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''Vite sospese'', su Rai uno il Vanoi raccontato è esattamente l'opposto di quello è: dal soccorso alpino ai vigili del fuoco un black out dei valori del territorio

Immagini in alta definizione video che non definiscono minimamente il contesto - seppur ‘mistery drama - dove si svolge la fiction. Con tante assurde quanto imbarazzanti situazioni. Che davvero screditano il Trentino stesso, la sua collaudata Protezione civile, le Guide alpine e la capillare quanto tempestiva organizzazione dei soccorsi, dai vigili del fuoco volontari al nucleo elicotteri più avanzato

Di Nereo Pederzolli - 24 gennaio 2023 - 12:44

TRENTO. Vanoi, areale tra i più suggestivi delle Dolomiti, sicuramente l’enclave trentino che conserva archetipi di un paesaggio indimenticabile. Esattamente l’opposto di quanto s’è visto ieri sera, su Rai Uno. Una fiction ai limiti dell'imbarazzante, seppur premiata dal pubblico: oltre 4 milioni di spettatori, il 21% di share secondo l’Auditel. 

 

Per contro, davvero un black out nel rispetto dei valori territoriali che caratterizzano l’ambito dove è stata girata una sorta di ‘soap commedy’, (che la Pat definisce in pompa magna ‘mistery-drama’), ma anche un insulto ai valori più radicati del Trentino. 

 

Black out - vite sospese, serie tv in 4 serate in prima visione, girato nell’inverno dello scorso anno da una troupe di stampo ‘colossal’, cento e più tecnici con il meglio delle attrezzature di ripresa. Per esaltare l’aspetto dell’habitat dove si  trascina la vicenda di un gruppo di turisti bloccati in albergo da una valanga. Regia e sceneggiatura basate prevalentemente sulla spettacolarità della ‘location’. Peccato che del Vanoi - almeno nella prima puntata, quella di ieri sera -si veda ben poco. Immagini in alta definizione video che non definiscono minimamente il contesto - seppur ‘mistery drama - dove si svolge la fiction.

 

Con tante assurde quanto imbarazzanti situazioni. Che davvero quasi screditano il Trentino stesso, la sua collaudata Protezione civile, le Guide alpine e la capillare quanto tempestiva organizzazione dei soccorsi, dai vigili del fuoco volontari al nucleo elicotteri più avanzato. D’accordo, la storia diretta da Riccardo Donna cerca (tenta) di attirare l’attenzione dello spettatore sulle vicende dei personaggi ‘intrappolati’ da una valanga di neve, lasciando spazio a ‘vite sospese’ provocate dal catastrofismo nevoso. 

Gli attori sono collaudati (non proprio tutti) ma in compenso penalizzano il fascino dell’habitat dove si svolge la narrazione televisiva. Se ’Vite sospese’ fosse stato ambientato in una ipotetica indefinibile località alpina, senza alcun riferimento geografico, magari si poteva (forse) sopportare. Ma è penoso vedere le cime tanto care a Buzzati, i luoghi del Parco naturale di Paneveggio Pale di San Martino, gli scorci più iconici del Primiero, immortalati (?) a corollario di una ‘fantasy più che mistery’ che si trascina come fosse una slavina ovattata. Indubbiamente le aspettative erano esaltanti.

 

Basta scorrere il comunicato stampa della Trentino Film Commission, nonché i vari post sui social di assessori e vertici della Pat. Presentando l’anteprima Tv a Roma, l’assessore provinciale all’istruzione, università e cultura Mirko Bisesti, ha incontrato il produttore Luca Barbareschi, il cast e il direttore di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati. Sottolineando il messaggio che ‘Vite sospese’ vuol ribadire: quando si crede di aver perso tutto, spesso, si ritrova se stessi e il coraggio di combattere per ciò che conta davvero.

Vedremo. Sperando di non vedere un cervo che si suicida… davanti ipotetici turisti intrappolati. Black out.

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