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Guerra, pandemia, inflazione ma l'Fmi alza le stime per il Pil italiano nel 2022 (l'unico Paese nel G7). Collini: "Ecco perché con Draghi il sistema ha retto"

Rispetto alle stime d'aprile, il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo la crescita del Pil italiano nel 2022 (l'unico Paese nel G7), superando le aspettative di Germania e Francia: l'ex rettore dell'Università di Trento Paolo Collini spiega a il Dolomiti cosa sta succedendo in questa fase all'economia del nostro Paese

Di Filippo Schwachtje - 06 August 2022 - 06:01

TRENTO. L'Italia è l'unico Paese del G7 per il quale il Fondo Monetario Internazionale ha rivisto al rialzo nelle scorse settimane, nonostante l'impatto della crisi innescata dalla guerra in Ucraina, le stime di crescita del Prodotto interno lordo per il 2022, passate dal 2,3% di aprile al 3%, con una crescita di 0,7 punti percentuali: per il nostro Paese ci si attende una crescita quest'anno maggiore anche di quella di Germania e Francia, nonostante un outlook in calo per il 2023 (quando la crescita del Pil è prevista rallentare al +0,7%, un punto percentuale in meno rispetto alle previsioni precedenti). Ma cosa ha causato in questa fase il moderato ottimismo dell'Fmi nei confronti dell'economia italiana?

 

Secondo l'ex rettore dell'Università di Trento Paolo Collini, si tratta di “un elemento strutturale”. Al di là infatti degli effetti della guerra, spiega il professore a il Dolomiti: “L'Italia ha sofferto di più di altri Paesi durante la pandemia e c'erano quindi spazi di ripresa maggiore, ma a contribuire sono stati molti fattori”. Uno di questi, dice Collini, è stata per esempio la protezione all'occupazione garantita dal sistema di welfare italiano. “Pensiamo al caso degli aeroporti di mezza Europa – precisa –, finiti nel caos in questo momento per la mancanza di lavoratori. In Italia il largo utilizzo fatto della Cassa integrazione ha dato modo al Paese di riprendersi più facilmente in molti ambiti. I sistemi produttivi, diciamo, sono stati in molti casi messi a riposo, ma mantenuti”.

 

Un altro elemento, meno positivo forse, è quello relativo al dato sull'edilizia: “Vediamo in questo contesto grandi numeri – spiega l'ex rettore di UniTn – ma la spinta in questo caso è data ovviamente dall'effetto del bonus 110%, che ha in sostanza dato a chi decideva di fare lavori più soldi di quanti ne spendeva. Ma sostenere in questo modo l'economia, diciamo, non è difficile. È stata una misura forse utile in qualche modo per dare uno slancio, ma il suo effetto va messo in conto. Il governo Draghi ha poi lavorato a delle correzioni ma sicuramente si è trattato di una misura molto generosa”.

 

Complessivamente comunque, il sistema in Italia è stato in grado di reggere l'urto della crisi innescata dalla guerra in Ucraina, anche grazie alle politiche messe in campo per salvare le aziende: “Non abbiamo – continua Collini – un numero molto elevato di realtà che, dopo un anno e mezzo di crisi profonda, hanno chiuso i battenti. E bisogna poi contare anche il peso significativo che in Italia riveste il turismo, ripartito in maniera molto importante quest'anno e che ha quindi rimesso in moto una fetta considerevole dell'economia del nostro Paese. Va poi detto che il settore, un po' come l'agricoltura, soffre grandemente della mancanza di stagionali, legata in parte a regole non favorevoli per i trasferimenti transfrontalieri”.

 

A sostenere il sistema produttivo italiano è stata anche la sua dimensione 'medio-piccola', sottolinea l'ex rettore, con molte realtà familiari che sono riuscite a sopravvivere solo grazie ad enormi sacrifici. Sacrifici che attori strutturati differentemente forse non avrebbero potuto sopportare. “Oggi - dice in definitiva Collini - abbiamo una finanza pubblica con una prospettiva di disponibilità e risorse sull'anno nuovo migliore di quanto si pensava”. Un fattore importante il cui merito, continua il professore, va al governo Draghi: “Penso che l'esecutivo abbia fatto bene il suo lavoro, con priorità chiare e senza mosse propagandistiche, portando avanti uno sforzo riformatore, anche sulla spinta delle politiche europee legate al Pnrr, per realizzare miglioramenti strutturali a lungo termine”.

 

Al di là dei dati positivi relativi alle stime per il 2022 (ed il taglio della crescita, come detto, previsto dall'Fmi per il 2023) secondo il capo economista del Fondo Pierre Oliver Gourinchas però, l'incertezza politica è aumentata in Italia dopo la crisi di governo, mettendo potenzialmente a repentaglio quelle stesse riforme inaugurate dal governo Draghi. “L'ex presidente della Bce – conclude Collini – si è mosso bene per quanto riguarda la campagna di vaccinazione e poi sull'agenda di riforme concordata con l'Ue: ora ci troviamo davanti a sfide molto importanti. Quella più grande è continuare su quel percorso di riforme, affrontando nel contempo la situazione nuova che verrà a crearsi sui mercati finanziari e le problematiche relative alla sicurezza nel contesto geopolitico internazionale. Il governo in definitiva ci ha portato ad avere una crescita, sui due anni, che sfiorerà probabilmente il 10%, le politiche portate avanti sono state sensate e Draghi ha saputo fare bene il suo lavoro, con serietà, dando dei messaggi giusti: ha fatto ciò che ci si aspettava da lui”.

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