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Morti sul lavoro, Bolzano quarta peggiore provincia d'Italia. Il Trentino Alto Adige in ''zona rossa''. Verona e Belluno i luoghi più a ''rischio'' del Veneto

Con i 19 morti sul lavoro avuti nei primi sei mesi in regione il Trentino Alto Adige è nella fascia più preoccupante assieme a Valle d'Aosta, Molise e Calabria. La situazione nazionale vede una crescita dei morti sul lavoro del 164% rispetto allo stesso periodo del 2021 quando però si contavano tantissimi decessi Covid (con i vaccini si è passati da 367 morti nel 2021 a 11 nel 2022)

Pubblicato il - 30 luglio 2022 - 12:02

TRENTO. Bolzano al 4° posto in Italia, Trento al 13°, Verona al 23esimo e Belluno al 25esimo. Sono tutte nel range dei peggiori i nostri territori per quanto riguarda l'incidenza di morti sul lavoro rispetto agli occupati. La stima è fatta dall'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre che mostra chiaramente come il contesto degli infortuni sul posto di lavoro stia assumendo dei contorni davvero preoccupanti.

 

I dati mostrano un calo del primo semestre del 2022 rispetto al precedente del 2021 del 14% di morti sul lavoro ma solo perché, fortunatamente, grazie ai vaccini, sono diminuiti enormemente gli infortuni mortali per Covid (nei primi sei mesi del 2021 erano stati 367 mentre in questi primi sei mesi del 2022 sono stati 11). Ma a preoccupare è il ritorno dei decessi legati ad incidenti. Che secondo le stime dell'Osservatorio di Mestre è addirittura peggiorata rispetto al 2021. A fronte di un’apparente diminuzione, il numero di infortuni mortali sul lavoro, ripulito dalle morti per Covid, cresce addirittura del 164% rispetto all’anno precedente. E a finire in ''zona rossa'' con un'incidenza maggiore del 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 15,2 ogni milione di lavoratori) sono: Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Calabria e Molise

 

“Anche a chiusura del primo semestre del 2022 il decremento della mortalità complessivo rispetto al 2021 (-14 %), risulta essere fortemente “contaminato” dalla quasi totale assenza dei decessi per Covid nel 2022 rispetto al 2021: lo scorso anno - spiega Mauro Rossato presidente dell'Osservatorio - infatti, nel primo semestre, gli infortuni mortali per Covid erano 367 su 538. Quest’anno sono solo 11 su 463. Ciò significa che gli infortuni mortali “non Covid” sono passati dai 171 del 2021 ai 452 del 2022, con un eclatante e drammatico incremento del 164%. I numeri degli infortuni mortali sul lavoro tornano quindi ai dati già visti negli anni prima della pandemia, come se nulla fosse cambiato. Sono 463 i lavoratori che hanno perso la vita da Nord a Sud del Paese nei primi sei mesi del 2022, con una media angosciante di 77 morti sul lavoro ogni 30 giorni. In netto aumento, inoltre, le denunce di infortunio, che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso aumentano del 43,3%.”.

 

Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre non ha dubbi: la tragedia delle morti sul lavoro nel nostro Paese non conosce la parola “fine”. “Una recrudescenza dell’emergenza che si legge bene nelle denunce totali di infortunio – sottolinea Mauro Rossato – considerando tutti gli infortuni, mortali e non, l’incremento continua ad essere del 43,3% rispetto al 2021, arrivando a quota 382.288. E in questo totale, le denunce “non Covid” aumentano del 41 % passano da 213.853 a 301.294. Nel 2022 aumentano anche le denunce Covid, da 52.951 a 80.994. E i settori della Sanità, Attività Manifatturiere e dei Trasporti rimangono sempre in cima alla graduatoria”.

 

Accanto ai numeri poi c’è il calcolo del rischio reale di morte dei lavoratori, regione per regione e provincia per provincia. L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, analizza infatti l’indice di incidenza della mortalità, cioè il rapporto degli infortuni mortali rispetto alla popolazione lavorativa regionale e provinciale, la cui media in Italia nei primi sei mesi dell’anno è di 15,2 decessi ogni milione di occupati. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico anche tra regioni con un numero di lavoratori diverso.

 

Queste sono le zone divise per colori

Zona rossa: Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige, Calabria e Molise.

In zona arancione: Puglia, Toscana, Sicilia, Veneto, Emilia Romagna, Piemonte, Marche e Umbria.

In zona gialla: Lombardia, Lazio, Campania e Abruzzo.

In zona bianca: Sardegna, Basilicata, Liguria e Friuli Venezia Giulia.

 

E poi ci sono le singole province. La peggiore è quella di Alessandria con 9 vittime su 171.586 occupati che si traduce in 52,5 infortuni mortali ogni milione di occupati. Segue Frosinone (47,5), Asti (45) e Bolzano con 11 morti totali su oltre 249mila occupati che si traduce in 44 morti ogni milione di occupati. Trento è tredicesima con 8 morti su 237mila occupati (33,7), Verona ne ha registrati 10 (24,3), Belluno 2 su 101mila occupati (23,3). La media nazionale è di circa 15 decessi ogni milione di occupati. 

 

La fascia d’età più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è sempre quella tra i 55 e i 64 anni (125 su un totale di 342). Ma l’indice di incidenza più alto di mortalità rispetto agli occupati viene rilevato ancora tra i lavoratori più anziani, gli ultrasessantacinquenni, che registrano 46,8 infortuni mortali ogni milione di occupati. L’incidenza di mortalità minima rimane, invece, ancora nella fascia di età tra 25 e 34 anni, (pari a 8,2), mentre nella fascia dei più giovani, ossia tra 15 e 24 anni, l’incidenza risale a 9,9 infortuni mortali ogni milione di occupati.

 

Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro nei primi sei mesi del 2022 sono 29 su 342. In 26, invece, hanno perso la vita in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro. Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro sono 57. Il martedì si conferma anche nei primi sei mesi 2022 come il giorno della settimana in cui si è verificato il maggior numero di infortuni mortali.

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