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"In Trentino il diritto all’aborto non è ancora garantito. Siamo furiosi". Il Centro sociale Bruno davanti all'ospedale Santa Chiara: "La giunta segue il modello del Veneto"

In occasione della giornata internazionale per l'aborto libero, sicuro e gratuito il 28 settembre si è tenuta una manifestazione organizzata dal Cs Bruno: "Non siamo disposti a cedere di un passo di fronte agli attacchi di chi ci vuole negare il controllo sui nostri corpi. La Provincia finanzia le associazioni antiabortiste e sovvenziona i loro eventi pubblici"

Di F.C. - 29 settembre 2022 - 11:15

TRENTO. "Abbiamo deciso di scendere in piazza, perché questo diritto fondamentale non è ancora scontato, né qui né nel resto del mondo, e non siamo disposti a cedere di un passo di fronte agli attacchi di chi ci vuole negare il controllo sui nostri corpi". E' questo quello che chiedono gli attivisti del Centro sociale Bruno, presenti il 28 settembre davanti all'ospedale Santa Chiara, in occasione della Giornata internazionale per l'aborto libero, sicuro e gratuito.

 

"Diritto all'aborto e all'autodeterminazione. Siamo furiosi e furiose" recita lo striscione appeso ai cancelli dell'ospedale.

"Eravamo davanti all’Ospedale perché neanche qui, nella nostra Provincia Autonoma, il diritto all’aborto e alla salute riproduttiva è garantito". In Trentino, infatti, secondo il rapporto annuale redatto dall’Azienda sanitaria che riporta dati risalenti al 2019, sono presenti 7 strutture con reparto ostetrico-ginecologico, ma solo in tre si pratica l’interruzione volontaria di gravidanza (tre istituti pubblici di cui uno è il Centro di Procreazione Medicalmente Assistita di Arco). A fine 2018 la Casa di Cura Villa Bianca di Trento ha cessato di eseguire Ivg, portando la percentuale di interventi eseguiti nelle strutture pubbliche al 100%.

 

Tra il personale delle strutture pubbliche dove si pratica l’Ivg, la proporzione di obiettori è pari al 52,8% tra gli ostetrici-ginecologi, al 29,8% tra gli anestesisti e al 14,5% tra i professionisti sanitari non medici. Considerando i due principali istituti emerge che al Santa Chiara di Trento si ha la maggior proporzione di obiettori tra i medici (65% tra gli ostetrici-ginecologi e 32,2% tra gli anestesisti), seguito dall’ospedale di Rovereto (55,6% tra gli ostetrici-ginecologi e 37,5% tra gli anestesisti). È almeno dal 2010 che la percentuale dei ostetrici-ginecologi obiettori supera il 50%.

 

La stessa associazione Luca Coscioni, che lotta per l’affermazione delle libertà civili e dei diritti umani, aveva dichiarato che anche in Trentino "quando una donna entra in un ospedale, non sempre riesce ad abortire".

 

"In Alto Adige superano l'80% - prosegue il Cs Bruno - inoltre, ci troviamo in una Provincia che finanzia le associazioni antiabortiste come il Centro Aiuto alla Vita, e che sovvenziona i loro eventi pubblici".

Una protesta che oggi assume ancora più significato, dopo l'esito delle elezioni politiche del 25 settembre che hanno visto la vittoria schiacciante della destra. Non manca però l'accusa nei confronti della Giunta provinciale: "Questo non stupisce, dopotutto la giunta leghista da sempre segue il modello del Veneto di Zaia e Donazzan, dove gli obiettori superano il 75%, ed è stata modificata la legge regionale che prevede la tumulazione del materiale di concepimento, rendendola obbligatoria (ovviamente senza chiedere il consenso a chi abortisce). Sappiamo che, in particolare il governo di Fratelli d'Italia che si sta insediando, continuerà a erodere il nostro diritto all'autodeterminazione fino a quando non resterà più nulla, se lo permetteremo".

 

Da Arcigay a Non una di meno, la destra fa tremare tante associazioni, non solo sul territorio ma a livello nazionale, in particolare sul fronte dei diritti civili.

 

"Agli attacchi continueremo a rispondere dal basso - concludono gli attivisti del Cs Bruno - scendendo in piazza e prendendoci gli spazi che non ci vogliono concedere. Non possiamo e non dobbiamo smettere di lottare tessendo alleanze tra battaglie e territori".

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