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Caro bollette, rifugi costretti a chiudere la stagione in anticipo: "In inverno aperti solo quelli sulle piste da sci", l'allarme della vicepresidente di Agrav

Il caro energia pesa anche sui rifugi in quota. L'intervista a Magagnin, vicepresidente di Agrav: "Quest'anno bollette 7-8 volte maggiori rispetto al 2021. Nel bellunese con lo scorso weekend hanno già chiuso tanti rifugi, nonostante negli ultimi anni abbiamo cercato di allungare il più possibile la stagione. Sarà un inverno difficile"

Foto (sx) tratta da Fb Rifugio Pranolz
Di Francesca Cristoforetti - 27 settembre 2022 - 17:34

BELLUNO. "Il caro bollette ci sta mettendo in ginocchio, sarà un inverno difficile per i rifugi. Stiamo chiudendo prima la stagione. Nel bellunese gli unici che potranno tenere aperti saranno quelli sulle piste da sci". E' questo il quadro fornito da Alessandra Magagnin, vicepresidente dell'Associazione dei Gestori dei Rifugi Alpini del Veneto, responsabile dell'area Medio Piave e Valbelluna e gestrice del Rifugio Pranolz nelle Prealpi bellunesi.

 

Il caro energia pesa tanto sul settore del turismo, e anche sui rifugi in quota. "Molti rifugi delle nostra zona hanno già chiuso con lo scorso weekend e non solo per l'arrivo della neve. L'inverno sarà ancora peggio. Negli ultimi anni abbiamo cercato di 'destagionalizzarci' per allungare il più possibile la stagione e dare un'offerta turistica maggiore sia per chi viene da fuori che per i turisti italiani che da dopo la pandemia hanno riscoperto la montagna. Di solito si teneva aperto a ottobre, a volte in base al meteo anche fino ai primi di novembre. Adesso però l'unico pensiero è quando e come chiudere".

 

I costi del caro bollette sono arrivati anche in montagna, con aumenti fino a "7-8 volte maggiori soltanto per i mesi di luglio e agosto 2022 rispetto allo scorso anno". Già a settembre del 2021 le bollette avevano incominciato a salire, "ma ora è diventato insostenibile". Anche il fotovoltaico non basta: "Non tutti lo hanno, ma anche chi si produce energia così arriva a coprire al massimo il 50% dei consumi".

 

Per alcuni rifugi sarà quindi impossibile tenere aperto tutto l'inverno, soprattutto con il freddo e i costi che serviranno per riscaldare gli ambienti, "essendo cambiate anche le necessità del turista". Chi potrà permetterselo saranno i rifugi nelle vicinanze o posizionati lungo le piste da sci: "Loro potranno puntare sull'affluenza di gente che va a sciare, c'è più possibilità che possano garantire maggiormente le entrate per coprire i costi del personale, uno stipendio dignitoso ai rifugisti oltre che pagare le bollette".

 

Magagnin, che gestrice il Rifugio Pranolz nelle prealpi tra Belluno e Feltre, a 800 metri di quota si dice preoccupata dalla situazione: "Sto pensando a come tenere aperto quest'inverno - conclude la vicepresidente di Agrav - visto che ho sia la parte di alloggio che di ristorazione. Ma sto pensando se ridimensionare soltanto ai weekend o tenere soltanto qualche ambiente caldo invece di riscaldare tutta la struttura. Tanti altri come me sono nella stessa situazione e dovranno valutare cosa è più conveniente fare".

 

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