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Troppe sorgenti d’acqua nella montagna, salta il tunnel Bondone-Valvestino. Marini: “Gli austroungarici se ne erano accorti già nel 1800”

Il progetto da oltre 32 milioni di euro per un tunnel che avrebbe dovuto collegare i comuni di Bondone e Valvestino (che insieme non fanno 1.000 residenti) è saltato perché rischiava di prosciugare delle sorgenti e di finire allagato

Di Tiziano Grottolo - 12 gennaio 2023 - 13:52

BONDONE. Una galleria di circa 5 chilometri e un investimento da almeno 32,4 milioni di euro per collegare il Trentino alle valli bresciane: sarebbero state queste le caratteristiche del tunnel Bondone-Valvestino i cui lavori avrebbero dovuto concludersi nel 2022 (l’accordo era stato firmato nel 2017 dall’assessore Mauro Gilmozzi). Il condizionale però è d’obbligo perché come scoperto dal consigliere del Movimento 5 Stelle, Alex Marini, è saltato tutto: “Non serviva un genio per capire che l’opera, così com’era stata pensata, non era sostenibile. Gli austroungarici si erano resi conto della complessità idrogeologica dell’area già nel 1800”.

 

Nel luglio 2022 infatti, sono terminate le indagini geologiche e i sondaggi che hanno confermato la presenza di varie sorgenti d’acqua lungo il tracciato ipotizzato per la realizzazione del tunnel. I periti hanno concluso che “il quadro idrogeologico così delineato risulta potenzialmente assai delicato in relazione alla conservazione delle risorse idriche. In egual misura esso pone anche una serie di importanti problematiche e difficoltà oggettive per la stessa realizzazione dell’opera”.

 

Di fatto la galleria, già durante le fasi di costruzione, rischierebbe di essere invasa dall’acqua e per questo dovrebbe essere prevista “la sostanziale impermeabilizzazione dell’opera”. Questo garantirebbe anche la salvaguardia delle risorse idriche ma al contempo fa aumentare enormemente i costi rispetto alle previsioni iniziali.


Così la Provincia di Trento ha dovuto fare marcia indietro. “Per rendere comunque possibile un collegamento diretto tra Bondone e Valvestino – afferma il presidente della Pat Maurizio Fugatti – è ora in corso di approfondimento la possibilità di considerare un tracciato diverso caratterizzato da una quota maggiore della galleria. Questa alternativa, in particolare dal lato Trentino, comporta necessariamente l’adeguamento di tratte di viabilità forestali per raggiungere le quote di imbocco”. In altre parole il progetto deve essere riscritto e quasi sicuramente non sarà pronto per la fine di questa legislatura. Gli abitanti di Bondone e Valvestino (che insieme non fanno 1.000 residenti) dovranno quindi attendere “l’indispensabile” galleria.

 

A far suonare qualche campanello d’allarme era stata anche una missiva inviata alla Provincia di Trento da Davide Boni, consigliere comunale di Toscolano Maderno, che aveva raccolto la documentazione storica che dimostrava la presenza di delle sorgenti e i possibili impatti (catastrofici) dal punto di vista ambientale.

 

“Alla luce di questi documenti – spiega Boni – non si può non notare come la costruzione del tunnel avrebbe conseguenze negative sul sistema di approvvigionamento di acqua potabile per i Comuni di Bondone e Valvestino. Paradossalmente, le stesse comunità che con forza richiedono la realizzazione dell’opera potrebbero trovarsene danneggiate”.

 

La costruzione del tunnel, come fa notare il consigliere di Toscolano Maderno, avrebbe potenzialmente degli impatti negativi pure sulla salvaguardia di alcune zone umide e di ulteriori ecosistemi posti a valle. Emblematico il caso di Tignale che negli anni ‘70, quando nella stessa zona vennero effettuate delle perforazioni a scopo idroelettrico, vide prosciugarsi sorgenti e corsi d’acqua tanto che il Comune fu costretto a costruire un nuovo acquedotto.

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