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"Molestata in sedia a rotelle dal suo assistente". Morandini sulla violenza di genere sulle donne disabili: "Tema minimizzato e nascosto, ancora un tabù"

In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, l'Osservatorio sui diritti delle persone con disabilità pone l'accento sulla campagna #Bastaviolenzasulledonnedisabili. Morandini: "In molti di questi casi le vittime non riescono a esprimersi e comunicare le violenze subite"

Di Francesca Cristoforetti - 23 novembre 2022 - 18:34

BOLZANO. Molestie sessuali su donne in sedia a rotelle da parte di assistenti, ma anche sui social. Sono solo alcuni degli episodi raccolti dall'Osservatorio sui diritti delle persone con disabilità di Bolzano che in occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne, lancia la campagna di sensibilizzazione "#Bastaviolenzasulledonnedisabili".

 

"Anche in Alto Adige, il tema della violenza contro le ragazze e le donne con disabilità viene troppo spesso minimizzato, nascosto o addirittura negato - spiega Michela Morandini, presidente dell’Osservatorio provinciale sui diritti delle persone con disabilità -. Mancano cifre e dati precisi per far luce sul fenomeno nel suo insieme e per derivarne misure concrete e questo è il motivo per cui è ancora più importante affrontare questo problema". 

 

Di violenza sessuale su donne disabili se ne sente parlare ancora troppo poco: "Un tema che ancora rimane nell'ombra, nonostante siano diverse le segnalazioni di molestie e abusi". La campagna, come suggerisce il nome, si concentra su un fenomeno che rappresenta un grande tabù che in molti luoghi deve ancora essere infranto.

 

"Una prima testimonianza riporta di una donna in sedia a rotelle, molestata da un assistente - prosegue Morandini -. Questo viene confermato anche da tanti professionisti del settore che hanno sentito di queste storie. La condizione di disabilità può rendere ancora più vulnerabile la donna, per la sua dipendenza anche da qualcun altro. Inoltre spesso certe condizioni non permettono alla donna di fuggire facilmente". In molti dei casi le molestie avvengono anche online.

 

Altro punto delicato, la comunicazione. "Stiamo cercando di promuovere una 'comunicazione senza barriere' proprio perché in molti di questi casi le vittime, anche per la loro condizione, non riescono a esprimersi e comunicare le violenze subite".

 

Secondo i dati forniti dall'Osservatorio, i risultati del Progetto Vera (Violence Emergence, Recognition and Awareness), promosso dalla Fish, aggiornati al 2019, tra le 519 donne intervistate quelle che dichiarano di aver subito una qualche forma di violenza da parte del partner attuale o di un ex, di un familiare, di un conoscente, di uno sconosciuto o di un operatore sono 171 su 519, pari al 33% del totale. "Tuttavia - viene riportato nella relazione -, se consideriamo le domande inerenti le singole forme di violenza, quali la violenza psicologica – l’umiliazione, l’insulto, l’isolamento, il ricatto – le molestie sessuali, o la violenza economica, vediamo che a rispondere affermativamente, quindi a dichiarare di averla subita, sono 339 donne, pari al 65,3% del totale. Ciò ad indicare che molto spesso le donne stesse faticano a riconoscere e definire come 'violenza' un atto che le danneggia, se non è di natura strettamente fisica o sessuale".

 

La forma di violenza più ricorrente è proprio l’insulto, la svalutazione e l’umiliazione, che la metà delle donne intervistate ha subito almeno una volta nella propria vita (51,8% delle rispondenti). Segue la violenza fisica, che è stata subita dal 23,7% delle donne e la molestia sessuale (23,3%). "Complessivamente la forma di violenza più ricorrente è quindi la violenza psicologica - prosegue Fish -, spesso sottovalutata anche perché socialmente meno riconosciuta rispetto alla violenza fisica, che appare come il pericolo più immediato ed evidente".
 

Durante questo periodo, diversi contributi sul tema saranno condivisi con il tag @Südtiroler Monitoringausschuss Osservatorio provinciale Alto Adige e gli hashtag #Bastaviolenzasulledonnedisabili#16days e #orangetheworld. Al centro dell'iniziativa di quest'anno, c’è l'appello dei componenti e delle componenti dell’Osservatorio a fermare la violenza contro le donne con disabilità, lanciato sotto forma di un banner con le loro foto  durante l'intera campagna.

 

"Con la nostra campagna di quest'anno -conclude Morandini -, vogliamo non solo richiamare l'attenzione sul fatto che la violenza colpisce anche le donne e le ragazze con disabilità, ma anche dare un segnale più ampio contro la violenza". 

 

Verranno pubblicati anche i contributi video di Silvia RabanserHeidi Ulm e Camilla Larcher, autorappresentanti dell’Osservatorio, riguardanti le varie forme di violenza e la tutela legale contro la violenza sulle donne e ragazze, in base alla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità.

 

I componenti e le componenti dell’Osservatorio aderiscono inoltre all’iniziativa nazionale "Posto occupato": il gruppo di lavoro ha ideato una sedia rossa per ricordare lo spazio vuoto ed il vuoto incolmabile che ogni donna con disabilità uccisa lascia nella società.

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