Contenuto sponsorizzato

Per anni ha sistemato la Bepi Zac, ora Defrancesco dice 'basta': "Troppe responsabilità: la montagna sta cambiando"

Livio Defrancesco, dopo anni dedicati alla certosina manutenzione della ferrata Bepi Zac ha deciso di passare il testimone: "A causa del cambiamento climatico la montagna sta cambiando: chi si prende cura delle sue vie, giorno dopo giorno, è chiamato a assumersi carichi di responsabilità troppo gravosi"

Di S.D.P. - 05 dicembre 2022 - 18:48

MOENA. "Il cambiamento climatico si sta mostrando in ogni dove e i rischi paiono essere sempre più dietro l'angolo. Chi si prende cura della montagna e delle sue vie giorno dopo giorno è chiamato a assumersi carichi di responsabilità sempre maggiori". Sono queste le parole di Livio Defrancesco, che dopo anni dedicati alla certosina manutenzione della ferrata Bepi Zac ha deciso di passare il testimone, scrivendo una lettera al Servizio turismo e sport della Provincia. 

 

"L'hanno tenuta chiusa per due anni, l'hanno riaperta e infine richiusa, perché pochi giorni dopo il via libera c'era già stato un nuovo crollo - premette Defrancesco a Il Dolomiti -. Per lungo tempo mi sono dedicato alla sistemazione e messa in sicurezza della ferrata Bepi Zac, sostituendo funi e chiodi rotti e liberando la via da sassi pericolanti. Insieme a me, volontari che si sono prodigati ma anche 'decimati', perché il contributo che si riceve per questo tipo di interventi non è mai molto alto, o almeno non quanto il carico di responsabilità", rivela.

 

Il noto itinerario alpinistico della val di Fassa si snoda lungo le creste della Campagnaccia e Costabella ed è raggiungibile partendo dal passo San Pellegrino, permettendo di riscoprire quei luoghi segnati dai combattimenti della Grande guerra: una via che negli anni ha attirato innumerevoli escursionisti.

 

Il 21 dicembre 2016 l'associazione "Sul fronte dei ricordi" prendeva in carico la ferrata P02 (nota come "Bepi Zac") allo scopo di "dedicarsi alla sua manutenzione - sottolinea il presidente Livio Defrancesco -. Cosa che continueremo a fare ma 'solo' fino al 31 dicembre 2022". La fine di quest'anno segnerà infatti anche la fine del contratto firmato dall'associazione che "con l'anno 2023 recederà dalla responsabilità di mantenere l'agibilità della via P02", come scrive lo stesso Defrancesco in una missiva indirizzata al Servizio turismo e sport della Provincia. 

 

Non è stata un decisione presa a cuor leggero, quella di Livio, che le montagne della val di Fassa le ha percorse in lungo in largo e le conosce a menadito: "La natura rocciosa della zona sulla quale si snoda la Bepi Zac è fragile e i rischi, potenzialmente, ci sono - spiega - nonostante la messa in sicurezza, non si può mai essere sicuri al 100% che non avvengano incidenti, che spesso conducono nelle aule di tribunale", sottolinea, aggiungendo che "la risposta al problema della fragilità dei versanti montuosi non dovrebbe essere aggiungerci altro cemento, ma questa è un'altra storia".

 

La vicenda relativa alla "Bepi zac" è simile a quella di molte altre. A temere possibili ripercussioni sono state anche le "Regole d'Ampezzo" di Cortina, storico ente che gestisce proprietà collettive, che ha scelto di liberarsi della gestione di vette, crode, sentieri e torrenti alla luce dei pericoli causati dal cambiamento climatico, restituendoli al demanio statale.

 

"In seguito in particolare alla tragedia avvenuta lo scorso 3 luglio sulla Marmolada, chi ha responsabilità su percorsi escursionistici e alpinistici ha cominciato a porsi delle domande - aggiunge Defrancesco -. Alcuni, finendo per scegliere di abbandonare impegni portati avanti, con passione, da anni". Così, ha scelto di fare, a malincuore, anche il presidente dell'associazione "Sul fronte dei ricordi": "Se malauguratamente dovesse accadere qualcosa a qualche alpinista sulla Bepi Zac in tribunale ci finirei io - dichiara -. Non sono mancate negli ultimi anni cause di questo genere, anche da milioni di euro. La verità è che la montagna sta cambiando (a causa del cambiamento climatico ndr) e di conseguenza la mole di responsabilità sulle spalle di chi si occupa di percorsi e sentieri si fa più gravosa: se la legislazione non cambia, molte 'vie' finiranno per rimanere chiuse".

 

Per molti 'gestori' della montagna quella "difensiva" pare attualmente l'unica via percorribile, scegliendo di allontanarsi (seppur con dispiacere) da luoghi amati, curati e a lungo protetti al fine di "evitare di finire in tribunale risarcendo somme che possono arrivare a sfiorare il milione di euro". Non resta che chiedersi, in assenza dei suoi 'custodi', cosa ne sarà delle montagne e delle sue "vie".

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Politica
30 gennaio - 21:41
La Lega, Forza Italia, Associazione Fassa, La Civica, Autonomisti Popolari e Progetto Trentino da una parte, dall'altra parte c'è il partito di [...]
Montagna
30 gennaio - 20:20
Tempi di bilanci in Valsugana, il direttore dell'Azienda per il turismo d'ambito: "Importante rilancio sui Mercatini di Natale di Pergine [...]
Montagna
30 gennaio - 19:42
Diventa sempre più frequente che molti clienti "pretendano" in quota lo stesso trattamento di un ristorante a valle, "senza rendersi conto delle [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato