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Bolzano
01 ottobre | 10:57

Alex Schwazer, richieste le controanalisi dopo la positività al doping. Il marciatore rinuncia alla condizione sulla terza provetta

Fino a poco tempo fa aveva richiesto l'esame di una quantità di urina che in fase di controlli era stata raccolta dal coach storico Sandro Donati

Alex Schwazer, richieste le controanalisi dopo la positività al doping

BOLZANO. Alex Schwazer cambia idea sulle controanalisi.

 

L'ex marciatore altoatesino chiederà infatti l'apertura e l'analisi della prova B, stavolta senza pretendere anche l'esame della cosiddetta "terza provetta" con l'urina residuale, che fino a poco tempo fa aveva presentato come condizione imprescindibile. A rendere noto il cambio di rotta è il suo legale, Gerhard Brandstätter, in un'intervista alla Südtiroler Tageszeitung.

La vicenda, come noto, parte dalla positività all'Epo emersa dopo i campionati tedeschi di marcia su strada di aprile, dove Schwazer aveva chiuso la maratona di marcia con il terzo tempo al mondo e il record italiano di 3h01'55".

 

In quel frangente, al controllo antidoping del 26 aprile, il suo storico allenatore Sandro Donati, presente in forma privata alla gara, si era fatto consegnare una parte dell'urina residuale.

Una procedura non prevista dai protocolli antidoping mondiali. Da lì era nata la "terza provetta" e con lei una partita parallela, perché Schwazer aveva legato le controanalisi proprio al suo esame.

 

L'agenzia antidoping tedesca, la Nada, aveva però respinto la richiesta, spiegando che il Codice non contempla un campione di questo tipo e che manca una catena di custodia conforme alle regole internazionali. A quel punto l'atleta aveva fatto sapere che avrebbe rinunciato alla prova B, perché non si fida dei controlli svolti dalla stessa istituzione.

 

Secondo quanto spiegato dall'avvocato Brandstätter, Schwazer all'inizio era contrario a far partire la richiesta, ma lo staff è riuscito a convincerlo. 

 

Una resa solo parziale, se si guarda alla storia dell'atleta, che ha sempre ribadito di non avere fiducia nel sistema dei controlli.

 

A pesare come un macigno è il lungo braccio di ferro giudiziario seguito allo stop che lo aveva fermato alla vigilia di Rio 2016. In sede penale quella vicenda si è chiusa con l'archiviazione perché il fatto non sussiste, mentre la giustizia sportiva non ha mai cambiato posizione. Una frattura che per Schwazer non si è mai ricomposta.

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