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| 28 apr 2023 | 06:01

Trasferimento degli orsi, l'ex ministro Costa 3 anni fa lo propose (mettendoci i soldi) ma i governatori leghisti risposero ''picche'' a Fugatti. Ecco la lettera

La lettera inviata  ai governatori Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia, Luca Zaia del Veneto e Attilio Fontana della Lombardia nel 2020 a firma di Sergio Costa chiedeva "di valutare la possibilità di favorire l'espansione degli orsi in luoghi con caratteristiche ambientali idonee". Nessuno però rispose positivamente. Come già avvenne per il piano di proposte per la convivenza tra grandi carnivori ed esseri umani e per la sterilizzazione di jj4, tutto si fermò

Trasferimento degli orsi, l'ex ministro Costa 3 anni fa lo propose (mettendoci i soldi) ma i governatori leghisti risposero

TRENTO. Aiutare il Trentino nella gestione degli orsi con la creazione di corridoi faunistici e favorendone l’espansione su altri territori? Nulla da fare. A rispondere 'picche' al Trentino e al governatore Fugatti sono stati proprio i suoi colleghi di partito. Una reazione, a dire il vero, non nuova. Lo dimostra, infatti, la non risposta ad una lettera inviata nel 2020 dall'allora ministro all'Ambiente, Sergio Costa, ai governatori Massimiliano Fedriga del Friuli Venezia Giulia, Luca Zaia del Veneto e Attilio Fontana della Lombardia.

 

“Ti informo – scriveva il ministro Costa al governatore Fugatti – che ho inoltrato una missiva ai presidenti delle Regioni Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto con la quale, sostenendo il successo del progetto 'Life Ursus' e considerata l'importanza dello stesso sia a livello nazionale che internazionale, ho chiesto di valutare la possibilità di favorire l'espansione degli orsi in luoghi, dei citati territorio, con caratteristiche ambientali idonee”. Il ministro sottolineava come fosse compito di tutti assicurare la persistenza a lungo termine della specie nel nostro Paese dopo che, negli anni '80, si era rischiata l'estinzione.

 

“Andranno chiaramente approfonditi con rigore scientifico le opportunità e le problematiche collegate ad un trasferimento di alcuni esemplari, oggi presenti in Trentino, ma resta necessaria un'intesa tecnica e politica , rispetto al progetto di reintroduzione, tra tutte le Amministrazioni interessate. Su questo passaggio – scriveva Sergio Costa – conto molto sulla Tua ampia collaborazione”. Il Ministero, veniva poi precisato in chiusura di lettera, è disponibile ad “offrire la consulenza di Ispra e le necessarie risorse economiche per procedere ad una progettualità che rende forte l'intesa tra i territori dell'arco alpino”.

L'intenzione del Ministero era quindi molto chiara: cercare la collaborazione delle regioni alpine, favorire l'espansione degli orsi trentini in altri territori tramite corridoi faunistici e il tutto con l'aiuto di Ispra, con consulenze scientifiche e anche con le risorse economiche per la progettualità che l'allora ministro Costa aveva assicurato. Di tutto questo, però, non si è fatto nulla. “La lettera l'ha inviata il ministro. A noi non è arrivato alcun riscontro positivo” ha confermato a il Dolomiti il dirigente della Protezione Civile provinciale, Raffaele De Col.

 

Una risposta negativa che è andata ad aggiungersi a quella data sempre all'ex ministro Sergio Costa che durante il suo dicastero aveva preparato con Ispra un piano di proposte per la convivenza tra grandi carnivori ed esseri umani. “La risposta è stata no” aveva spiegato su il Dolomiti nelle scorse settimane l'ex ministro (QUI L'ARTICOLO). Un piano che prevedeva radiocollari per gli orsi ma anche attività di formazione, un'App ad hoc per avvisare della presenza dei plantigradi in zona e tanto altro tutto a spese del Ministero. “Non ci sarebbe stato nessuna aggravio sulle casse della Provincia. E tutto questo sarebbe stato fatto per salvare il rapporto fra grandi carnivori e esseri umani” ha spiegato Sergio Costa.

 

E vi è poi la questione della sterilizzazione dell'orsa JJ4 (QUI L'ARTICOLO). Come dimostra la documentazione pubblicata da il Dolomiti, negli anni scorsi la Provincia aveva ottenuto il via libera dall’Ispra. L’Istituto, pur evidenziando che si sarebbe trattato di un intervento sperimentale “mai applicato in passato”, lo riteneva “accettabile” in quanto “tenuto conto dell’etologia della specie, l’approccio proposto potrebbe effettivamente prevenire ulteriori comportamenti aggressivi da parte della femmina, escludendo ulteriori riproduzioni future dell’animale”. Alla fine però la Provincia non intervenne, Jj4 partorì nuovi cuccioli la cui presenza potrebbe essere legata all’aggressione mortale dello scorso aprile.

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