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In Trentino l'accrocchio è servito e il Pd si fa da parte per lasciare spazio a Conzatti. I partiti si spartiscono i collegi ma gli elettori interessano ancora a qualcuno?

Quanto si è visto in questi giorni in Trentino in casa centrosinistra è forse peggio di quanto si è visto a livello nazionale dove almeno i partiti sono stati capaci di prendere delle decisioni più o meno coerenti con i loro programmi e per i loro elettori. Qui il Pd ha rinunciato al suo ruolo di forza cedendo spazio a Italia Viva su Rovereto e a Campobase su Trento e mettendo a rischio anche un posto in consiglio provinciale. Il tutto in vista di un progetto per il 2023 che se rispecchia questo schema (con partiti antitetici, si pensi al semplice tema del termovalorizzatore) fa temere il peggio 

Di Luca Pianesi - 20 agosto 2022 - 06:01

TRENTO. ''Potrebbe andare peggio, potrebbe piovere''. La storica battuta del mitico Aigor di Frankenstein Junior calza a pennello con questo centrosinistra trentino che riesce a fare peggio del centrosinistra nazionale e fa ''piovere'' lacrime amare ai suoi potenziali elettori. Sul nazionale è successo quello che doveva succedere: due partiti liberali, europeisti, con una visione del futuro votati alla crescita, chiaramente ''draghiani'' hanno detto ''no'' all'accordo con quella sinistra che liberale non è, che ha il ''no'' come mantra politico e che a Draghi ha sempre votato contro. Il Pd, guidato da un segretario che è tutto fuor che un cuor di leone (o di tigre) ma che punta forte sul pallottoliere e le somme delle percentuali dei sondaggi, pensava di poter stare lì nel mezzo, indifferente rispetto a come l'accrocchio sarebbe stato preso dai cittadini. Invece a qualcuno un minimo di dignità e coerenza politica è rimasta e così l'accordo è saltato.

 

Lo spettacolo è stato quanto meno disturbante ma almeno la situazione si è definita nel rispetto dei rispettivi elettori ora liberi di votare chi punta sui rigassificatori e chi non vuole nemmeno quelli, chi crede nei termovalorizzatori e chi oscilla tra il ''ma'' e il ''no'', chi è per il sostegno all'Ucraina e alla Nato e chi anche qui è tra il ''ma'' e il ''no''. Insomma di votare da un lato Azione e Italia Viva o dall'altro Pd/SinistraItaliana/Verdi/Di Maio. Pensavamo di aver visto il peggio con il litigio e conseguente volo di stracci tra Calenda e Letta, tra Calenda e Bonino, tra Renzi-Calenda e Di Maio-Fratoianni-Bonanni ma alla fine può sempre andare peggio. ''Potrebbe piovere''. Ieri l'assemblea del Pd ha approvato l'accordo di coalizione territoriale per il Senato.  

 

''Nei tre collegi uninominali di Trento, Rovereto e Pergine - comunica il Partito democratico - si presenteranno i candidati dell’Alleanza democratica per l’Autonomia, formata da Pd, Psi, Verdi-Sinistra italiana, Campobase, +Europa, Italia Viva del Trentino e Trentino in Azione. I candidati saranno Pietro Patton, Donatella Conzatti e Michele Sartori''. Piove. Piove forte sulla testa dei trentini. Qui non cambia mai niente. Il centrosinistra è un blocco immutabile incapace di cambiare. Al massimo perde qualche pezzo ogni tanto (vedi il Patt a fasi alterne). Per il resto nemmeno la novità (almeno sulla carta) del cosiddetto ''terzo polo'' ha diritto di esistere in Trentino.

 

Il Pd si è dimostrato succube di schemi e personaggi d'altri tempi, vincenti in altre epoche, perdenti negli ultimi anni, ed è riuscito al Senato, pur essendo forza totalmente egemone a voti fatti, a farsi piazzare da Dellai e Campobase Pietro Patton sul seggio di Trento, da Italia Viva Donatella Conzatti, e a conservare solo il seggio dove si perdeva anche ai tempi che si vinceva (quello di Pergine) puntando sull'ex sindaco di Levico Michele Sartori che nel 2018 aveva dato le dimissioni per lo sgretolarsi della sua maggioranza.

 

E poi? Poi ci sono le candidature di Sara Ferrari alla Camera sia per l'uninominale su Trento che sul listino bloccato con Luca Zeni in seconda posizione. Questo che vuol dire? Che se si verificassero le migliori condizioni possibili per il centrosinistra e Ferrari dovesse farcela all'uninominale libererebbe il posto sul listino bloccato lasciandolo a Zeni. In caso di elezioni, quindi, il Pd perderebbe due consiglieri provinciali e a subentro arriverebbero i secondi due più votati alle ultime elezioni: Lucia Maestri, la segretaria del Partito democratico trentino, e Andrea Robol oggi di Italia Viva. Insomma se le cose dovessero andare bene al Pd il Pd riuscirebbe a perdere un consigliere provinciale. Un capolavoro al contrario.

 

E in questo quadro si era già ''perso'' il Patt al centro che correrà con chi in consiglio governa con Lega e Fratelli d'ItaliaProgetto trentino di Silvano Grisenti, alla faccia del progetto avviato con il centrosinistra verso le provinciali, e ha ''perso'' anche Futura che sperava nell'avvio di un progetto verso le provinciali ma si è resa conto che qui la partita è tutta in mano a circoli ristretti di decisione ed ha avvertito un'assenza di coinvolgimento che è sempre più evidente anche ai cittadini. Insomma in Trentino gli elettori avranno ancor meno scelta che nel resto d'Italia e forse è proprio su questo che conta il centrosinistra: se si vuole contrastare le destre o si vota il mega accrocchio o nisba. La sensazione che i nisba saranno tanti, tantissimi, è davvero forte.

 

Alla fine il Pd ha rinunciato a misurarsi e anche a costruire qualcosa di buono verso le provinciali perché se il centrosinistra pensa di tornare a governare il Trentino semplicemente mettendo insieme tutti quelli che ci stanno spingerà i suoi elettori o a non votare o a cambiare casacca, questa volta definitivamente. Si poteva scegliere la strada del centro e lavorare in quella direzione o la strada della sinistra e lavorare in quell'altra. Tutto, ma non puntare sull'accrocchio (che tra l'altro costringe davvero chi non vuole votare uno dei partiti ''rivali'' della colazione o a starsene a casa o a votare la destra mentre un polo alternativo avrebbe potuto catalizzare alcuni voti anche degli schieramenti avversari).

 

Per fare un esempio, tra un anno cosa si pensa di fare con da una parte i Verdi che già in questi giorni dicono ''no'' al termovalorizzatore in Trentino e dall'altra Italia VivaAzione il cui leader Calenda era quello a Roma il termovalorizzatore lo aveva inserito come uno dei punti cardine del programma? Il Patt è stato spinto sempre più verso il centrodestra, Futura a queste elezioni non presenterà il simbolo. Il 25 settembre è alle porte e piove già anche dentro casa. Potrebbe andare peggio?

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Edizione del 5 ottobre 2022
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