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L’esercito di lavoratori in nero presente in Italia non conosce crisi. La Cgia: ''La pandemia ha aggravato la situazione''

L’economia sommersa presente in Italia “genera” ben 76,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Una piaga sociale ed economica che, a livello geografico, presenta differenze molto importanti. In Trentino l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale è del 3,6%

Di G.Fin - 31 luglio 2022 - 11:51

TRENTO. Prima il Nord e poi il Mezzogiorno. L’esercito di lavoratori in nero presente in Italia non conosce crisi. Una situazione che la pandemia ha ulteriormente aggravato. 

 

Secondo gli ultimi dati disponibili , in Italia sono stati registrati 3,2 milioni di occupati irregolari. In termini assoluti è il Nord l’area del Paese con il maggior numero di occupati irregolari pari a 1.281.900, seguita dal Mezzogiorno con 1.202.400, mentre al Centro se ne contano 787.700. 

 

Tuttavia, la classifica cambia se si considera il tasso di irregolarità, cioè l’incidenza del lavoro irregolare sul totale della occupazione (sia quella regolare che quella non regolare). 

 

In questo caso l’area del Paese con una significativa maggiore incidenza del lavoro irregolare è il Mezzogiorno (17,5 per cento) in cui si stimano 17,5 occupati irregolari ogni 100, mentre al Centro ve ne sono 13,1 e al Nord circa 10.  I dati sono stati forniti nell'ultimo studio della Cgia di Mestre che ha spiegato come il cosiddetto “lavoro forzato” sia sempre più diffuso. 


Secondo l'analisi fatta dalla Cgia, una parte, se pur minoritaria, di chi lavora irregolarmente è rappresentata da un esercito di “invisibili”  che  non sono alle “dipendenze” né di caporali né di imprenditori aguzzini ma, attrezzati di tutto punto, si spostano in maniera del tutto autonoma e indipendente per fare lavori santuari. 

 

A livello nazionale all’inizio del 2020 l’Istat stimava in poco più di 3,2 milioni le persone che quotidianamente per qualche ora o per l’intera giornata si recavano nei campi, nelle aziende, nei cantieri edili o nelle abitazioni degli italiani per esercitare un’attività lavorativa irregolare. 

 

Siamo propensi a ritenere che a seguito della crisi pandemica registrata in questi ultimi 2 anni e mezzo che ha provocato un forte incremento dei lavoratori in Cig e un impoverimento generale delle fasce sociali più deboli – spiegano dalla Cgia di Mestre - il numero dei lavoratori irregolari e gli effetti economici di questo fenomeno presenti in Italia siano aumentati in misura importante, soprattutto nelle aree del Paese che tradizionalmente sono più fragili e arretrate economicamente”. 

 

I DATI DELLE REGIONI
L’economia sommersa presente in Italia “genera” ben 76,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Una piaga sociale ed economica che, a livello geografico, presenta differenze molto importanti. Il Veneto,  ancorché registri oltre 203 mila lavoratori occupati irregolarmente, è il territorio che, dal punto di vista economico, è meno interessato d’Italia da questo triste fenomeno.

 

Il tasso di irregolarità, infatti, è pari all’8,8 per cento, mentre l’incidenza del valore aggiunto prodotto dal lavoro irregolare sul totale regionale è pari al 3,5 per cento; la percentuale più bassa presente nel Paese. Sempre dall’osservazione di quest’ultimo indicatore, subito dopo scorgiamo la Lombardia, la Provincia Autonoma di Bolzano e la Provincia Autonoma di Trento tutte con un’incidenza del 3,6 per cento e successivamente il Friuli Venezia Giulia con il 3,7 per cento. Viceversa, le situazioni più critiche si registrano nel Sud. 

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