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Serie A professione calciatrici: ''Tecnica e tattica? Stesse del maschile''. E ''No'' a cambiare le dimensioni di campo e porte per spettacolarizzare il calcio femminile

Negli Stati Uniti il calcio è lo sport più praticato dalle donne. In Italia siamo arrivati al professionismo nel campionato appena iniziato. Il calcio femminile è in continua crescita e si è reso protagonista anche al Festival dello sport

Foto di Daniele Paternoster
Pubblicato il - 25 settembre 2022 - 17:59

TRENTO.  Una crescita continua, con qualche accelerata e imprevedibili frenate. Il calcio femminile non è fermo. Visibilità e pubblico vanno costruiti passo dopo passo. Con la lungimiranza delle istituzioni, con l’impegno delle società (che ci vedono un investimento e non un costo), con il movimento di base e le capacità tecniche delle tante ragazze che arrivano in serie A, quest’anno giustamente riconosciute con il professionismo. Perché il calcio femminile ha le sue peculiarità, ma i diritti devono essere sempre uguali per tutti.

 

Uguali ma diversi. Calciatori e calciatrici sono uniti dallo sport più diffuso al mondo. Negli Stati Uniti il calcio è lo sport più praticato dalle donne. In Italia siamo arrivati al professionismo nel campionato appena iniziato. “Tecnica e tattica - hanno spiegato al Festival dello sport di Trento le calciatrici professioniste Martina Tomaselli e Alessia Cappelletti - sono le stesse del calcio maschile. L’aspetto fisico è diverso, come per tutti gli sport al femminile”.

 

Le calciatrici sono più predisposte agli infortuni al ginocchio e alla caviglia rispetto ai colleghi maschi. "Dipende dalla conformazione del bacino, conformato alla possibilità del parto”, ha approfondito Elisabet Spina, ex calciatrice e ora responsabile del settore femminile del Calcio Milan. Riguardo alla proposta di cambiare le dimensioni del campo di gioco e delle porte per rendere più spettacolare il calcio femminile, ecco il 'No' compatto dalle dirette interessate.

 

Invece Alessia Cappelletti, cremonese portiere del Parma, ha raccontato dell’emozione di allenarsi nel campo vicino a Gigi Buffon e dell’indossare persino un calzino con la scritta Italia quando gioca nelle nazionali (under 19 e under 23). La trentina Martina Tomaselli, 21 anni, centrocampista del Sassuolo da alcune stagioni, ha ricordato come la più grande emozione l’esordio in serie A a 16 anni con il Brescia, dopo le giovanili nell’Audace e Clarentia.

 

“Abbiamo bisogno di voi, venite a vederci”, l’appello del calcio femminile, che ha avuto nel mondiale 2019 una grande vetrina, nell’europeo di quest’anno una delusione che non deve abbattere e che vede le nostre azzurre già qualificate al mondiale 2023. Il format del campionato di A è stato rivisto, con poule scudetto e salvezza e meno squadre impegnate. La serie B - ha spiegato la presidente della Divisione femminile Ludovica Mantovani - è stata concepita come vivaio per la serie A. Un nuovo coordinatore è stato aggiunto per le nazionali giovanili: “Non dobbiamo dimenticare il calcio femminile di base. Alcuni sport che hanno introdotto il professionismo poi sono tornati indietro. Noi dobbiamo crescere portando le persone negli stadi” ha ribadito Mantovani. “Con il professionismo sono aumentate le responsabilità delle società - ha concluso Elisabet Spina - ma anche le tutele e le opportunità”.

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