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“Un rivoluzionario gentile”, dalla Palestina al Trentino in cerca della pace: l’addio ad Amin Nabulsi storico militante di Al Fatah e del Pci

Il ricordo degli amici e dei parenti di Amin Nabulsi, arrivato dalla Palestina dopo la diaspora. La figlia Alba: “I miei genitori si assomigliavano moltissimo, due mondi lontani geograficamente ma assolutamente vicini nei valori umanisti con i quali io e mia sorella siamo state cresciute”

A sinistra Amin Nabulsi in compagnia di Yasser Arafat
Di Tiziano Grottolo - 23 settembre 2022 - 19:49

CASTELLO TESINO. Amin Nabulsi si è spento all’età di 74 anni (avrebbe festeggiato il compleanno il primo ottobre), l’ultimo saluto si è tenuto a Castello Tesino, comunità di poco meno di 1.200 abitanti che sorge sull’omonimo altopiano. Nabulsi però non era originario del Tesino, la sua storia parte da molto più lontano: dalla Palestina sconvolta dalla guerra dove nacque nel 1947.

 

La famiglia di Amin Nabulsi, per via materna, era originaria di Giaffa (ora nota come Tel Aviv). Come racconta a Il Dolomiti la figlia Alba, quando per via della guerra la situazione iniziò a precipitare la famiglia di Amin si trasferì a Nablus, in Cisgiordania. Poi iniziò la diaspora fra vari Paesi arabi finendo per riparare nell’Egitto di Nasser. Un esilio doloroso. Poco più che maggiorenne Nabulsi si trasferì a Padova per iscriversi all’università di ingegneria edile.

Gli anni dell’università sono fatti anche di tante manifestazioni per sostenere la causa palestinese, Nabulsi è un militante di Al Fatah. È proprio durante gli anni dell’università che Amin incontra quella che diventerà sua moglie: Milena Sordo, originaria di Castello Tesino, anche lei a Padova per frequentare l’università. Pure Milena faceva parte dei gruppi di solidarietà con la Palestina.

 

Dopo la laurea Nabulsi lavorerà come informatico e insegnante in varie scuole (fra cui l’istituto tecnico a Trento). A queste attività si affianca la passione per la politica, oltre ad aver fondato la prima comunità palestinese in Italia, Amin è stato un delegato sindacale, iscritto prima al Partito Comunista e poi ai Democratici di Sinistra. Inoltre ha ricoperto l’incarico di console per conto dell’Autorità Palestinese nel Nordest dell’Italia.

Nabulsi era tornato in Trentino nei primi anni Duemila assieme a Milena, proprio per stare più vicino alla famiglia della moglie e alle figlie Alba e Leila. Milena purtroppo verrà a mancare nel 2008. “Nonostante le apparenti differenze culturali – racconta Alba – i miei genitori si assomigliavano moltissimo, due mondi lontani geograficamente ma assolutamente vicini nei valori umanisti con i quali io e mia sorella siamo state cresciute”.

 

La comunità ha accolto bene Nabulsi che dal canto suo si era perfettamente integrato: “Mio padre – prosegue Alba – è sempre stato impegnato a livello civico e culturale, non ha mai smesso di parlare di Palestina la terra che tanto amava e nella biblioteca aveva organizzato un corso di arabo. Mi ha mostrato il significato di essere una persona politicamente impegnata, laica ma anche credente, per questo abbiamo cercato di disegnare un funerale a sua immagine e somiglianza”. In tantissimi hanno preso parte all’ultimo saluto laico per Amin, un modo per restituire parte dell’affetto ricevuto da un uomo umile e sempre pronto ad aiutare gli altri, o per dirla come gli amici per congedarsi da “un rivoluzionario gentile”.

Di seguito il ricordo di due amici.

 

Nicole Fattore amica di famiglia

Caro Amin, lasci un grande vuoto in tutti noi. Sono sempre così difficili gli addii. Resteranno sempre i momenti trascorsi insieme, le nostre chiacchierate e soprattutto le risate che, con te, non mancavano mai. Oggi sul nostro volto c’è una lacrima e nel cuore una grande tristezza che ci sforzeremo di trasformare in sorriso, perché non avresti voluto vederci così. Tu sempre ottimista, così affabile e cordiale nei modi, così generoso di sorrisi. E anche adesso starai sorridendo, ne sono certa, e avresti pronta sicuramente una barzelletta per intrattenerci seguita dalla tua risata allegra e contagiosa. Caro Amin, dovevamo rifare quel viaggio a Napoli, senza perdere il treno però questa volta. Dovevamo tornare a Parigi, senza vestirci smisuratamente all’aeroporto, dovevamo mangiare i falafel in Passugola, quelli che adoravo e che con pazienza preparavi perché tu eri così, ti donavi incondizionatamente per gli altri, nelle piccole e nelle grandi cose.

 

Quelle grandi cose che ho avuto modo di conoscere perché, nella tua infinità disponibilità, ti sei raccontato per un progetto che dovevo realizzare per l’Università. Le attività benefiche, i progetti di solidarietà, la forza e caparbietà di superare le difficoltà di trasferirsi in un altro Paese e poi… l’amore. Ti ho chiesto cosa ti ha spinto a rimanere in Italia. Ricordo ancora la dolcezza che riempiva i tuoi occhi quando mi hai detto “Milena”, ti sei commosso e subito il tuo pensiero è andato alle tue figlie, Alba e Leila, che tanto amavi e di cui eri così fiero. Ricordo la volta in cui a San Polo sei finito a fianco di Franco Arminio a leggere una sua poesia in arabo. Lo stupore e la meraviglia di una musicalità nuova, la commozione di chi ti ascoltava.. e vorrei ora concludere questo breve ricordo con quelle stesse parole che più leggo e più penso che parlino di te.. tu che sei sempre stato un rivoluzionario gentile, tu che davi valore al silenzio, alla fragilità e alla dolcezza… Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, gente che sa fare il pane, che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, al sole che nasce e che muore, ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato. Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza.

 

Abbiamo bisogno di contadini,

di poeti, gente che sa fare il pane,

che ama gli alberi e riconosce il vento.

Più che l’anno della crescita,

ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.

Attenzione a chi cade, al sole che nasce

e che muore, ai ragazzi che crescono,

attenzione anche a un semplice lampione,

a un muro scrostato.

Oggi essere rivoluzionari significa togliere

più che aggiungere, rallentare più che accelerare,

significa dare valore al silenzio, alla luce,

alla fragilità, alla dolcezza.

 

Grazie Amin per tutto quello che hai insegnato a me, a noi e alla Comunità: la tua allegria e il tuo entusiasmo continueranno ad alimentare il tuo ricordo nella nostra quotidianità.

 

 

Massimiliano Dorigato, amico e compaesano

Amin nella vita è stato molte cose: un combattente, un ingegnere, il console palestinese del nord est, un informatico, un attivista, un professore, un sindacalista, un rivoluzionario e molto altro. Io però vorrei ricordare chi è stato Amin per noi: la comunità castelazza. Residente qui a Castello Tesino negli ultimi anni, Amin ha lasciato nel nostro paese un segno indelebile: in poco tempo con la sua generosità, la sua intelligenza e la sua simpatia è entrato nel cuore di tutti.

 

E' impossibile contare tutti i suoi contributi alla nostra comunità: conferenze, collaborazioni, campagne di sensibilizzazione, teatro, militanza politica, serate culturali, partecipazione attiva a commemorazioni, radio, corso d'arabo e molto altro. Era sempre con noi. Amin era una presenza costante ed un punto di riferimento. Per me ha rappresentato una guida insostituibile: in quei lunghi pomeriggi in biblioteca, in quei tragitti in auto verso Borgo, Bassano, Trento e Vicenza, in quelle interminabili maratone di rivisitazione del suo libro: in tutte queste queste occasioni mi ha saputo trasmettere la bellezza e la complessità del mondo arabo. Ora figure storiche che hanno influito sulla sua vita quali Nasser, Arafat, Abd el-Krim el-Khattabi, Darwish, George Habash, Salah Jadid, lo sceriffo Al-Husayn, Barghuthi, Ben Barka, Jumblatt, Suleiman Nabulsi, Ben Bella, Al-Mukhtar, per riflesso sono tutti entrati per sempre anche nel mio immaginario e nel mio cuore. E di tutto ciò gli sarò per sempre grato.

 

Senza Amin Castello Tesino non sarà mai più lo stesso: con la sua partenza se ne va anche il sole che aveva portato qui dalla sua amata Palestina. Ciò che ci resta però sono i suoi ideali di giustizia, il suo ottimismo, la sua combattività a oltranza, i suoi insegnamenti di vita e la forza di non mollare mai nemmeno nei momenti più bui. Tutti noi penseremo ad Amin quando la Palestina sarà finalmente libera.

 

 

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