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Dopo l’inchiesta de Il Dolomiti per combattere gli alloggi turistici “fantasma” arriva il codice identificativo obbligatorio: per chi sgarra multe fino a 5.000 euro

Il codice identificativo per gli alloggi turistici sarà esteso a tutte le strutture ricettive (compresi gli agriturismi) che dovranno esporlo su una targhetta, anche i portali che pubblicizzano gli appartamenti dovranno pubblicarlo assieme all’inserzione

Di Tiziano Grottolo - 23 novembre 2022 - 11:03

TRENTO. Per gli appartamenti turistici e le altre strutture turistiche sono in arrivo importanti novità: con una legge di prossima approvazione infatti il codice identificativo per gli alloggi turistici sarà esteso a tutte le strutture ricettive, così come previsto da una norma nazionale. Gli alloggi per tempo libero e vacanza dovranno apporre la targhetta all’esterno dell’immobile, l’obbligo riguarda anche gli agriturismi.

 

Non solo, perché chi svolge attività d’intermediazione immobiliare e i soggetti che gestiscono portali telematici e che pubblicizzano, promuovono o commercializzano le strutture ricettive e gli alloggi per uso turistico dovranno pubblicare il codice identificativo turistico provinciale sugli strumenti utilizzati. Il cosiddetto codice Cipat dovrà essere indicato ed esposto in modo tale da garantire la visibilità e un facile riconoscimento da parte degli utenti.

 

Per chi sgarra la normativa prevede sanzioni che vanno dai 500 fino a 5.000 euro per ogni attività pubblicizzata, promossa o commercializzata. In caso di reiterazione della violazione la sanzione sarà maggiorata del doppio.

 

In questo modo la Provincia intende porre un freno al fenomeno dei cosiddetti alloggi turistici “fantasma”. Come anticipato da un’inchiesta de Il Dolomiti, solo nell’Alto Garda, sarebbero circa 300 gli appartamenti turistici “fantasma” che vengono affittati senza però essere registrati negli appositi registri. Questo almeno quanto emerge dal software statunitense che l’Apt Garda Dolomiti ha utilizzato per mappare l’andamento annuale del mercato immobiliare.

 

Questa forma di evasione, oltre a far aumentare in maniera sproporzionata i prezzi degli affitti per i residenti, potrebbe essere molto diffusa. Recentemente la guardia di finanza di Cavalese ha identificato 140 persone che per non pagare l’Imis avevano trasferito la loro residenza in montagna, anche se poi in realtà usavano l’abitazione solo per brevi periodi di vacanza o peggio ancora la affittavano ai turisti. Tutto ciò ha generato un ammanco per oltre 550mila euro.

 

Nell’Alto Garda invece, incrociando i dati raccolti con il software e quelli presenti sulle varie piattaforme come Air B&B l’Apt ha ottenuto nomi e cognomi di chi affitta, ma anche gli indirizzi, il numero di stanze e persino i prezzi degli appartamenti turistici presenti nei comuni di Riva del Garda, Arco, Nago-Torbole, Tenno, Ledro, Dro e Drena. Come già anticipato sono oltre 1.700 gli alloggi occupati dai turisti, circa 300 in più di quelli che alla Provincia (dato gennaio 2021) risultavano regolarmente muniti di codice Cipat. Sarebbero invece un’ottantina quelli di cui l’Apt non è riuscita a reperire i dati in merito all’iscrizione (obbligatoria come il codice Cipat) nel registro provinciale Dtu.

 

Le incongruenze potrebbero essere l’indizio di una forte evasione fiscale, compreso il mancato pagamento della tassa di soggiorno. Quest’ultima è una questione che dovrebbe stare particolarmente a cuore alle varie amministrazioni visto che la tassa di soggiorno, almeno in parte, ritorna nelle casse comunali pertanto dovrebbe esserci tutto l’interesse per scoprire se qualcuno non sta rispettando le regole. Per fare un esempio, secondo i calcoli del consigliere del Partito Democratico Alessio Zanoni solo al Comune di Riva (ogni anno) verrebbero a mancare circa 91mila euro. Inoltre potrebbero configurarsi degli abusi edilizi qualora dei vani fossero stati riconvertiti senza i dovuti permessi.

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