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Viaggio nella centrale idroelettrica sotterranea che produce energia per 100mila famiglie (VIDEO): tra 'grotte' e 'laghi' sommersi, ecco l'impianto di Sant'Antonio

La centrale idroelettrica di Sant'Antonio, alle porte di Bolzano, è stata completamente ammodernata dalla società Eisackwerk, che nel 2015 si è aggiudicata la gara di concessione dell'impianto: ecco una 'visita guidata' all'interno della struttura

Di Filippo Schwachtje - 27 novembre 2022 - 05:01

BOLZANO. Un impianto capace di produrre 300 milioni di kilowattora in un anno, l'equivalente dell'utilizzo medio di circa 100mila famiglie, derivando l'acqua da un bacino artificiale di 350mila metri cubi e convogliandola, attraverso un complesso sistema di tubazioni lungo oltre 1,5 chilometri, a 3 turbine con una diametro di oltre 2 metri ciascuna e con una potenza installata di 90 megawattora. Già queste poche cifre possono in qualche modo restituire la portata del progetto che, in appena 4 anni, ha portato al completo ammodernamento della centrale idroelettrica di Sant'Antonio, alle porte di Bolzano, ma la caratteristica che rende unico l'impianto a livello europeo è un'altra: l'intera struttura, che comprende anche un piccolo 'lago artificiale' di 100mila metri cubi, è stata infatti realizzata sotto terra, nelle viscere del monte Tondo. Negli scorsi giorni, dopo l'inaugurazione ufficiale del 29 ottobre (Qui Articolo), il Dolomiti ha potuto visitare la centrale (la quinta più grande in Alto Adige) insieme ai vertici di Eisackwerk, la società che nel 2015 si è aggiudicata la gara di concessione dell'impianto, Hellmuth Frasnelli e Karl Pichler.

Innanzitutto, spiegano i due, va sottolineato che quella di Sant'Antonio è una centrale di picco”, chiamata ad attivare le turbine, e quindi a produrre energia, in determinate fasce orarie programmate. “Questo però – spiegano Frasnelli e Pichler – ha portato negli anni ad una problematica potenzialmente molto pericolosa: quella relativa all'hydropeaking, o alle ondate di piena artificiali”. La centrale infatti deriva dal torrente Talvera (grazie al bacino creato nell'Altopiano del Renon da una diga alta 57 metri) al quale l'acqua utilizzata per far girare le turbine viene poi 'restituita' poco prima di Bolzano. Questo processo però nel corso degli anni (prima dei lavori eseguiti da Eisackwerk) ha portato a piene del torrente potenzialmente pericolose (e dannose per l'intero ecosistema dell'area), con la portata del corso d'acqua in grado di aumentare in appena 40 secondi, dicono i vertici della società che gestisce l'impianto, anche di 15-16 volte con l'entrata in funzione della centrale, riversandosi nel tracco che attraversa uno dei parchi più belli della citta, i prati del Talvera. 

 

 

Proprio per risolvere questa problematica, dei 60 milioni di euro messi sul tavolo (esclusivamente da privati) per il progetto di ammodernamento della centrale, 23 milioni sono stati impiegati per la realizzazione di un bacino di demodulazione sotterraneo da circa 100mila metri cubi, nel quale si concentra l'acqua utilizzata per la produzione di energia e che, in seguito, viene immessa nuovamente nel torrente gradualmente, eliminando quindi in sostanza il problema dell'hydropeaking. “La centrale – dicono i vertici di Eisackwerk – non scarica più direttamente nel torrente con grandi benefici non solo in termini di sicurezza per le persone, ma anche per la qualità del torrente stesso da un punto di vista ambientale, per le specie che vivono lungo il corso d'acqua”. Un investimento in termini ambientali insomma, impreziosito dall'installazione di una serie di faretti luminosi che, variando tra le tonalità del blu, del verde, del giallo e del viola rendono estremamente suggestivo il 'lago artificiale' sotterraneo nel quale viene convogliata l'acqua del torrente (e che è valso alla società, tra gli altri premi, anche il German design award nel 2021).

 

 

Come detto, l'intera struttura è stata 'spostata' sotto terra nei 29 mesi di lavoro che hanno portato alla sua rimessa in funzione nel 2019: “In questo modo – spiegano Frasnelli e Pichler – da una parte è sparita la fonte di inquinamento acustico causata dalle turbine e dall'altra è stato eliminato l'impatto della struttura in termini paesaggistici”. Per la realizzazione della centrale (inaugurata solo quest'anno, dopo l'inizio della produzione nel maggio 2019, prima per la necessità di ultimare le opere necessarie a permetterne l'ingresso anche ai non addetti ai lavori e poi per l'arrivo della pandemia), il cantiere è rimasto attivo 24 ore su 24, con gli addetti che in media hanno riportato un avanzamento sotterraneo di 12 metri al giorno. In tutto, dicono i vertici di Eisackwerk, sono stati riempiti di materiale 18mila camion e nella sala di produzione (lunga ben 55 metri) sono state sistemate 3 turbine identiche, ognuna da 30 megawatt, con un diametro di oltre 2 metri e 19 pale ciascuna, che devono resistere ad un'incredibile pressione di 60 bar (l'equivalente di 60 chilogrammi per centimetro quadrato). Ogni turbina ha 4 iniettori, che 'sparano' in tutto 6mila litri di acqua al secondo a circa 383 chilometri all'ora, muovendo un rotore dal peso di 68 tonnellate. Oltre alle tre turbine principali, per un recupero massimo di energia, altri due generatori più piccoli sono stati poi sistemati nel canale di restituzione, intercettando quindi l'acqua in uscita.

 

 

Al di là della struttura vera e propria però, nei lavori di ammodernamento è stato necessario realizzare anche una condotta sotterranea completamente nuova lunga 1.530 metri (con un tubo di 2 metri e venti di diametro), 530 dei quali di pozzo di caduta verticale. Si è trattato, dicono Frasnelli e Pichler, di una sfida ingegneristica non da poco visto che proprio il pozzo di caduta, un segmento dal peso di 780 tonnellate, è stato calato dall'alto nel condotto scavato nella roccia, venendo quindi sollevato da un macchinario installato appositamente sul monte Tondo. “Della vecchia centrale – dicono i titolari di Eisackwerk – in sostanza non è rimasto nulla, se non la presa d'acqua e la diga, anche se durante i lavori tutte le opere conservate sono state portate agli standard di sicurezza odierni”.

 

 

Come detto, oltre al German design award 2021, sono diversi i premi ed i riconoscimenti che Eisackwerk ha ottenuto grazie all'ammodernamento della centrale, tra i quali l'alta onorificenza di bilancio di Industria Felix (che, partendo da un pool di 850mila realtà, ha posizionato la società altoatesina tra le 15 migliori in Italia per performance gestionale e affidabilità finanziaria) ed il Premio per lo sviluppo sostenibile (che per la realizzazione degli interventi di limitazione ai picchi di portata lungo il Talvera ha inserito Eisackwerk tra le 10 migliori imprese italiane per efficacia dei risultati ambientali). “Ogni anno – concludono infine Frasnelli e Pichler – ci siamo impegnati a investire il 15% del fatturato (con un minimo, in ogni caso, di 2 milioni di euro) in opere di miglioramento ambientale nelle località rivierasche e con la fine della concessione (nel 2045) l'impianto passerà automaticamente alla Provincia di Bolzano, che a sua volta potrà quindi appaltarlo”.

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