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''Diario di viaggio in Ucraina'': Leopoli tra un fiera del libro, giovani in divisa e il tentativo di essere 'normali' in una città di 700mila abitanti con 300mila profughi

Giovanni Kessler e Daniele Torresan sono arrivati a Leopoli a 1.500 chilometri dal fronte. Il traffico, i giovani in strada, i locali pubblici aperti danno un’aria di normalità e spensieratezza. Ma anche qui, lontano dai combattimenti, la guerra si fa vedere. L'incontro con Sofia Cheliak, 25 anni, che da sette anni collabora con uno dei più importanti festival letterari dell’Ucraina, il Lviv Book Forum

Di Giovanni Kessler e Daniele Torresan - 19 September 2022 - 12:17

LEOPOLI. Sono passati sette mesi dall'invasione cominciata con una colonna chilometrica di carri armati russi che putavano verso Kyiv (respinti grazie alla strenua resistenza ucraina), sette mesi durante i quali sono morte migliaia di persone, soldati e civili, sono state ritrovate fosse comuni lasciate sul campo dai militari dell'esercito russo in ritirata, ci sono state deportazioni forzate di cittadini ucraini dalle zone occupate verso la Russia e poi violenze e soprusi figli immancabili di ogni guerra.

 

E la pace? Sembra lontana anche se la controffensiva sul campo delle truppe di Zelensky, che ha permesso di riconquistare decine di villaggi e 3.000 chilometri quadrati di territorio e l'azione congiunta di sanzioni e invio delle armi da parte delle nazioni occidentali, stanno mettendo in grande difficoltà gli invasori.

 

In Ucraina sono arrivati l'ex presidente del consiglio provinciale e direttore dell'ufficio europeo anti-frode (Olaf) Giovanni Kessler, presidente dell'associazione EUcraina e l'artista trentino Daniele Torresan, noto anche per le sue trasmissioni radiofoniche e televisive sui canali Rai. Ecco il loro a tenere il ''Diario di un viaggio in Ucraina''

 

Parte2. 

 

Lviv, Lwow, Lemberg, Leopoli.

 

Nel tempo capitale della Rutenia, della Volinia e del regno della Galizia e Lodomeria, regioni che oggi esistono solo negli archivi storici e nella leggenda. Fondata da coloni tedeschi, dominata per secoli da polacchi, ingentilita da architetti italiani, popolata da ucraini, ebrei, armeni. Luogo di confine e di incontro di culture e imperi, Leopoli è l’unica città dell’Ucraina a non essere mai stata parte dell’impero russo. La sua elegante opera, le grandi università e i famosi caffè, testimoniano ancora i suoi 150 anni nell’impero Austro - Ungarico. Non è un caso se nell’Ucraina indipendente Leopoli rappresenta la parte più europeista e filoccidentale del Paese.

 

Oggi, lontana 1.500 chilometri dal fronte russo e a poche decine di chilometri dal confine europeo con la Polonia, è ritenuta una città relativamente sicura. Per questo, fin dai primi giorni dell’invasione vi si rifugiano i profughi in fuga dalle zone di guerra. Circa 300.000 vengono accolti in una città di poco più di 700.000 abitanti. Per lo stesso motivo diviene l’hub naturale di arrivo e distribuzione degli aiuti dall’occidente. La Russia non ha mancato in questi mesi di far sentire anche a Leopoli la sua presenza. Almeno cinque sono stati gli attacchi missilistici e uno addirittura in un centro a pochi chilometri dal confine con l’Europa. Nessuno può sentirsi sicuro in nessun luogo, è il messaggio dell’invasore.

 

Oggi, a sette mesi dall’invasione, liberate Kyiv e poi Kharkiv dall’incubo dell’assedio, scacciati gli invasori da una buona parte del Donbass, la maggior parte di quei profughi sono tornati a casa, o in quello che ne è rimasto dopo l’occupazione russa. Secondo le Nazioni Unite, in questi sette mesi circa 14 milioni sono stati gli ucraini costretti a lasciare le loro case. Di questi, 7 milioni si sono trasferiti in altre zone del Paese, perlopiù nelle regioni occidentali; altri 7 milioni hanno lasciato il Paese e sono ospitati in Europa, in maggioranza in Polonia. Circa 500.000 sono i bambini ucraini in fuga dalla guerra che frequentano oggi le scuole all’estero in un Paese europeo.

 

Passiamo la frontiera con una insolita rapidità, salutati quasi cordialmente dalle guardie che riconoscono il piccolo aiuto che portiamo agli amici ucraini (e come noi altri stranieri che passano la dogana). Pochi posti di blocco punteggiano la strada fino a Leopoli, quasi nessuno è presidiato. Il clima è ben diverso da quello più cupo e teso della nostra visita di aprile.

 

Anche la Leopoli che ci accoglie di primo mattino sembra più rilassata. Il traffico, i giovani in strada, i locali pubblici aperti danno un’aria di normalità e spensieratezza. Ma anche qui, lontano dal fronte, la guerra si fa vedere. Molti sono i ragazzi e le ragazze in divisa, con gli amici in partenza o di ritorno dal fronte; nella chiesa della Guarnigione si celebrano numerosi i funerali dei soldati che tornano nella bara. Nessuno è al sicuro dai missili russi, e allora anche i monumenti storici, le vetrate delle chiese e le opere d'arte sono protette da sacchi di sabbia, pesanti teli e impalcature. Non siamo da molto in città e il suono lugubre e penetrante della sirena dell’allarme aereo, seguito da ripetuti messaggi dagli altoparlanti ci ricorda quanto concreto sia il pericolo con cui gli ucraini sono costretti a convivere. I locali pubblici e molti negozi chiudono le porte e le saracinesche, ma c’è anche chi orgogliosamente ricorda all’ingresso che ‘in questo ristorante il servizio continua anche in caso di allarme aereo’.

 

A Leopoli incontriamo Sofia Cheliak, 25 anni, che da sette anni collabora con uno dei più importanti festival letterari dell’Ucraina, il Lviv Book Forum, di cui è uno dei direttori. Ci ha dato appuntamento la sera, in un locale storico del centro, pieno di giovani. Ci racconta di come è felice di poter organizzare anche quest’anno il festival, cosa che sembrava impossibile solo qualche mese fa. Fra due settimane, grazie anche all’aiuto dalla Gran Bretagna, a Leopoli si incontreranno autori, critici, intellettuali e appassionati di letteratura a ragionare di imperialismo e identità, democrazia e crimini di guerra. È il suo modo di contribuire alla vittoria, ci dice orgogliosa.

 

 

Diviene triste e preoccupata Sofia quando pensa al rischio di un pezzo di gioventù persa a causa della guerra: privata della scuola, chiusa per mesi, riaperta ora in parte solo con insegnamento a distanza; costretta dalla guerra a lasciare il Paese o a confrontarsi con gli orrori dei bombardamenti, dell’invasione e dell’occupazione. I giovani sono il futuro di un Paese, in Ucraina sono anche la vera ricchezza del suo presente; cresciuti liberi dalla cultura sovietica, attivi e impegnati, aperti e curiosi. La rivoluzione della Dignità del 2014, l’impegno nella lotta alla corruzione, la spinta verso l’Europa nascono dai giovani sotto i quarant’anni, cresciuti e educati nell’Ucraina indipendente. Ora pagano il prezzo, anche di sangue, di questa libertà.

 

Sofia ci racconta anche della tradizione dell’associazionismo e dell’impegno volontario dei giovani e giovanissimi di Leopoli, che si ritrovano e crescono nei gruppi organizzati. Non è un caso che quest’anno Leopoli sia finalista, assieme con Trento, per la nomina a capitale europea del volontariato. Il tempo passa e Sofia si fa triste pensando agli amici che combattono, agli orrori scoperti nei villaggi occupati dai russi. “Potrebbe capitare a chiunque di noi” in Ucraina. Si è fatto tardi, dobbiamo tornare a casa prima del coprifuoco. Alle 23 la città si chiude, siamo in guerra.

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