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| 30 dic 2022 | 05:01

Santa Chiara, pronto soccorso intasato. I sanitari: ''Turni interi senza avere il tempo di andare in bagno''. Anaao: ''Il 50% dei codici verdi e bianchi non trovano soluzioni sul territorio''

Al Pronto soccorso dell'ospedale Santa Chiara su 27 medici sono in 10 i gettonisti e sono tutti fondamentali per riuscire a portare avanti la mole di lavoro che ci si trova da gestire ogni giorno. Mjriam Sanò, referente Anaao: "Quello a cui stiamo assistendo in Ps è legato ad un problema chiaro: le difficoltà che si stanno riscontrando sull'accesso alle strutture di cura primaria territoriali, ai tempi di attesa lunghi per le prestazioni specialistiche ambulatoriali e degli esami diagnostici"

TRENTO. “Qui si fanno turni su turni. Non si riesce mai a vedere una fine ma a logorare è anche la quantità di prese in carico che si fanno e spesso ci dimentichiamo anche di noi stessi, anche di andare in bagno o di mangiare”. Sono le parole che un sanitario ha voluto rilasciare a il Dolomiti per testimoniare la situazione che si sta vivendo da tempo al Pronto Soccorso dell'Ospedale Santa Chiara. Una situazione pesante, per alcuni arrivata addirittura al limite dell'angoscia.

 

Una profonda crisi che negli ultimi tempi si è ulteriormente aggravata a causa dalle difficoltà legate al periodo invernale, alle virosi che ci sono, ai tanti traumi spesso di sciatori ma non solo. “E' diventato tutto pesante – ci spiega il sanitario – anche perché arrivano persone che davvero non dovrebbero essere al Pronto Soccorso. E' così si formano le attese, noi dobbiamo seguire sempre più situazioni e arrivi a fine turno che sei esausto”.

 

Al Pronto soccorso dell'ospedale Santa Chiara su 27 medici sono in 10 i gettonisti e sono tutti fondamentali per riuscire a portare avanti la mole di lavoro che ci si trova da gestire ogni giorno.

 

Sulla situazione abbiamo ascoltato anche Mjriam Sanò, referente Anaao, l'Associazione medici dirigenti che da tempo monitora la situazione e che ci confermato le difficoltà non tanto per la turnistica ma per il carico di lavoro. 

 

“Quello a cui stiamo assistendo al Pronto soccorso – ci spiega Sanò - è legato ad un problema chiaro: le difficoltà che si stanno riscontrando sull'accesso alle strutture di cura primaria territoriali, ai tempi di attesa lunghi per le prestazioni specialistiche ambulatoriali e degli esami diagnostici. Nonostante le prenotazioni in Rao in tanti non riescono ad accedere alle prestazioni sul territorio in tempi adeguati anche per la mancanza di medici con determinate specializzazioni e molti arrivano quindi al Santa Chiara che deve sopperire a queste situazioni”.

 

I numeri descritti dalla referente di Anaao fanno capire chiaramente la situazione. “Al pronto soccorso del Santa Chiara – ci dice – arriviamo ad avere oltre il 50% di codici bianchi e verdi che dovrebbero trovare la loro soluzione sul territorio che però al momento non da risposte”.

 

Quella della carenza dei medici è ormai una situazione cronica che si registra su tutto il territorio e la cui soluzione non può essere immediata. A preoccupare molto ora sono i carichi di lavoro che sono drammaticamente in aumento in concomitanza con i bisogni della popolazione. Una crescita che, però, non trova una adeguata risposta, altrettanto veloce, di sviluppo di servizi sul territorio.

 

“Quando parliamo di carichi di lavoro – ci spiega Sanò – parliamo di 12 ore senza riuscire nemmeno a mangiare, neanche, magari, a fare i propri bisogni. Gli accessi che ci arrivano addosso sono davvero stressanti e noi dobbiamo seguire i codici rossi ma rispondere ovviamente anche ai codici verdi e bianchi. Abbiamo tantissima gente a cui star dietro e per questioni deontologiche cerchiamo di dare una risposta a tutti e ci dimentichiamo di mangiare, di prenderci anche solo una bottiglietta d'acqua. A lungo andare tutto questo determina uno stress lavorativo che le ore dei turni vanno quasi in secondo piano”.

 

Difficile oggi trovare una soluzione. “Servirebbe aumentare il personale ma questa non è una soluzione immediata . Bisognerebbe ridurre il carico di lavoro potenziando la sanità territoriale. Questo bisognerebbe fare. Ma per ora, nessuna delle due, sta avvenendo” conclude Mjriam Sanò.

 

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