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Siccità, riaprono i rubinetti al Rifugio Payer. Il gestore: "Grazie alla pioggia siamo riusciti a riempire le cisterne. Fino a ieri si temeva di non arrivare a fine stagione"

Il rifugio aveva dovuto chiudere i rubinetti dei lavandini nell'ultima settimana a causa della scarsità di acqua delle sue cisterne. Wöll: "Con la siccità in corso siamo dovuti passare al piano 'risparmio acqua', ma ora possiamo stare tranquilli almeno per tutto il mese. Qui ci sono escursionisti esperti, capiscono le dinamiche della montagna"

Di Francesca Cristoforetti - 18 agosto 2022 - 20:00

STELVIO. "Chiuso per mancanza di acqua, ci scusiamo per il disagio". Questa era l'insegna posta sopra i rubinetti del Rifugio Julius Payer sull'Ortles, a 3.029 metri di quota sulla cresta rocciosa tra il passo e la cima di Tabaretta, che domina le valli di Trafoi e di Solda, in Alto Adige.

 

"Abbiamo rimosso il cartello proprio oggi (18 agosto ndr) a seguito delle forti precipitazioni che ci sono state - spiega il gestore Bernhard Wöll a Il Dolomiti - grazie alla pioggia siamo riusciti a riempire nuovamente le nostre cisterne. Stavamo iniziando a preoccuparci ma così possiamo stare tranquilli per tutto il mese se non fino a fine stagione".

 

Siccità e crisi idrica hanno colpito anche i corsi d'acqua in montagna e con l'inizio della stagione non sono mancate le preoccupazioni da parte dei rifugisti che hanno dovuto fare i conti fin da subito con il razionamento dell'acqua. Molte sono infatti le malghe che si trovano senza un allacciamento diretto con l'acquedotto e con le sorgenti al minimo. C'è invece chi, come il rifugio Gonnella sul Monte Bianco soltanto a metà luglio è stato costretto a chiudere anticipatamente.

 

"Con la siccità in corso siamo dovuti passare al piano 'risparmio acqua' - prosegue il gestore - per questo abbiamo dovuto chiudere i rubinetti utilizzati dagli escursionisti per lavarsi, avendo poca acqua nelle cisterne e per fare in modo che fosse garantita quella per i gabinetti. Nessuno dei nostri ospiti si è mai lamentato di questo però: questo luogo è frequentato da escursionisti esperti, che si fermano al massimo una notte e usano la struttura come appoggio, conoscono le dinamiche dell'ambiente montano".

 

Wöll gestisce la struttura da 7 anni, ma la sua famiglia è nel rifugio da generazioni, dalla Seconda guerra mondiale e di estati in alta quota ne ha trascorse tante: "La siccità ci ha colpito molto sia quest'anno che lo scorso, che sono stati tra i peggiori - conclude il gestore - noi ci riforniamo grazie alla neve caduta in inverno e da un piccolo ghiacciaio sotto le cime. Da quando sono diminuite le precipitazioni abbiamo avuto molti più problemi".

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