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| 11 gen 2023 | 05:01

Crisi climatica, gli impiantisti: ''Rinunciare allo sci? Oggi non ci sono alternative. La montagna di Trento? La Paganella e cambio di vocazione del Bondone''

A intervenire anche la Federazione nazionale dei Consorzi di bacino imbrifero montano: "Bene le festività ma c'è un costante decremento della neve. Tra qualche anno in alcune località turistiche non sarà più possibile sciare, si deve invertire questo trend il prima possibile e ci adoperiamo per predisporre i mezzi e diffondere cultura green"

TRENTO. "La transizione non è facile ma è necessario avviare un dibattito di sistema". Così a Il Dolomiti la presidente Funivie Seggiovie San Martino di Castrozza, di Anef-Associazione nazionale esercenti funiviari e di Federfunivie internazionale. "Una soluzione può arrivare però solo se si ha coraggio, anche nell'abbandonare individualismi e localismi. Non tutti possono fare tutto e l'uniformità inconscia di proposta rischia di far sfuggire quell'opportunità di rafforzare un settore che comunque oggi non ha alternative, altrimenti qualcuno avrebbe già sviluppato altri percorsi".

 

Si è chiuso il periodo clou della stagione, le località hanno registrato il sold out praticamente ovunque. A reggere anche la capacità di spesa dei turisti. Ma il meteo non garantisce più le precipitazioni naturali. Si alternano inverni molto nevosi, quello del 2020/21 durante il lockdown dell'industria della neve, a periodi più secchi e con temperature particolarmente miti.

 

Quest'anno è nevicato ma non tantissimo. Meglio nelle Alpi ma la situazione è difficilissima "mentre - aggiunge Ghezzi -in AustriaSvizzeraFranciaGermania Slovenia il 50% degli impianti  è aperto senza precipitazioni naturali. In questo momento le Alpi italiane, soprattutto a quote elevate, sono una vera e propria isola felice. Solo la Scandinavia a livello europeo è messa meglio. Ma quello della neve è un aspetto secondario rispetto alla siccità".

 

"Un punto focale - evidenzia Ghezzi - riguarda l'acqua per innevare ma anche per il resto delle attività. Se non nevica, la pianura in primavera resta secca. Un intervento strategico è quello dei bacini che oggi non servono solo le piste ma possono diventare riserve idriche per l'agricoltura e fonte di attrazione per l'estate". 

 

Certo, l'avvio di stagione è andato bene, si parla di numeri a livelli precedenti l'epidemia Covid e una redditività in crescita rispetto agli inverni precedenti. A intervenire a far suonare i campanelli d'allarme è la Federazione nazionale dei Consorzi di bacino imbrifero montano, realtà che rappresenta 68 Consorzi Bim e oltre 2.200 Comuni montani.

 

"Durante queste festività - commenta Gianfranco Pederzolli, presidente di FederBim - abbiamo assistito a un vero e proprio boom turistico registrato dalla montagna: tante piste aperte e moltissimi sciatori, soprattutto nell'arco alpino. Siamo felici e fieri che le terre montane italiane godano di un’alta considerazione e restino tra le mete turistiche principali. Purtroppo, però, vogliamo soffermarci su un altro dato, quello riguardante il surriscaldamento di questi territori. Il 2022 ci ha lasciato delle temperature altissime e riteniamo di dover agire subito per non dover vedere tra qualche anno i nostri ghiacciai completamente sciolti".

 

Il cambiamento climatico è sempre più evidente. I modelli predittivi indicano che entro il 2050 non si potrà più sciare a Cortina d’Ampezzo e Torino, ma anche nelle vicina Austria a InnsbruckGarmisch-Partenkirchen ma anche a St. Moritz, in Svizzera, se non verranno attuate azioni concrete per contrastare gli effetti della crisi climatica.

 

"Solo nelle Alpi le temperature aumentano a circa il doppio della velocità rispetto alla media globale", aggiunge il presidente di FederBim. "Questo comporta in tutto il territorio montano italiano un costante decremento della neve. Tra qualche anno in alcune località turistiche non sarà più possibile sciare, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale. Riteniamo che si debba invertire questo trend il prima possibile e noi, come Federazione che vive con e per la montagna, ci adoperiamo per predisporre i mezzi e diffondere cultura green".

 

A conferma di queste parole, Pederzolli  sottolinea che "i dati di Nevediversa 2022 di Legambiente parlano chiaro e mostrano quanto sia necessaria una riflessione sulle tendenze future dello sviluppo in quota. Il turismo legato allo sci se non monitorato rischia di compromettere definitivamente le nostre terre". 

 

L'industria della neve è un asset fondamentale e pesante sul fronte del pil provinciale. E' ancora nettamente la stagione più forte a fronte di un'estate in grandissima crescita ma ancora lontana dai numeri e dai fatturati invernali. "Ci sono i ragionamenti per strutturare di più l'offerta - dice Ghezzi - una proposta più varia per i non sciatori. Ormai un turista non scia più sette giorni su sette e non tutti i familiari scendono in pista. Le località sono sempre più attrezzate con centri benessere negli hotel, itinerari per le ciaspole e un'enogastronomia di qualità. C'è stato un investimento nei servizi, il processo è ancora in corso e si lavora in questa direzione. Anche queste festività hanno evidenziato che c'è voglia di montagna, di outodoor e di esperienze, però da qui a dire basta sci è un'enormità".

 

Controproducente, se non impossibile, rinunciare tout-court a questo settore vitale per l'economia. Non sembrano esserci all'orizzonte grandi alternative a questo comparto e il Trentino, per tradizione e per "convenienza", appare ancorato a un "modello classico". Il tema viene affrontato e poi subito dimenticato alla prima nevicata. C'è forse una scarsa consapevolezza?

 

"Il cambiamento climatico deve essere affrontato e nessuno nega questa sfida", prosegue Ghezzi. "Sicuramente ci potrebbe essere una maggiore consapevolezza di questa difficoltà e accelerare sul dibattito. Forse c'è anche un equivoco di fondo: ci aspetta a torto oppure a ragione che un aiuto o sostegno dalla Provincia in qualche modo arriva ai territori e quindi si parte un po' in ritardo nell'affrontare temi delicati".

 

Se alcune località per quota e per "potenza di fuoco" possono reggere con più facilità, i comprensori più piccoli posizionati magari a quote basse dovrebbero avviare i ragionamenti per cogliere le opportunità del futuro. Questo inverno la Panarotta ha alzato bandiera bianca.

 

Certo, servirebbe unitarietà e (soprattutto) una visione politica. "Bisognerebbe affrontare un discorso sistemico senza individualismi, localismi e invidie. Cambiare il paradigma e ricalcolare le vocazioni. Non è facile e serve anche molto coraggio. La trasformazione non è banale e non ci sono soluzioni semplici a portata di mano. Ci sono le difficoltà e c'è il cambiamento climatico, ma il settore della neve può funzionare ancora a lungo".

 

Ma quale potrebbe essere un disegno del Trentino? "Per esempio la Paganella potrebbe diventare la montagna di Trento per lo sci alpino e il Bondone sviluppare la vocazione dello sci di fondo e delle escursioni invernali per la sua posizione privilegiata sull'asse dell'Adige con la vicinanza di Verona. Una località esclusiva e panoramica. La Panarotta non deve abbandonare la stagione invernale ma può ritagliarsi spazio importante sull'estate. E la pianificazione degli impianti diventa strategica: il collegamento con il passo Rolle per l'area di San Martino, per esempio, consentirebbe di ripensare la nostra offerta dalle fondamenta", conclude Ghezzi.

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