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“Sarebbe molto più facile fare allevamento in montagna senza lupi e orsi”, le richieste degli allevatori dell’Euregio per “snellire” la gestione dei grandi carnivori

In tempo di elezioni i giovani agricoltori dell’Euregio hanno avanzato delle richieste per quello che definiscono un problema comune: “I grandi carnivori non conoscono confini per questo non devono conoscerli neanche le norme di gestione”

Di Tiziano Grottolo - 05 agosto 2022 - 11:37

TRENTO. I grandi carnivori rappresentano da sempre un argomento che divide l’opinione pubblica, di certo da quando sono tornati a ripopolare l’arco alpino l’approccio alla montagna (comprese le attività economiche) è cambiato, ma ancora non è stato raggiunto un equilibrio fra la tutela dei selvatici e chi è danneggiato dalla loro presenza.

 

In Italia però le elezioni sono vicine e in genere per queste occasioni la questione dei grandi carnivori viene sempre rispolverato. Probabilmente non è un caso che le rappresentanze dei giovani agricoltori e allevatori di Trentino, Alto Adige e Tirolo (sotto le sigle di Agia, Sbj, Tjl) si siano incontrate lo scorso 3 agosto, a Cortaccia (in provincia di Bolzano), per confrontarsi su quello che viene definito “un problema comune”, i grandi carnivori appunto.

 

Va specificato che questa non è la posizione di tutti gli allevatori o gli agricoltori ma è comunque condivisa da una buona parte dei lavoratori del settore. “La crescente diffusione dei grandi carnivori sulle Alpi porta con sé un pericolo sempre più grande per l’agricoltura di montagna”, spiegano i giovani agricoltori dell’Euregio. “I media in Alto Adige e Tirolo riportano giornalmente attacchi da lupo alle greggi sui pascoli. In Trentino sia l’agricoltura che la società in generale devono confrontarsi con l’alto numero di orsi presenti”.

 

Secondo i dati ufficiali, nel 2021, in Trentino sono stati rilevati 463 danni da grandi carnivori: 301 da orso e 162 da lupo; nessuno da lince e sciacallo dorato. Complessivamente sono stati liquidati 337.587,80 euro di indennizzo, di cui 172.373,94 euro per danni da orso e 165.213,86 euro per danni da lupo. Un aumento che la Provincia definisce “grossomodo proporzionato all’aumento delle popolazioni di lupi (60%) e orsi (8%)”. Per quanto riguarda il numero invece si stimano un centinaio di plantigradi e 26 branchi di lupi (alcuni di questi con un home range che solo parzialmente ricade entro i confini provinciali).

 

Secondo le associazione dei giovani agricoltori dal momento che “i grandi carnivori non conoscono confini – allora – non devono conoscerli neanche le norme di gestione”. Anche per questo si chiede un monitoraggio del numero di lupi presenti su tutto l’arco alpino con una banca dati a livello dell’Euregio. “In Austria ci sono già lupi problematici, che sono stati assegnati al prelievo, ma cosa succede se questi lupi passano il confine? In Italia restano lupi problematici ma non possono venire prelevati”, dichiara Bettina Hechenberger, responsabile provinciale dei giovani agricoltori tirolesi.

 

“Quando gli animali allevati non possono più venire alpeggiati e di conseguenza i pascoli vengono abbandonati al bosco, si perde molta biodiversità. La funzione ricreativa delle malghe andrebbe persa completamente assieme a tutte le specie erbacee e questo sarebbe fatale per il turismo nelle regioni di montagna”, sostiene il referente provinciale dei giovani agricoltori sudtirolesi Raffael Peer. Mentre secondo Alessio Chistè, responsabile provinciale dell‘Associazione giovani imprenditori agricoli di Cia Trentino, “l’allevamento in malga rappresenta un pezzo fondamentale della nostra cultura contadina, una grande attrattiva per gli ospiti che vengono nella nostra regione”. I rappresentanti del settore lamentano inoltre la chiusura di 2.000 aziende nell’arco degli ultimi dieci anni.

 

Va detto che però che il valore economico degli animali predati viene rimborsato, anche se non si può far nulla per quello affettivo, inoltre le province di Trento e Bolzano finanziano la costruzione di opere di prevenzione, compreso l’acquisto di cani da guardiania. Per alcuni allevatori però questi cani non possono essere utilizzati per via delle frequentazioni turistiche. “Questi cani – spiegano – vengono addestrati a proteggere le greggi e per questo possono diventare aggressivi anche nei confronti di chiunque si avvicini ad essi. Molti malgari temono le conseguenze di un eventuale attacco dei cani da guardiania ai frequentatori della montagna”. Eppure esistono esperienze che dimostrano come la convivenza fra cani da guardiania e turisti sia possibile.

 

“La biodiversità – dicono gli allevatori – deve venire protetta senza lasciar prendere il sopravvento al lupo e all’orso”. Alla fine dell’incontro i giovani agricoltori erano concordi su un punto: “Sarebbe molto più facile fare allevamento in montagna senza i grandi carnivori”. Al contempo però le organizzazioni però si dicono realiste, “consapevoli che questa non sia una strada praticabile”. Così è stato firmato un documento congiunto che con le richieste del comparto che verrà inviato ai rappresentanti istituzionali dove si chiede che “l’allevamento in montagna venga sostenuto e la burocrazia nella gestione dei gradi carnivori sia più snella possibile”.

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