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Studenti in fuga dall’alberghiero: in 5 anni spariti oltre 300 iscritti. Degasperi: “Scuole trattate come ultima spiaggia”

Da alcuni anni a questa parte gli istituti alberghieri stanno registrando un importante calo di iscritti, ma nel settore della ristorazione manca personale. Degasperi: “Se tratti gli insegnanti come dei peones questi se ne vanno, possibile che all’alberghiero siano spariti tutti i docenti di matematica e buona parte di quelli di lingue?”

Di Tiziano Grottolo - 01 maggio 2022 - 13:08

TRENTO. In questi giorni una nuova polemica infiamma i salotti italiani. Secondo alcuni chef stellati e altri volti noti delle trasmissioni tv sarebbe diventato difficile trovare “nuove leve” in cucina perché i giovani non avrebbero voglia né di lavorare né di fare fatica. Fra chi tira in ballo il reddito di cittadinanza e chi invece sostiene che gli stipendi sono bassi e le condizioni di lavoro dure, si potrebbe far notare come il modello basato sull’umiliazione mostrato spesso e volentieri dai grandi chef in tv forse non contribuisce a rendere il settore attraente. Ovviamente la questione è molto più complessa e almeno in parte affonda le sue radici nel mondo della scuola.

 

I corsi triennali della formazione professionale infatti, stanno subendo un’emorragia di studenti. Stando ai dati raccolti dalla Provincia di Trento, nell’anno scolastico 2022/23 gli iscritti alla formazione professionale sono calati mediamente del 4,8%. In particolare gli studenti del settore industria e artigianato sono passati da 521 (nel 2021/22) a 493 (nel 2022/23) facendo segnare un -5,37%. È andata peggio nel settore dei servizi dove gli iscritti sono passati da 572 a 534 (-6,64%). Se nell’anno scolastico 2015/16 gli studenti che avevano scelto l’indirizzo “Turistico-Alberghiero” erano stati 1.594, nel 2020/21 (ultimo dato Ispat) il numero era sceso a 1.276. Ciò significa che in cinque anni sono “spariti” 318 studenti.

“Il motivo è che questi istituti sono trattati come se fossero l’ultima spiaggia, sia per gli alunni che per gli insegnanti, ma si tratta di un grave errore che poi ha ripercussioni sull’intero settore della ristorazione che infatti non trova lavoratori”, commenta il consigliere di Onda Civica Filippo Degasperi. “Gli albergatori si lamentano ma non dicono nulla mentre il Dipartimento Istruzione sta demolendo le scuole alberghiere, eppure sono i primi a pagarne le conseguenze”.

 

Secondo il consigliere di Onda Civica da un lato c’è la questione che riguarda le condizioni di lavoro “ma al tempo stesso – osserva – se manca un ‘vivaio’ è difficile trovare il personale quando serve”. Il problema è che la scuola alberghiera non è attrattiva e troppo spesso viene percepita come se fosse un ripiego. Un luogo dove “parcheggiare” chi non ha voglia di studiare.

 

Il modello per Degasperi è la Scuola professionale provinciale alberghiera Cesare Ritz di Merano, in Alto Adige. “Lì si che la gente è invogliata ad andare, la scuola deve essere attrattiva sia per gli studenti che per gli insegnanti”, sempre secondo il consigliere di Onda Civica, in Trentino si è interrotto quel percorso virtuoso che era stato avviato con la legge promossa nei primi anni Duemila dall’allora assessore all’Istruzione Tiziano Salvaterra. “Quel provvedimento puntava al miglioramento dell’offerta formativa e non a caso gli iscritti all’alberghiero erano aumentati, poi però con Rossi e il Centrosinistra questo percorso è stato interrotto e oggi viene definitivamente affossato dalla Lega”.

 

La chiave dovrebbe essere quella di offrire una scuola in grado di dare delle prospettive a chi lo frequenta “altrimenti le famiglie non la scelgono. Se i genitori vedono che l’informatica viene insegnata dai cuochi e le materie economiche da professori laureati in lettere, semplicemente si orientano verso altri istituti”.

 

Durante un’audizione in Quinta commissione gli ingegnanti dell’alberghiero hanno sostenuto che le competenze dei ragazzi negli ultimi anni sono aumentate ma, con i nuovi piani di studio, ci si sarebbe sbilanciati sulla parte teorica. Secondo i docenti la revisione dei piani di studio ha creato problemi: fra gli esempi citati il fatto che con sole tre ore i ragazzi non riescono a preparare i piatti per la mensa. Un insegnante di Rovereto ha sostenuto che l’esperienza pratica, la ripetitività dei gesti, rimane fondamentale, un altro ha detto che andrebbero tolte ore sulla teoria per dirottarle sulla pratica.

 

Degasperi però è di tutt’altro avviso. “Questa sorta di addestramento è il contrario di ciò che dovrebbe fare una scuola, piuttosto bisognerebbe lavorare sui metodi di apprendimento e porre attenzione anche alle altre materie che possono fornire degli strumenti che poi diventano validi anche nei contesti pratici”.

 

Infine c’è l’aspetto del personale. “Se tratti gli insegnanti come dei peones questi se ne vanno, possibile che all’alberghiero siano spariti tutti i docenti di matematica e buona parte di quelli di lingue? Una scuola che funziona passa da un personale motivato. Se la Provincia non investe il Dipartimento dell’Istruzione è il primo responsabile. Le famiglie non credono più alla propaganda dell’assessorato che pare disinteressarsi del fatto che nell’alberghiero ci siano moltissimi precari”, conclude Degasperi.

 

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