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I ''giorni del Condor'' al Festival dello sport, da Paolo Maldini a Marco Van Basten e Carlo Ancelotti: ''Il mio cuore batte per il Monza, al Milan in prestito per 30 anni''

Dopo aver vinto 29 trofei in 31 anni con il Milan, Galliani ha portato il Monza dalla serie C alla serie A per la prima volta nella storia del club brianzolo. E domenica è arrivata la prima vittoria in massima serie contro la Juventus. Il "Condor" protagonista al Festival dello sport

Pubblicato il - 22 settembre 2022 - 18:27

TRENTO. Dopo aver conquistato 29 trofei in 31 anni di Milan, ha portato il Monza, la squadra della sua città, dalla serie C alla serie A per la prima volta nella storia del club brianzolo. E domenica scorsa la formazione allenata da Raffaele Palladino (subentrato nelle scorse settimane a Giovanni Stroppa) ha ottenuto la prima vittoria in massima serie con l'1-0 sulla Juventus al Brianteo. 

 

I riflettori del teatro sociale si sono accesi per Adriano Galliani, il dirigente calcistico italiano più vincente e che ha segnato le vicende del Milan. Intervistato da Luigi Garlando nella cornice del Festival dello sport, il "Condor" ha raccontato delle gioie più recenti e del passato costellato da successi pazzeschi ottenuti dal 1986 al 2017 grazie a una serie impressionante di campioni giunti in rossonero.

 

Ma si è parlato tanto anche di Monza-Juventus con le battute finale del match "seguite" dal Duomo del capoluogo brianteo. La tensione era troppo forte tanto da sfociare in lacrime quando è arrivata l’ufficialità del triplice fischio.

 

“Tifo Monza da quando avevo 5 anni - commenta Galliani - mia mamma mi portava a vedere tutte le partite, sono entrato in società nel 1975, insomma è una vera passione. Ho lasciato la realtà biancorossa solo perché Silvio Berlusconi, dopo qualche anno di collaborazione professionale extra calcio, mi chiese di diventare l’amministratore delegato del Milan ma il mio cuore è biancorosso. Ecco perché vincere per la prima volta in serie A contro la Juventus ha rappresentato per il sottoscritto un’emozione così forte".

 

Storie, esperienza e aneddoti. "Cominciamo dai portieri, penso a Giovanni Galli, Sebastiano Rossi e Nelson Dida", prosegue Galliani. "Galli doveva essere sempre concentrato al massimo perché ogni partita gli arrivavano al massimo due tiri nello specchio della porta, Sebastiano era davvero forte dal punto di vista mentale, partiva puntualmente come dodicesimo salvo poi diventare titolare. Dida, fino a quando non fu colpito dai petardi lanciati dalla Curva Nord, è stato il migliore del mondo".

 

Passando alla difesa gli occhi di Galliani si sono illuminati  per Paolo Maldini: “Paolo è il Milan, perché il suo papà era il Milan. Le caratteristiche tecniche di Paolo si conoscono. Il papà nel '63 alzò la Coppa dei Campioni e 40 anni dopo sempre in Inghilterra toccò a Paolo alzare questo trofeo. Non è successo a nessuna squadra d'Europa”.

 

Parole di grande stima l’attuale ad del Monza le ha spese anche per Mauro Tassotti e Franco Baresi. Poi Carlo Ancelotti: "Arrivò al Milan tra la diffidenza generale per i numerosi infortuni al ginocchio. Da noi disputò cinque stagioni di livello assoluto in campo e poi, dopo due anni di panchina alla Juventus, per otto stagioni fu il nostro allenatore. La sua forza è la tranquillità e la calma che è in grado di trasmettere all'ambiente, non a caso ha vinto tutto dovunque".

 

Il preferito in assoluto del "Condor" è però Marco Van Basten: “Talento e classe infinita, un giocatore assoluto e inimitabile. E sì che di profili dalla classe cristallina ne abbiamo avuti tanti. Penso a Kakà, Gullit, Rui Costa, per non parlare di Ronaldinho e Rivaldo che se solo fossero stati meno 'gaudenti' chissà cosa avrebbero potuto fare”.

 

Un rimpianto è su Roberto Baggio "che sarebbe potuto arrivare al Milan cinque anni prima. Avevamo il contratto firmato, facemmo un beau geste, ma il rimpianto resta", conclude Galliani.

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