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Crisi climatica, i Comuni montani: ''I bacini artificiali soluzione per fronteggiare la siccità. Non si deve rinunciare allo sci ma spingere di più sulla diversificazione''

L'intervento di Gianfranco Pederzolli, presidente di FederBim. "Si può puntare sul turismo dell'olfatto, per esempio, e su una modalità più green, oltre a potenziare una ricettività già diffusa e qualificata". L'ente rappresenta 68 Consorzi Bim e oltre 2.200 Comuni montani

Di Luca Andreazza - 13 gennaio 2023 - 22:30

TRENTO. "Non si devono abbandonare le stazioni sciistiche e non avrebbe senso cancellare l'industria delle neve ma è comunque urgente avviare i percorsi per trovare un nuovo equilibrio". A dirlo a Il Dolomiti è Gianfranco Pederzollipresidente di FederBim. "Vogliamo poter essere protagonisti di questo processo e portare la nostra esperienza perché il ragionamento deve riguardare tutti a 360 gradi per massimizzare i benefici e minimizzare i punti deboli".

 

Le festività di Natale e Capodanno hanno fatto segnare il sold out praticamente ovunque, c'è stata una decisa ripresa per il settore. Anche a livello di neve è andata bene, anche se si sono viste precipitazioni più abbondanti e negli ultimi giorni le temperature hanno registrato un forte innalzamento per il periodo. Non mancano difficoltà e incertezze ma in Trentino e sulle Alpi è andata meglio rispetto agli Appennini, così come a quasi tutti i paesi europei (Qui articolo).

 

L'avvio della stagione invernale sembra essere stato ottimo, però questo trend si colloca in un contesto di cambiamento climatico. E la necessità di affrontare questo tema viene affrontato anche dalla Federazione nazionale dei Consorzi di bacino imbrifero montano, realtà che rappresenta 68 Consorzi Bim e oltre 2.200 Comuni montani.

 

"C'è stato un vero e proprio boom turistico registrato dalla montagna: tante piste aperte e moltissimi sciatori", dice il presidente di FederBim. "Siamo felici e fieri che le terre montane italiane godano di un’alta considerazione e restino tra le mete turistiche principali. Purtroppo, però, non possiamo dimenticare un altro datoquello riguardante il surriscaldamento di questi territori. Il 2022 ci ha lasciato delle temperature altissime e riteniamo di dover agire subito per non dover vedere tra qualche anno i nostri ghiacciai completamente sciolti".

 

L'industria della neve è un asset fondamentale e pesante sul fronte del pil provinciale ma c'è anche un trend di contrazione degli sciatori con i turisti che cercano offerte sempre più diversificate. "Le stazioni sciistiche - evidenzia Pederzolli - sono indubbiamente importantissime per il territorio e in questo momento non ci sono alternative a questo settore dell'economia: sono e generano una ricchezza indiscutibile per le nostre zone di montagna. Non dobbiamo abbandonare questa formula artefice di una crescita delle nostre località. Non possiamo dimenticare gli investimenti e i sacrifici, però dobbiamo capire come affrontare le sfide future e come reggere a un momento di crisi". 

 

I modelli predittivi indicano che entro il 2050 non si potrà più sciare a Cortina d’Ampezzo e Torino, ma anche nelle vicina Austria a InnsbruckGarmisch-Partenkirchen ma anche a St. Moritz, in Svizzera, se non verranno attuate azioni concrete per contrastare gli effetti della crisi climatica. In questo contesto i sistemi di innevamento stanno diventando indispensabili per aprire i caroselli e per sciare

 

"Si deve aprire il dibattito e approfondire le vocazioni delle diverse località - aggiunge Pederzolli - per sfruttare i punti di forza e limitare quelli di debolezza per trovare un nuovo equilibrio e garantire una prospettiva di sviluppo sostenibile. Solo nelle Alpi le temperature aumentano a circa il doppio della velocità rispetto alla media globale. Questo comporta in tutto il territorio montano italiano un costante decremento della neve. Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale tra qualche anno in alcune località turistiche non sarà più possibile sciare".

 

Cambiamento del clima che si lega anche alle perduranti siccità e alla carenza di risorse idriche. Tante le zone, anche in Trentino, finite in difficoltà tra appelli a razionare l'uso dell'acqua, chiusura delle fontane, riduzione delle portate e una "guerra" con il Veneto.

 

"Una risposta per poter sopperire alla crisi dell'acqua può essere quella di puntare sui bacini idrici artificiali", prosegue il presidente della Federazione nazionale dei Consorzi bacino imbrifero montano. "Un tema che merita di essere affrontato senza preconcetti e con un'attenta pianificazione: queste opere non servono solo l'innevamento programmato perché possono essere usati per le necessità agricole e per rendere una zona più attrattiva per il turismo".

 

Insomma, per la FederBim bisogna prepararsi per interpretare le tendenze future perché il turismo legato allo sci, se non monitorato, rischia di compromettere il territorio, anche sul fronte dei servizi e del presidio degli ambienti di montagna. "Non possiamo e non dobbiamo cancellare questo settore che merita grandissimo rispetto, però è necessario pensare a nuovi modi di scoprire l'ambiente e la natura. Le località devono capire come adattarsi alle nuove esigenze".

 

Alla base la diffusione di una cultura più rispettosa dell'ambiente, capire i limiti e sviluppare dinamiche nuove. "Il turismo dell'olfatto, per esempio, e una modalità più green, potenziare una ricettività già diffusa e qualificata. Si deve pensare a creare le situazioni ideali. La FederBim vuole essere protagonista di questo processo e affrontare con responsabilità questi temi che interessano i nostri territori", conclude Pederzolli.

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