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"Fondo di gravitoni": lo studio di Vagnozzi (UniTn) e del collega Loeb apre una nuova porta per falsificare il paradigma più accreditato sulla formazione dell'Universo

Lo studio dei ricercatori Sunny Vagnozzi (Università di Trento) e Avi Loeb (Università di Harvard) ha stabilito "che la teoria più accreditata della nascita dell’Universo osservabile è falsificabile"

Crediti foto del ricercatore: Amanda Smith, University of Cambridge; Foto sfondo crediti: Scientific American
Di S.D.P. - 17 novembre 2022 - 16:32

TRENTO. L’ipotesi più accreditata relativa alla formazione dell’Universo è quella dell’inflazione cosmica, "un momento ipotetico nella storia dell’Universo appena nato, un miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di miliardesimo di secondo dopo il Big Bang, quando lo spazio-tempo si è espanso rapidissimamente per una frazione di secondo dando origine all’Universo osservabile”, premette il ricercatore dell’Università di Trento Sunny Vagnozzi: "Paradigma in merito alla quale abbiamo buone evidenze ma nessuna prova definitiva".

 

Partendo dal presupposto che, "come sosteneva il filosofo Popper, ‘affinché qualcosa sia scientifico deve essere in primo luogo falsificabile’, io e il mio collega Avi Loeb, dell'Università di Harvard, abbiamo avviato e portato a termine uno studio che renderebbe possibile scartare l’inflazione cosmica in linea di principio grazie all’esistenza di un segnale inequivocabile: quello che abbiamo definito il fondo cosmico di gravitoni (CGB)". 

 

"Possiamo trovare nel cosmo un segnale chiaro e inequivocabile che, se rilevato, permetterebbe di falsificare una teoria ad oggi accusata da alcuni di non essere falsificabile?": questa la domanda che ha spinto i due ricercatori a voler andare a fondo, attraverso un'indagine scientifica "che in totale ci ha impegnati per qualche mese", specifica Vagnozzi.

 

Il ricercatore originario di Terracina (Latina) ma ormai praticamente trentino d'adozione, da poco rientrato in Italia dopo un decennio all’estero, per ultimo all’Università di Cambridge dove questa indagine era iniziata (e oggi all'Università di Trento ndr), spiega a Il Dolomiti la propria straordinaria scoperta attraverso un semplice esempio: "In una giornata nuvolosa non vedo oltre le nuvole, poiché la luce non è in grado di penetrarle e quindi non mi raggiunge – dichiara -. Nell'Universo primordiale accade un po' la stessa cosa: le particelle di luce possono infatti raggiungere solo un determinato punto nella storia dell’Universo (quando quest’ultimo aveva "solo" 380mila anni di vita). Utilizzando invece particelle note come 'gravitoni' riusciremmo a vedere l'Universo 'da giovanissimo' (al cosiddetto "tempo di Planck"), fatto cruciale poiché si tratta di un periodo di tempo che precede l’inflazionese l’inflazione fosse avvenuta, questo fondo non esisterebbe in quanto diluito dall’inflazione stessa". 

 

"Secondo quando emerso dai nostri studi questo 'fondo di gravitoni' (CGB), se esistesse, sarebbe potenzialmente rilevabile", rivela. I due scienziati hanno così risposto alla domanda che aveva in principio mosso le loro indagini: "Abbiamo stabilito che la teoria più accreditata della nascita dell’Universo osservabile è falsificabile - conclude Vagnozzi -. L'ipotesi del Big Bang non consente l’esistenza del CGB, poiché suggerisce che l’inflazione esponenziale dell’Universo neonato abbia diluito reliquie come il CGB al punto da non essere rilevabili. Un 'fondo' che, se esistesse, secondo noi in futuro sarà possibile rilevare, escludendo così l’inflazione cosmica".

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