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Speculazione sugli alpeggi, la denuncia: “C’è chi punta solo ai contributi poi abbandona le carcasse che diventano carnai a disposizione dei grandi carnivori”

Una lettera per chiedere maggiori controlli contro le speculazione sugli alpeggi è stata consegnata all’assessora Zanotelli, i pastori denunciano anche “la presenza di carcasse insepolte o sommariamente sepolte, veri carnai a disposizione dei grandi carnivori”

Di Tiziano Grottolo - 24 September 2022 - 19:13

 TRENTO. È stata consegnata in questi giorni la lettera indirizzata all’assessora all’agricoltura, Giulia Zanotelli, con alcuni “suggerimenti” per contrastare il fenomeno della speculazione sugli alpeggi. La lettera è firmata a titolo personale dal pastore (attivo dal 1983) Massimo Verbitz e da Michele Corti che fra le altre cose è il presidente dell’associazione Pastoralismo alpino.

 

La questione è molto seria. Nel 2021 per esempio l’Unione allevatori val Rendena scelse clamorosamente di rinunciare all’edizione annuale della manifestazione ‘Giovenche di razza Rendena’ proprio per denunciare quella che venne definita “mafia delle malghe”. Può capitare infatti, e questo è emerso anche da alcune indagini, che pur di accaparrarsi i fondi europei alcuni allevatori scelgono di portare del bestiame in quota salvo poi abbandonarlo al proprio destino. Bestiame che in alcuni casi è persino malato e incapace di sopravvivere. Secondo quanto riferito alcuni allevatori riuscirebbero in questo modo a presentare delle offerte migliori per aggiudicarsi i pascoli e poi mettere in atto questa forma di speculazione che esclude e danneggia soprattutto i colleghi locali.

 

“La diffusione del fenomeno della speculazione sugli alpeggi – spiegano Verbitz e Corti – ha determinato l’aggiudicazione di numerose malghe da parte di soggetti estranei (ma non sempre) al territorio, che puntano esclusivamente ai contributi europei. Ne deriva una situazione che comportata gravi conseguenze non solo sull’accesso ai pascoli degli allevatori locali, ma anche sul benessere animale”.

 

Un’altra pratica scorretta riguarda la presenza di carcasse di animali insepolte, o occultate sommariamente, “veri carnai a disposizione dei grandi carnivori” dicono Verbitz e Corti, che per l’appunto possono attirare orsi e lupi vicino ai pascoli. A tal proposito pure la Provincia ha annunciato che aumenteranno i controlli su malghe e pascoli proprio perché nelle ultime stagioni di alpeggio sono state riscontrate diverse criticità, quasi sempre legate a un utilizzo speculativo delle superfici, con l’assenza di attività di pascolamento delle aree dichiarate.

 

Da qui la richiesta di intervenire con ulteriori misure. “A nostro avviso – prosegue la lettera indirizzata all’assessora – risulterebbe efficace estendere l’obbligo del veterinario responsabile per il codice stalla al codice di pascolo, per disporre di controlli puntuali in merito alla verifica dell’idoneità all’alpeggio del bestiame, alla verifica del carico in Uba (unità di bestiame adulto ndr) e alla ripetizione di queste verifiche a metà alpeggio e allo scarico”.

 

Di seguito la lettera in forma integrale:

 

Oggetto: Suggerimenti riguardo alla prevenzione del fenomeno del “bestiame a perdere” negli alpeggi trentini

 

La diffusione del fenomeno della speculazione sugli alpeggi ha determinato l’aggiudicazione di numerose malghe da parte di soggetti estranei (ma non sempre) al territorio e alla cultura della malga che puntano esclusivamente ai contributi europei. Ne deriva una situazione, come quella verificatisi in val Rendena (ma non solo!), che comportata gravi conseguenze non solo sull’accesso ai pascoli degli allevatori locali, ma anche sul benessere animale. Non si può non osservare anche come la presenza di carcasse insepolte o sommariamente sepolte, veri carnai a disposizione dei grandi carnivori, comporti conseguenze distorsive sulla loro presenza sul territorio e comportamenti che dovrebbero essere tenuti in conto dai responsabili della gestione di questi animali. A nostro avviso, ai fini della prevenzione di tali situazioni, risulterebbe efficace estendere l’obbligo del veterinario responsabile per il codice stalla – già previsto dalle direttive europee e prontamente applicato in provincia di Trento – al codice di pascolo, onde poter disporre (considerata la carenza di personale del corpo forestale e delle Asl) di controlli giurati sui seguenti punti:

• Verifica dell’idoneità all’alpeggio del bestiame;

• Verifica del carico in Uba;

• Ripetizione delle suddette verifiche a metà alpeggio e allo scarico.

 

Inoltre, essendo stata recentemente istituita la figura del conduttore-responsabile per i codici pascolo, sarebbe auspicabile che i medesimi debbano dimostrare idonea qualificazione (esperienza comprovata di gestione zootecnica o partecipazione ad apposti corsi di formazione).

 

Massimo Verbitz (pastore dal 1983, operante da un lustro in Trentino, socio Ass. pastoralismo alpino)

 

Michele Corti (presidente Ass. Pastoralismo alpino)  

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