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"Scappavo di casa per andare ad arrampicare: come donna nella cultura egiziana non era ammesso". L'arrampicatrice Wafaa Amer contro i muri del pregiudizio

Ai piedi delle pareti di arrampicata allestite in piazza Santa Maria Maggiore ha debuttato il programma dedicato a questo sport con Wafaa Amer: "Per me arrampicare non è mai stato una questione di numeri e gradi, è stato una forma di libertà che mi ha aiutato anche dal punto di vista psicologico. Mi ha aiutato a capire chi sono e che cosa voglio"

Pubblicato il - 22 September 2022 - 20:08

TRENTO. "Quando la scuola ci ha proposto come discipline alternative alla ginnastica un corso di arrampicata, la mia classe ha aderito subito e la mia più cara amica mi ha convinto ad iscrivermi. A casa però non ne volevano sapere e così io ho falsificato la firma sulla domanda e la mia amica mi ha prestato i soldi. E iniziato tutto così".  Si è aperto così l’incontro con l'arrampicatrice di origine egiziana, Wafaa Amer, ai piedi della parete dell’arrampicata allestita in Piazza San Maria Maggiore, nell’ambito della prima giornata del Festival dello Sport di Trento.

 

Amer da tanti anni vive in Italia dove, giovanissima, ha scoperto questa disciplina che l’ha subito conquistata. Al pubblico del festival dello Sport ha raccontato il suo percorso sportivo e umano nel quale ha dovuto superare prima di tutto pregiudizi e divieti all’interno della sua famiglia, ma che le ha permesso di raggiungere una maggiore consapevolezza di se stessa.

"Scappavo letteralmente di casa per andare ad allenarmi - racconta - perché in quanto donna nella cultura egiziana questo non era ammesso e poi ho iniziato a fare subito delle gare: io ero in giro per Torino a gareggiare mentre i miei erano convinti che fossi a casa studiare e quelle prime medaglie le ho tirate fuori molti anni dopo".

I suoi esordi nel mondo dell’arrampicata sono sulle pareti di plastica, quelle indoor per il boulder, ma presto è arrivato l’incontro con le falesie di roccia. "All’inizio c’era un po’ di paura perché l’altezza dei boulder è tutt’altra cosa e scalare legati è proprio tutta un’altra cosa. Non mi piaceva infatti, ma crescendo ho scoperto questa passione, in particolare a Finale Ligure dove mi sono trasferita per seguire i miei sogni, ma anche nella falesia francese di Cèüse".

7a, 7c, 7c+, 8a, 8b: il mondo dell’arrampicata convive con questi numeri che sintetizzano le difficoltà che si devono affrontare su una parete, ma per Amer quello che conta è altro. "Per me arrampicare non è mai stato una questione di numeri e gradi, per me è stato una forma di libertà che mi ha aiutato anche dal punto di vista psicologico. Mi ha aiutato a capire chi sono e che cosa voglio. Lo sport aiuta davvero a formarti come persona. Io avevo la consapevolezza di essere una donna forte e grazie all’arrampicata ho capito chi sono veramente".

E col tempo lo ha fatto capire anche nel suo paese di origine. "La mia famiglia sapeva cosa facevo, pur non accettandolo. Quando sono ritornata dopo i 18 anni, mio nonno mi ha chiamato ‘ecco la mia scalatrice!’ e dove abita lui non sanno nemmeno cos’è la arrampicata sportiva. Questo riconoscimento mi ha fatto molto piacere, anche emozionare, perché è stato un grande passo".

L’arrampicata non è però l’unica passione di Amer. "Si, è la moda, perché ho vissuto da piccola tra le stoffe di mia zia che fa la sarta e i disegni di mia madre che dipinge. Anche io dipingo - ho sempre dipinto volti - e mi piace disegnare capi di abbigliamento e sto per trasferirmi a Milano per studiare Fashion Design".

Ma nel futuro di Amer c’è anche un progetto sociale nel suo paese rivolto ai bambini, nell’ambito dell’arrampicata o di qualche altro sport. "Lo sport ti rende libero, ti allarga gli orizzonti per buttare giù i muri di culture e religioni che possono essere dei limiti. Non riesco davvero a immaginare una vita senza lo sport".

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