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Sicurezza in montagna, il casco lo usa il 90% degli sciatori ma solo un terzo di chi va in slittino. Rischio nelle escursioni? Il 40% dei turisti pensa sia nullo. I risultati dell'Eurac

I dati dell'indagine sono stati resi noti dall'Eurac Research, su un campione di oltre 3.800 questionari online e circa 300 turisti intervistati di persona nella zona di Sesto Pusteria: "Esistono differenze importanti nell’equipaggiamento fra scialpinisti e ciaspolatori: più del 90% dei primi indica di portare con sé Artva, sonda e pala, mentre tra i secondi la quota si riduce a meno del 20%"

Foto d'archivio
Di F.C. - 03 dicembre 2022 - 19:05

BOLZANO. Se il 90% degli sciatori utilizza il casco, soltanto un terzo di chi pratica lo slittino afferma lo stesso. Il rischio invece per gli escursionisti viene sottostimato dai turisti: quasi un terzo di quelli intervistati a Sesto pensano che la probabilità di essere vittima di un incidente durante l’escursione che si apprestavano a fare sia pari a zero. E' questo quanto emerso dall'indagine svolta dal team di ricerca di Eurac Research, non rappresentativa, ma utile a inquadrare il fenomeno.

Dall'escursionismo alle ciaspole e slittino: qual è la percezione del rischio degli sport in montagna e qual è la preparazione di chi la pratica? Sono queste le domande che sono state poste nei più di 3.800 questionari online, compilati da persone residenti in Trentino-Alto Adige e Tirolo e ai circa 300 turisti intervistati di persona nella zona di Sesto Pusteria.

 

"Anche grazie all’aiuto delle associazioni di sport in montagna (AVS, SAT, CAI, ÖAV)  - spiega Fabio Carnelli, sociologo di Eurac Research e coordinatore dello studio insieme a Silvia Cocuccioni e Lydia Pedoth - che ci hanno aiutato a diffonderlo, il nostro questionario è stato compilato da 3.841 residenti in Trentino-Alto Adige e Tirolo, prevalentemente iscritte a queste associazioni. Abbiamo inoltre analizzato un caso studio a Sesto Pusteria, una delle zone dell’Alto Adige più amate dagli sportivi ma in cui si verificano anche molti incidenti, intervistando di persona circa 300 turisti".

 

Negli ultimi tempi c'è stato infatti un avvicinamento delle persone alla montagna, una tendenza che per quanto positiva, "è accompagnata da un aumento degli incidenti e quindi pone questioni legate alla responsabilità giuridica", sottolinea Eurac.

 

Il questionario indaga percezione, consapevolezza del rischio e preparazione in 7 diverse attività sportive, sia estive che invernali: escursionismo, arrampicata, mountain bike, scialpinismo, sci in pista, ciaspole e slittino. 

 

Per quanto riguarda la preparazione, tra i rispondenti, si nota una grande attenzione al meteo da parte di tutti i gruppi di sportivi: le previsioni vengono controllate regolarmente, a partire dai giorni precedenti all’uscita.  Anche l’equipaggiamento è adeguato: oltre il 90% degli intervistati indossa calzature adatte e porta con sé una sufficiente quantità di acqua.

 

Esistono differenze importanti nell’equipaggiamento fra scialpinisti e ciaspolatori: più del 90% dei primi indica di portare con sé Artva, sonda e pala, mentre tra i secondi la quota si riduce a meno del 20%, nonostante la legge sull’obbligo entrata in vigore in Italia a inizio 2022. Anche sull’uso del casco emergono forti differenze: tra i rispondenti più del 90% di chi scia in pista lo usa, mentre solo un terzo di chi pratica slittino afferma lo stesso.

 

Le persone che hanno risposto al questionario online identificano correttamente l’escursionismo come una delle attività in cui vengono svolti più interventi da parte del soccorso alpino, mentre i turisti che hanno partecipato al caso studio ne sottostimano i rischi e, invece, reputano particolarmente pericolosa l’arrampicata.

 

Mentre la totalità dei rispondenti online, prevalentemente soci di associazioni, pensa che esista sempre una probabilità di incidente, quasi un terzo dei turisti intervistati a Sesto pensava che la probabilità di essere vittima di un incidente durante l’escursione che si apprestavano a fare fosse pari a zero.

 

Questa differenza si ritrova anche nella percezione del rischio residuo, cioè quello non eliminabile pur attuando tutte le misure di protezione. "Abbiamo chiesto quanto è probabile che a una persona sportiva perfettamente allenata e attrezzata, che conosce il percorso e le condizioni meteo, accada un incidente. Tra i rispondenti al questionario online solo l’1% pensa che il rischio sia pari a zero, mentre tra i turisti intervistati a Sesto questa percentuale sale al 40%", spiega Carnelli.

 

Dai risultati emerge come genere, nazionalità e tipo di sport praticato dai rispondenti non influenzino la percezione del rischio che, invece, sembra correlato a età ed esperienza: con l’aumentare di età ed esperienza aumenta il senso di sicurezza nella pratica delle attività. Anche tra i rispondenti che hanno subito un incidente c’è una maggiore percezione del rischio.

 

I risultati dello studio sono stati presentati a Innsbruck nel corso della conferenza finale del progetto M_Risk, a cui – oltre a Eurac Research – hanno partecipato anche le università di Innsbruck, Trento e Bolzano e costituiscono una base per comprendere quale rilievo possa avere il comportamento della vittima in modo da fornire una risposta equilibrata dal punto di vista giuridico.

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