono sentite escluse. E nel Carroccio la "base" è scontenta e arrabbiata
Le risposte sono molteplici, forse tutte vere, ma quello che è poco (si fa per dire) ma sicuro è che al Patt non è piaciuto per nulla il fatto che il nome della candidata sindaca della coalizione sia stato deciso a Roma dai tre maggiori partiti della coalizione (Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia) in un tavolo di lavoro al quale le Stelle Alpine non erano presenti. Anzi, la cosa ha fatto proprio arrabbiare la governance del partito autonomista, che si è sentita "esclusa" dalla decisione
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TRENTO. Alla fine Patt "ballerà" da solo alle elezioni comunali di Trento.
I vertici provinciali e cittadini delle Stelle Alpine hanno deciso, qualche giorno fa, e la notizia ha mostrato - ancora una volta - l'ennesima fragilità della coalizione di centro destra che dal 2018 governa la Provincia di Trento. La vera domanda, a questo punto, è: perché il Partito Autonomista Tirolese, "fido" alleato in Provincia, ha deciso di andare in solitaria nel capoluogo con il rischio, più che concreto, di ottenere un risultato estremamente negativo?
Le risposte sono molteplici, forse tutte vere, ma quello che è poco (si fa per dire) ma sicuro è che al Patt non è piaciuto per nulla il fatto che il nome della candidata sindaca della coalizione sia stato deciso a Roma dai responsabili degli Enti Locali dei tre maggiori partiti della coalizione (Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia) in un tavolo di lavoro al quale le Stelle Alpine non erano presenti. Anzi, la cosa ha fatto proprio arrabbiare la governance del partito autonomista, che si è sentita "esclusa" dalla decisione.
Ecco, allora, che lo "strappo" è arrivato, contrariamente a tante previsione: il molti scommettevano che, alla fine, il Patt sarebbe rientrato in coalizione e avrebbe appoggiato la candidata sindaca Ilario Goio, che nel 2013 fu candidata alle Provinciali con Progetto Trentino, confluito successivamente nelle Stelle Alpine con uno degli esponenti della prima ora, Mario Tonina, che oggi è assessore nella Giunta Provinciale.
Niente da fare, con un gesto coraggioso e inatteso, il Patt ha deciso di andare sino in fondo (qualcuno dice "a fondo": parleranno le urne) e adesso l'attesa è per l'annuncio del candidato sindaco, che dovrà risollevare le sorti di una forza che è rimasta senza rappresentanti in Consiglio Comunale dopo la scelta, operata prima delle elezioni provinciale 2023, di trasferirsi dal centro sinistra al centro destra.
Tutti e quattro gli eletti - l'ex vice sindaco e ora consigliere provinciale Roberto Stanchina, l'attuale assessore Alberto Pedrotti e i consiglieri Tiziano Uez e Alberto Pattini - decisero infatti di lasciare il partito, confluendo in Campobase (Stanchina e Pedrotti) e fondando - Pattini e Uez - "Autonomisti per Trento".
La tenuta della maggioranza provinciale non dovrebbe essere a rischio, ma il segnale lanciato dal partito di Simone Marchiori, fresco di rielezione quale segretario politico del Patt, alla Lega, il partito che ha voluto portare la questione del candidato sindaco sul tavolo nazionale anziché "risolverla" a livello locale, è forte e inequivocabile.
E, come per il ritardo accumulato nell'individuazione della candidata sindaca, frutto di un atteggiamento incomprensibile del Carroccio, anche in questo caso la Lega è direttamente responsabile della "spaccatura" e ha dimostrato di non saper minimamente gestire le questioni elettorali. Le Provinciali, in tal senso, non fanno testo perché, quando si parla di elezioni trentine, a decidere (anche) per il partito è il Governatore Maurizio Fugatti e non il segretario Diego Binelli, che in tanti vorrebbero mettere alla porta e al quale chiederanno conto del "disastro" compiuto in questi mesi ad elezioni terminate.
Quella che poteva essere l'occasione di portare la contesa al ballottaggio, con una campagna elettorale "mirata" e organizzata, si è trasformato in un "hara-kiri" quasi totale da parte del centro destra.
Il consigliere provinciale Mirko Bisesti, pochi giorno dopo la sconfitta alle elezioni comunali di Rovereto (dove il centro destra si presentò diviso al primo turno), invitò a "fare in fretta" e individuare subito il candidato sindaco per Trento. Le sue parole caddero nel vuoto e, il risultato, è che la parola "fine" al percorso di ricerca è arrivata ampiamente dopo il limite e perdendo tutto il tempo possibile.
E, perdendo lungo la strada, anche il Patt, che spera di recuperare i voti degli autonomisti "delusi" dall'apparentamento con il centro destra, ma non sarà semplice perché tanti dei militanti - nel frattempo - sono confluiti in altre forze politiche d'ispirazione autonomista quali Campobase e Casa Autonomia e, sul territorio comunale, non sembrano esserci elementi trainanti in grado di garantire un buon numero di voti personali.
Il malumore nella Lega è generale e il clima che regna all'interno del Carroccio cittadino è di rabbia e scoramento. Un capolavoro, ma al contrario. Se il Patt rischia "grosso", la Lega ancora di più, visto che diversi candidati storici stanno meditando addirittura di non presentarsi alle elezioni. Malcontento diffuso, tante "pasticci" commessi e un ruolo, ormai certificato, di forza minoritaria all'interno della coalizione. Peggio di così il Carroccio non poteva fare.