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| 27 ago 2022 | 06:01

Mancano medici e crescono i disagi, Ioppi: ''Non si risolve nulla con i benefit. L'offerta degli skipass è stata offensiva, il Trentino usi l'Autonomia per creare un nuovo modello'' 

Sono sempre di più i disagi che stanno provando i medici costretti a lavorare in organici sottodimensionati, saltando ferie e riposi , facendo ore su ore. Ioppi: "Il Trentino per la sua storia e la sua autonomia ha il dovere di trovare soluzioni nuove. Come già avvenuto in altri campi può diventare un vero e proprio laboratorio nazionale"

TRENTO. “Mancano medici? Il Trentino sappia usare meglio la propria autonomia per diventare laboratorio di idee e di progetti ed essere  riferimento per il resto d'Italia. I benefit dati fino a oggi non sono risolutivi,  è stata addirittura offensiva per i professionisti l'offerta dello Skipass”. Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei Medici in Trentino ne è convinto. Se davvero vogliamo uscire da questa pesante situazione di carenza del personale medico sul territorio, occorre prima di tutto partire dalla particolare  specialità che contraddistingue il Trentino. Lo dobbiamo fare per riuscire a creare qualcosa di nuovo che sappia davvero valorizzare i professionisti. 

 

La mancanza di medici va avanti da mesi, addirittura anni. La pandemia ha ulteriormente inasprito la situazione e anche se da tempo continuano ad essere lanciati allarmi e l'Azienda sanitaria sta di settimana in settimana pubblicando concorsi, anche attraverso i social per farli conoscere, non sembra che le cose migliorino. Complici anche le vacanze estive, i professionisti in reparto e sul territorio sono continuatamente sotto pressione. 

 

Lavoriamo in organici sottodimensionati, saltando ferie e riposi, facendo ore su ore e tutto ciò non è d'aiuto soprattutto per chi ha delicati compiti da portare avanti” spiega un medico a il Dolomiti. In questi giorni a far discutere è l'azione messa in campo dalla regione Calabria che ha sottoscritto un accordo con Cuba per far arrivare nelle varie aziende sanitarie e ospedaliere calabresi, per un periodo di cooperazione che dovrebbe durare circa 3 anni, dei professionisti cubani. Un gruppo di circa 33 professionisti sanitari arriverà in Calabria già a settembre e poi man mano si aggiungeranno gli altri nei prossimi mesi. Alla fine un totale di circa 497 medici cubani, con diverse specializzazioni. Ovviamente la vicenda ha fatto molto discutere e le polemiche hanno varcato i confini regionali della Calabria.

 

Ma un'ipotesi simile potrebbe essere vagliata anche in Trentino per risolvere il problema della mancanza di personale sanitario? “No, è una pezza per rabberciare una situazione disastrosa frutto di una miopia programmatoria che dura da decenni” risponde il presidente dei medici trentini. 

 

“Il medico – spiega - non è un tecnico ma deve rapportarsi con le persone, avere una buona conoscenza della lingua, delle abitudini  dei costumi e dei modi di fare e di dire dei pazienti. Ora, inserire dei medici diversi per preparazione teorica e pratica che vengono da culture e storie diverse avulse dal nostro contesto non va di certo a migliorare l'assistenza ai cittadini”. Nel corso dei mesi anche in Trentino si sono cercate e proposte diverse soluzioni (gettonisti, cooperative, privatizzazione dei servizi specialistici) andando spesso per tentativi  senza però trovare una via d'uscita solida utile per migliorare una situazione sempre più impattante che vede il personale medico sotto stress prima per la pandemia e poi per i carichi di lavoro. 

 

“Il Trentino – spiega a il Dolomiti Marco Ioppi - per la sua storia e per la sua autonomia ha il dovere di tentare soluzioni nuove. I medici ce ne sono ma non si presentano ai concorsi. Tanti se ne vanno all'estero perché qui le condizioni lavorative, con il passare del tempo, sono andate peggiorando. Offriamo loro un lavoro in contesti decentrati  che non sono attrattivi, trovano motivazione se vedono  una progressione in termini di carriera e di crescita professionale”.

 

Molti professionisti hanno deciso di uscire dall'Italia per trovare un posto di lavoro migliore e con uno stipendio più alto. L'aspetto economico è uno dei punti critici sottolineato dallo stesso Ioppi. “Abbiamo un contratto fermo, e gli stipendi dei nostri medici sono inferiori di due o tre volte  a quelli di chi  lavora all'estero. Oggi i giovani guardano giustamente anche a questi aspetti, c'è la motivazione, la carriera, la sicurezza sul posto di lavoro e la soddisfazione economica". 

 

La strada giusta da imboccare sarebbe quella di utilizzare l'Autonomia del Trentino  per studiare e proporre per i sanitari un nuovo contesto giuridico e contrattuale, un nuovo ruolo che sia di attrazione per i sanitari.  “Noi  invece – continua Ioppi – fino ad oggi proponiamo   soluzioni comuni a tutte le Regioni a statuto ordinario dimenticando che potremmo fare di più e meglio. Possiamo  creare qualcosa di nuovo proprio grazie all'Autonomia che ci contraddistingue. Solo così diventeremo attrattivi e non ci troveremo più davanti a concorsi deserti”. Il Trentino, ha concluso Ioppi, “si è già altre volte distinto a livello nazionale per essere un laboratorio. Anche nel campo della Sanità lo possiamo diventare per tracciare una rotta utile anche per altri territori”.

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