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Si addormenta mentre allatta, bimbo muore tra le braccia della mamma. Parlano le ostetriche: "Basta colpevolizzare donne e professionisti"

Sull'episodio sono attualmente in corso le indagini. La presidente Vaccari: "In tutta Italia abbiamo 20.858  ostetriche iscritte all'albo, di cui l'80% lavora nel Ssn: ne avremmo bisogno di altre 20mila per soddisfare al meglio la necessità di salute delle donne". Masè: "Cerchiamo invece di attivarci per garantire che il momento dell'allattamento avvenga in totale sicurezza"

Di Francesca Cristoforetti - 24 gennaio 2023 - 17:25

TRENTO. "Colpevolizzare la donna o i professionisti non serve a nulla. Ribadiamo la nostra grande vicinanza al dolore di questa donna: è un evento drammatico e non necessariamente conseguente a una leggerezza". Sono chiare le parole di Caterina Masè, vicepresidente della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica ed ex presidente del Collegio provinciale delle ostetriche di Trento dal 2009 al 2021 riguardo a quanto avvenuto il 7 gennaio scorso, quando un neonato è morto fra le braccia della mamma che si era addormentata mentre lo stava allattando.

 

L'episodio, che ha sollevato moltissimo dibattito a livello nazionale, è avvenuto il 7 gennaio scorso nel reparto di ginecologia dell’ospedale Pertini di Roma, dove la neo mamma era ricoverata. Sul fatto stanno sono attualmente in corso le indagini.

 

A intervenire anche la presidente di Fnopo, Silvia Vaccari. "In tutta Italia abbiamo 20.858  ostetriche iscritte all'albo, di cui l'80% lavora nel Ssn. Per soddisfare al meglio la necessità di salute delle donne avremmo bisogno di altre 20mila professioniste e professionisti in più. Abbiamo avuto un colloquio lo scorso 10 gennaio con il ministro della Salute Orazio Schillaci, a cui abbiamo chiesto di investire risorse, lavorare sulla formazione e implementare il numero su tutto il territorio".

 

"Una madre può essere stanca sia dopo il parto che anche durante le coccole con il bambino - aggiunge Masè - non cerchiamo di colpevolizzare né la mamma né i professionisti sanitari. cerchiamo invece di attivarci per garantire che il momento dell'allattamento e del puerperio avvenga in totale sicurezza: dobbiamo garantire tutto il supporto e l'aiuto necessario a una donna".

 

Le polemiche sollevate in questi giorni rischiano infatti di essere nocive. "Non è togliendo il bambino alla mamma e lasciandolo al nido - sostiene la vicepresidente - che si allegerisce la sua stanchezza. Stiamo perdendo il focus del problema che è prendersi cura della donna e delle sue esigenze: offrire aiuto sia a livello di politiche sociali che garantire un numero adeguato di ostetriche in un reparto, in rapporto alle pazienti e ai loro piccoli, così come permettere la presenza continuativa di un famigliare. In linea generale a livello nazionale si può parlare di una grande carenza di queste figure professionali. Anche in ospedale tempi e modalità per assicurare la necessaria assistenza a mamma e bambino devono essere personalizzati".

 

Un bambino e una mamma "non necessitano di interventi assistenziali continuativi, ma di una presenza professionale e famigliare costante anche all'interno strutture. Tutti gli sforzi per le grandi conquiste, come il rooming in e la promozione dell'allattamento al seno a richiesta, potrebbero essere vanificate con questo dibattito. L'assistenza della diade mamma-bambino comporta necessariamente un impegno assistenziale e organizzativo maggiore", conclude Masè.

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