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Medici 'gettonisti', la testimonianza: "Colleghi che accorpano 5 turni di notte per 1.200 euro al giorno". Ecco cosa accade dove le cooperative entrano nella sanità pubblica

Se in Trentino si parla solo di liberi professionisti come gettonisti, in altre regioni come le Marche si stanno affermando sempre di più le cooperative. L'intervista raccolta da Il Dolomiti: "Prima turni massacranti, ora ho di nuovo una vita con 120 ore al mese rispetto alle 160 nel pubblico. La situazione era diventata insostenibile come medico d'urgenza al pronto soccorso"

Di Francesca Cristoforetti - 24 novembre 2022 - 20:02

TRENTO. "Ho lavorato nel pubblico per 12 anni, da quando ho iniziato la mia professione. La situazione però è diventata insostenibile, tra turni massacranti e poche ferie, non avevo più una vita privata. Per questo a febbraio scorso ho deciso di diventare 'gettonista' in una cooperativa, ma è stata una scelta estremamente sofferta". Stefania (nome di fantasia per tutelare l'anonimato) ha 42 anni e ha sempre lavorato al pronto soccorso come medico d'urgenza nelle Marche. Ora è tornata a lavorare nello stesso reparto, "non più da dipendente pubblico ma da libera professionista", racconta intervistata da il Dolomiti.

 

E' noto ormai da tempo che il nostro sistema sanitario nazionale, indebolito ancora di più dopo la pandemia, stia arrancando. Per correre ai ripari e compensare la costante carenza di personale il settore pubblico sta ricorrendo in maniera sempre più ingente alla soluzione dei medici "a gettone", liberi professionisti assoldati dal sistema pubblico per coprire i "buchi" nella turnistica. Se in Trentino il fenomeno, che è ben radicato sul territorio, si "limita" ai lavoratori autonomi, nel resto d'Italia si sta affermando una realtà ben più complessa, quelle delle cooperative, che reclutano personale medico, mettendolo a disposizione all'interno dei reparti in base alle esigenze.

 

In questo modo diventano evidenti alcune problematiche (già evidenziate in diversi approfondimenti de il Dolomiti), dalla mancanza della presa in carico del paziente da parte del gettonista, così come un minor controllo (essendo le cooperative a fare da garante), per arrivare al rischio di una sanità pubblica che viaggia sempre di più su "binari privati". Ma come sarebbe se anche sul territorio trentino si affermassero queste realtà? Il Dolomiti ha raccolto una testimonianza diretta, per capire come funziona in regioni come le Marche.

 

"Sono ritornata in Azienda sanitaria ma sotto un'altra veste - prosegue Stefania -. Scegliere di lavorare come privato era l'unica scelta che avevo: ormai il pronto soccorso è diventato un reparto a tutti gli effetti, dovevamo stare dietro ai pazienti, ma con il triplo delle responsabilità e le urgenze da seguire. Questo perché mancano posti letto nelle strutture".

 

Oltre ai turni molto lunghi e poche ferie, "tornavo a casa distrutta ogni giorno e la mia vita privata era ormai annullata. Durante la pandemia? Non sono potuta tornare a casa dai miei famigliari per 2 anni". Da qui la scelta di lavorare come privato. "Ho lavorato già per due cooperative che mi hanno reclutato chiedendomi il curriculum, ma senza farmi un colloquio. Solitamente sono loro a cercarti attraverso i social: chi le gestisce non sono medici, ma 'recruiter' che noi non conosciamo". Nel caso della regione Marche, chi valuta i curriculum dei medici inseriti nei reparti dalle cooperative sono i professionisti del pubblico. "Ormai l'azienda sanitaria appalta sempre di più alle cooperative, visto che i concorsi sono deserti. Sembrano essere diventate l'unico strumento, ma la cosa è problematica".

 

Insieme al primario del reparto le cooperative stabiliscono i turni da coprire, fornendo forza lavoro, trattenendo poi una percentuale. Per i gettonisti si parla di un lauto compenso spalmato su meno ore di lavoro, e turni organizzati in base alle loro esigenze personali: "Ora non faccio più di 10 turni al mese, circa 120 ore rispetto alle 160 nel pubblico, dove invece non potevo scegliere quando lavorare. E adesso guadagno 100 euro l'ora". Nessuno però regolamenta le turnistiche che potenzialmente non presentano limiti: "Io mantengo una mia etica lavorativa. I nostri turni non li regola nessuno. Ci sono colleghi che per guadagnare di più accorpano turni anche facendo 4-5 notti di fila, ma oltre a essere pericoloso, non garantisci una qualità delle cure". Considerando che un turno corrisponde mediamente a 12 ore, "come gettonisti possiamo arrivare anche a 1.200 euro al giorno".

 

Passare dal sistema pubblico a quello privato per molti non sembra essere una scelta facile. "Non volevo lasciare i miei colleghi - conclude la testimonianza soprattutto con tutto quel carico, ma lavorare per una cooperativa per me è significato guadagnare tutto il tempo che avevo perso".

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