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Insegnanti e studenti in fuga dalle professionali, dopo il diploma solo il 53% lavora. Degasperi: “Trattate come scuole di Serie B, si vuole favorire il privato”

In media gli iscritti trentini degli istituti professionali sono calati del 4,8%, ma anche gli insegnanti si dimettono da queste scuole che sembrano abbandonate al loro destino, Degasperi: “Immorale che un dirigente possa scegliere un docente senza seguire le graduatorie, le scelte infelici si riflettono sulle iscrizioni”

Di Tiziano Grottolo - 21 September 2022 - 12:24

TRENTO. Da poco più di una settimana gli studenti trentini sono tornati in classe, in particolare sono 21.593 gli iscritti della scuola secondaria di secondo grado. In questo senso però alcuni istituti stanno subendo un’emorragia di iscritti: è il caso degli istituti professionali che sono stati scelti da poco più di 5.600 giovani. Stando ai dati diffusi dalla Provincia gli iscritti ai licei rappresentano il 46% del totale, seguono gli istituti tecnici (31%), mentre il resto è suddiviso fra la formazione professionale (21%) e le professionali (2%).

 

“Il problema – osserva il consigliere provinciale di Onda Filippo Degasperi – è che questi istituti vengono trattati come scuola di Serie B. Questo vale sia per gli studenti che per gli insegnanti, un grave errore che poi si riflette sull’intero settore della ristorazione che non a caso lamenta una carenza di lavoratori”.

 

Nell’anno scolastico 2022/23 gli iscritti alla formazione professionale sono calati mediamente del 4,8%. Soprattutto gli alunni del settore industria e artigianato sono passati da 521 (nel 2021/22) a 493 (nel 2022/23) facendo segnare un -5,37%, mentre nel settore dei servizi gli iscritti sono passati da 572 a 534 (-6,64%). Se nell’anno scolastico 2015/16 gli studenti che avevano scelto l’indirizzo “Turistico-Alberghiero” erano stati 1.594, nel 2020/21 (ultimo dato Ispat) il numero era sceso a 1.276: 318 studenti in meno che in una realtà piccola come quella della provincia di Trento non sono pochi.

 

“All’Istituto di formazione professionale Sandro Pertini a Trento gli alunni sono costretti da anni a seguire le lezioni all’interno dei container mentre da molti istituti gli insegnanti sono demotivati e vengono praticamente spinti ad andarsene. In questo modo – prosegue Degasperi – si sta impoverendo la formazione professionale agevolando di fatto le scuole private”.

 

Eppure per volere dell’assessore all’istruzione, il leghista Mirko Bisesti, in Commissione è arrivato un primo via libera a una delibera molto discussa. Le principali critiche sono arrivate dal consigliere di Onda: “La delibera si pone nel trend della parcellizzazione delle conoscenze in nome della cosiddetta occupabilità, anche se i numeri dicono il contrario. È immorale che un dirigente possa scegliere un docente senza seguire le graduatorie come avvenuto per matematica”.

 

Non solo, perché in barba alle indicazioni sono stati cambiati i nomi di alcune discipline, informatica per esempio è diventata “laboratorio digitale”. In questa confusione però è possibile che l’insegnante di religione o chi lavorava con gli studenti in cucina si veda affidata la cattedra di quella che fu informatica. “Queste scelte – dice Degasperi – si riflettono sulle iscrizioni, inoltre ‘spezzattando’ le materie molti insegnanti si dimettono. Il risultato finale è che a un anno dalla qualifica, lavora solo il 53% dei diplomati e di questi solo la metà fanno un lavoro inerente alla loro specializzazione”.

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