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Falso testamento olografo, la Guardia di finanza di Trento sequestra una villa sul Garda da 500 mila euro

L’attività trae origine da articolate indagini attraverso le quali è stato possibile far emergere l’esistenza di una serie di documenti falsi (testamenti, cambiali, dichiarazioni sostitutive, e altro) che sarebbero stati utilizzati - a proprio favore – dall’indagato principale, nell’ambito di procedimenti penali e civili che lo vedevano coinvolto a vario titolo

Di G.Fin - 05 agosto 2022 - 10:15

TRENTO. La Guardia di Finanza di Trento ha sottoposto a sequestro preventivo un immobile di pregio del valore di circa 500 mila euro che si trova in provincia di Verona. 

I finanzieri della tenenza di Cavalese, su delega della Procura della Repubblica di Verona, nei giorni scorsi hanno dato esecuzione al decreto di sequestro preventivo di una villa con annessa autorimessa situata nel comune di Peschiera del Garda, nella disponibilità di una delle due persone sottoposte alle indagini nell’ambito di un procedimento penale originariamente incardinato nella Procura della Repubblica di Trento e successivamente trasferito a quella veronese per competenza territoriale.

 

L’attività trae origine da articolate indagini attraverso le quali è stato possibile far emergere l’esistenza di una serie di documenti falsi (testamenti, cambiali, dichiarazioni sostitutive, bolli cambiari ecc.) che sarebbero stati utilizzati - a proprio favore – dall’indagato principale, nell’ambito di procedimenti penali e civili che lo vedevano coinvolto a vario titolo.

 

L’acquisizione degli elementi probatori è stata possibile anche grazie alla collaborazione di militari qualificati “Computer Forensics e Data Analysis” nonché dei Carabinieri del R.i.s di Parma per l’analisi della strumentazione utilizzata per la predisposizione dei documenti falsi e per la perizia grafologica dei documenti sequestrati.

 

L’attività investigativa ha portato al provvedimento cautelare riconoscendo l’apocrifia delle firme contenute in due testamenti olografi, prodotti dall’indagato in concorso con un esperto grafologo, uno dei quali sarebbe stato redatto - apparentemente in assenza di validi motivi - il giorno dopo la redazione di un testamento pubblico (formato dinnanzi al notaio) dal contenuto completamente diverso.

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