''Chiediamo fermamente le dimissioni dell'assessore all'istruzione'', Arcigay contro Bisesti che ha presentato il ddl di Pro Vita contro il fantomatico ''gender''
L'assessore provinciale all'istruzione era seduto a fianco al presidente di Pro Vita mentre pronunciava frasi come ''ai trans? Servirebbe uno psichiatra'' e ''la parola gay è solo marketing''. La richiesta di Arcigay del Trentino e nazionale non può, a questo punto, non essere condivisa da tutti quelli che si occupano di diritti civili, che credono nell'essere umano in quanto tale, i partiti politici che non disprezzano la felicità altrui e che lavorano per creare le condizioni per far crescere la comunità allontanando l'odio e le discriminazioni

TRENTO. ''Chiediamo fermamente le dimissioni dell’assessore Bisesti perché, sposando un disegno di legge palesemente incostituzionale, ha fallito nel suo ruolo di figura istituzionale, garante di tutta la cittadinanza''. C'è grande preoccupazione e imbarazzo in parte della comunità dopo che ieri è andata in scena una conferenza stampa con protagonista il movimento Pro Vita appoggiato in maniera palese da figure istituzionali della Provincia di Trento come l'assessore all'istruzione Mirko Bisesti e i consiglieri provinciali Claudio Cia e a Luca Guglielmi.
I tre erano lì, seduti allo stesso tavolo del presidente di Pro Vita Antonio Brandi, che si è profuso in una serie di considerazioni aberranti, paurose e rese ancor più inquietanti proprio per la presenza dei tre politici trentini ma soprattutto dell'assessore all'istruzione. Che Pro Vita disprezzi omosessuali, gay, lesbiche, trans e viva nel terrore del fantomatico ''gender'' che in qualche modo dovrebbe 'gayzzare' l'umanità, è risaputo. Che, in qualche modo, siano sempre stati trattati come dei poveri fanatici lontani da ogni contatto con la realtà cui non prestare troppo ascolto è, per fortuna, un altro dato di fatto. Ma la presenza dell'assessore provinciale all'istruzione a quella tavolata cambia le carte in tavola anche perché l'occasione era quella di promuovere una legge “sulla libertà educativa che escluda l’ideologia gender dalle scuole”.
E così tra frasi come “ai trans? Servirebbe uno psichiatra'' e ''la parola gay è solo marketing'' e una sorta di manuale per riconoscere “la propaganda gender” è stato citato anche questo ddl che tra le altre cose spiega che: ''Nelle scuole di ogni ordine e grado non è comunque consentita la realizzazione, con il coinvolgimento di studenti, di progetti o attività basati sulla prospettiva di genere, che promuovano fluidità di genere o dell’identità sessuale, oppure che insegnino (come si potesse imparare ndr) a dissociare l’identità sessuale dal sesso biologico''. Un tutto e niente che rischia di creare falle nel sistema educativo (ma di quanto successo ieri ne abbiamo ampliamente parlato in questo articolo).
Oggi interviene Arcgay del Trentino e anche quella nazionale che senza se e senza ma chiedono le dimissioni dell'assessore. Una presa di posizione più che legittima che tutti movimenti laici e progressisti ma anche tutti quelli che si occupano di diritti civili, che credono nell'essere umano in quanto tale, i partiti politici che non disprezzano la felicità altrui e che lavorano per creare le condizioni per far crescere la comunità allontanando l'odio, le discriminazioni, le emarginazioni, dovrebbero a questo punto chiederlo a gran voce. C'è da preoccuparsi davvero a pensare che l'assessore all'istruzione della Provincia di Trento, che tra l'altro da 5 anni governa la scuola in Trentino, sia convinto che serva un ddl per stroncare la fantomatica ''ideologia gender''. Lui l'ha vista nelle scuole trentine? Nei suoi anni di assessorato ha assistito a corsi di ''propaganda gender''? Pro Vita sa che è lui l'assessore che per una legislatura si è occupato di scuola in Trentino?
''Vogliamo ricordare che la Costituzione italiana sancisce (tra le altre cose) la libertà della scuola, dell'istruzione e dell'educazione. Da questo punto di vista vale ancora il principio socratico per cui l'unico bene è la conoscenza e l'unico male è l'ignoranza. Questo - spiegano Arcigay del Trentino e nazionale - è un diritto, prima che "sacrosanto", civile e inalienabile. Ai promotori della legge, ricordiamo che non esiste un modo unico per vivere la femminilità e la mascolinità, il mondo non è in bianco e nero e nel mezzo ci sono infiniti modi di esprimere la propria unicità''.
''In conferenza stampa - proseguono Shamar Droghetti, presidente di Arcigay del Trentino, e Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay - il presidente di Pro Vita&Famiglia Antonio Brandi si è concesso a illazioni odiose, affermazioni che vanno contro qualunque certezza scientifica. A Brandi vogliamo dire di risparmiarsi il “dispiacere” per il nostro orientamento sessuale e la nostra identità di genere. Noi ci dispiacciamo piuttosto per chi, come lui, guarda al mondo alimentando l’odio verso chiunque si discosti “dalla norma”. Quello che serve alla nostra comunità non è la pietà, ma il pieno riconoscimento dei diritti civili''.
Poi il riferimento a quanto detto in conferenza stampa: ''Brandi ha anche invitato le persone transgender a rivolgersi a uno psichiatra. Un’affermazione assurda e pericolosa, al limite della denuncia. L'Oms ha da tempo depatologizzato quella che una volta era la disforia di genere: il presidente di ProVita vorrebbe le persone trans rinchiuse negli ospedali psichiatrici, forse una nostalgia di altri tempi bui. Chiediamo inoltre fermamente le dimissioni dell’assessore Bisesti perché, sposando un disegno di legge palesemente incostituzionale, ha fallito nel suo ruolo di figura istituzionale, garante di tutta la cittadinanza''.
Shamar Droghetti, presidente di Arcigay del Trentino conclude: ''Voglio lanciare un messaggio a tutte le persone, giovani in primis, che possono essersi sentite attaccate dalle dichiarazioni di Pro Vita, Cia e Bisesti: la nostra legittimità, il nostro diritto a esistere non passa dalle loro parole. Le nostre vite non hanno bisogno di permessi o autorizzazioni. Qua fuori, c’è un mondo pronto ad accogliervi e le nostre associazioni saranno sempre al vostro fianco''.
E sul tema Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, aggiunge: ''È incredibile la leggerezza con cui chi rappresenta le istituzioni veicola messaggi d’odio e di disprezzo verso intere categorie di cittadini e cittadine. Da molti anni le persone Lgbt sono oggetto di campagne d’odio che, dietro parole come “libertà educativa”, nascondono la volontà di marginalizzare e discriminare. Il vero obiettivo di questi progetti è impedire che vengano fatte attività educative. Eppure, conoscere le differenze e imparare a non averne paura è l’unico modo di prevenire le violenze fra adolescenti. La nostra opposizione sarà granitica di fonte a queste derive, sia in Trentino che nel resto del Paese''.












