Ospedale Cavalese, i dubbi dei sindaci: ''Ci servono tutti gli elementi per poter decidere: si apra un confronto serio sulla questione''
Dalle scelte dell'allora assessore Mauro Gilmozzi all'attuale progetto di finanza per la costruzione ex novo dell'ospedale di Cavalese, i sindaci di Capriana, Castello-Molina, Predazzo, Tesero, Valfloriana e Ziano di Fiemme scrivono a Pat e Apss per chiedere un confronto e avere tutti i dettagli per poter decidere

VAL DI FEIMME. "Assistiamo a quasi due anni a una situazione inverosimile". Questo il commento dei sindaci Sandro Pedot (Capriana), Marco Larger (Castello-Molina di Fiemme), Maria Bosin (Predazzo), Elena Ceschini (Tesero), Michele Tonini (Valfloriana) e Maria Chiara Deflorian (Ziano di Fiemme). La vicenda riguarda l'ospedale di Cavalese. "A inizio 2021 siamo arrivati a conoscenza di un possibili nuove ipotesi ma solo un mese fa abbiamo potuto apprendere i dettagli".
La richiesta a Provincia e Azienda provinciale per i servizi sanitari è di aprire "un confronto serio sulla questione, valutando assieme alla cittadinanza le proposte e i progetti in campo". L'obiettivo delle amministrazioni è di avere in mano entrambi i progetti, "quello di partenariato con la nuova collocazione e quello di demolizione e ricostruzione sul posto - spiegano i sindaci - per promuovere incontri pubblici di illustrazione degli stessi ed arrivare insieme ai nostri concittadini e una scelta consapevole sul futuro sanitario delle valli".
La Giunta Fugatti ha deliberato l’interesse pubblico per la proposta di Partenariato Pubblico Privato (Ppp) per il nuovo ospedale di Fiemme, Fassa e Cembra, un progetto presentato dalla Mak costruzioni e che sta suscitando moltissime polemiche. Adesso la palla è passata ai territori, aveva spiegato piazza Dante, però i sindaci chiedono dettagli e elementi per poter decidere. I primi cittadini partono dall'ottobre 2013, "quando dopo anni di sollecitazioni, si è arrivati alla firma di un protocollo d'intesa per la sanità di Fiemme, tra la Provincia, l'Azienda sanitaria, i rappresentanti dei sindaci e della Comunità territoriale".
Il protocollo prevedeva un’importante ristrutturazione dell'ospedale esistente, l'importo stimato si aggirava sui 13 milioni di euro. "Pochi mesi dopo - ricordano - l'allora assessore provinciale Mauro Gilmozzi, tra i firmatari del protocollo d'intesa, ribaltava i contenuti, sostenendo che non era opportuna la ristrutturazione, ma ci voleva un nuovo ospedale, che doveva però sorgere sul sedime dello stesso. Progetto di risposta sanitaria di notevole importanza: non presentato e non condiviso con i territori mediante incontri pubblici specifici. Rispetto a un cantiere dove si demoliva completamente e si ricostruiva per blocchi l'attuale struttura, soprattutto pensando ai disagi di degenti e operatori, già allora alcuni sindaci chiedevano se non fosse opportuno valutare una nuova collocazione, che permettesse di costruire con maggiore serenità e poi trasferire in blocco le funzioni, magari individuando anche una posizione strategica dal punto di vista dell'accessibilità. L’assessore Mauro Gilmozzi non dava alcuna apertura, affermando che si assumeva tutte le responsabilità della decisione, che però negli anni successivi non abbiamo visto concretizzarsi".
Nel frattempo quel piano era stato approvato e finanziato, ma le risorse sono state messe in stand-by con l'arrivo del progetto di finanza proposto dalla Mak costruzione quale capofila di un'Ati. "Ci rendiamo conto però di quanto tutto ciò ormai risulti difficile - proseguono Pedot, Larger, Bosin, Ceschini, Tonini e Deflorian - perché da un lato ci sono le rivendicazioni dell’Amministrazione comunale di Cavalese espresse dal sindaco Sergio Finato e dall'altro una Provincia che sembra fare di tutto per ingenerare dubbi sul proprio operato, promettendo ma non concretizzando una sana operazione di trasparenza con i territori".
Non si esclude una nuova costruzione, ma anche che l'area più idonea per l'edificio potrebbe essere individuata altrove. Fondamentale, però, è avere tutti gli elementi per le valutazioni. "Non ne possiamo più di dinamiche politiche sulla pelle delle persone e di noi amministratori investiti della responsabilità di rappresentarle. Tanti i dubbi ai quali non riusciamo dare risposte", concludono Pedot, Larger, Bosin, Ceschini, Tonini e Deflorian.











