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“Chiamami subito sennò hai finito di vivere”, il dramma di Nadia: ''Il mio compagno si è trasformato in un mostro, bisogna scappare subito e farsi aiutare''

Nadia ha 52 anni ed è stata vittima prima di una violenza psicologica e poi fisica che ha travolto anche i suoi figli. Sottoposta a controlli di ogni genere, ha dovuto un po' alla volta abbandonare tutte le sue amicizie. Un rapporto violento che l'ha fatta arrivare a pesare 45 chili.  “Mi dicevo che lo amavo, e questo forse è il motivo che mi ha fatto rimanere per tanto tempo in quella situazione. Oggi, però, direi a me stessa: 'scappa immediatamente e chiedi aiuto'.

Di Giuseppe Fin - 24 novembre 2022 - 05:01

TRENTO. “Mi dicevo che lo amavo, ma invece avrei dovuto scappare e chiedere subito aiuto”. E' una storia drammatica, di dolore, di paura ma soprattutto una storia con la quale Nadia oggi vuole parlare alle tante donne che si trovano nella situazione in cui lei si è trovata. Un compagno che si è trasformato in un mostro, che ha trasformato l'amore e la complicità di coppia in ossessione, controllo e terrore

 

Il tema della violenza contro le donne è stato al centro della discussione avvenuta nelle scorse ore alla Camera dei deputati in cui vi sono state le dichiarazioni di voto sulle mozioni concernenti "iniziative per l'eliminazione della violenza contro le donne" in vista della giornata del 25 novembre. Sul tema sono intervenute anche le due deputate trentine del Partito Democratico, Sara Ferrari, e di Fratelli d'Italia, Alessia Ambrosi che hanno presentato alcune iniziative dei rispettivi gruppi.

 

Quella di Nadia è un storia tutta trentina. Nadia (nome di fantasia per motivi di privacy), 52 anni, ha due figli, un ragazzo di 14 anni e una ragazza più grande di 17 anni. Il loro papà era sempre in viaggio, lavorava come dirigente in una azienda importante del territorio  e non è mai stato tanto presente nella crescita dei figli. “Lui ed io –  racconta Nadia - ci siamo conosciuti giovani in città ed è stata una relazione fin da subito molto intensa. Ma questa intensità che pensavo fosse segnale di amore e di complicità piano piano nel tempo ha preso un’altra strada”. 

 

La convivenza si è fatta sempre più difficile e ha travolto ogni aspetto della vita di Nadia. Anche quello più piccolo, anche quello che sembrava essere più forte. I controlli si sono fatti sempre più soffocanti e difficili da evitare

 

“Voleva sapere tutto di me, conoscere le mie amicizie, le mie attività extra lavoro, il mio passato e a un certo punto mi ha convinta anche a lavorare per lui. Se andavo al corso in palestra quando tornavo controllava all’interno il borsone, se andavo a bere il caffè con le mamme dei compagni di classe dei miei figli voleva sapere in quale bar andavamo mettendo in dubbio che fossi con loro”. 

 

Un controllo ossessivo che ben presto ha riguardato anche le chiamate al telefono. Ogni numero che chiamava, Nadia lo doveva giustificare. Una situazione che l'ha portata con il passare del tempo ad essere sempre più sola. “Ho iniziato a escludermi dalle mie amicizie più vicine e in particolare con quelle femminili più 'emancipate', magari separate, indipendenti”.

 

Via via si è sviluppata sempre più una dipendenza psicologica. Lui tornava a casa all'improvviso per controllare. Una pressione enorme che è cresciuta nel corso dei mesi. “Se ti scopro con un altro non sai cosa ti faccio passare”, “Stai zitta e fai come ti dico “,  “ Non ti stai curando ti stai imbruttendo”, “Chiamami subito sennò hai finito di vivere”. Frasi dette di continuo. Era diventato ossessivo. 

 

“Si immaginava cose che io non avevo nemmeno il tempo di pensare, mi mancava il rapporto semplice e gentile che tanto sognavo. Lui pagava tutto, la casa, la spesa, e controllava le mie spese perché mi pagava lui essendo assunta. Smise di fare complimenti e gentilezze per passare a essere brusco, aggressivo con le parole nella quotidianità. Io provavo - racconta Nadia -  un senso di vergogna e non riuscivo a parlarne con nessuno avevo solo paura per i miei figli”.  Nessuno, purtroppo, poteva immaginare quello che lei stava vivendo. La vita non era più sua. Era sola in balia di una violenza psicologica che ben presto diventò anche fisica

“Una sera, gli ho risposto” racconta Nadia. “E' stata quella la volta che si è girato ed ha alzato le mani contro di me. Una, due, tre volte, forte, dappertutto. In tutto il corpo. Mi sono sentita così impaurita e sola”.  Ma la paura più grande era quella per i figli che ben presto sono finiti purtroppo coinvolti nella violenza del padre. “Loro mi volevano difendere – continua Nadia – ma lui ha iniziato a riempirli di botte. Ogni situazione era il motivo giusto per diventare aggressivo. La bicicletta lasciata fuori il garage, una carta della merendina caduta sotto il tavolo, un silenzio più prolungato. Alzava le mani e urlava tanto, offese di ogni genere e minacce”. 

Nadia in pochissimi mesi è arrivata a pesare 45 chili fino a quando ha deciso di non poter più sopportare una situazione del genere. “Vedendo la situazione peggiorare non solo come coppia ma soprattutto sui figli, che conoscevano solo scatti di ira del padre e umiliazioni, decisi di chiedere aiuto a un avvocato che mi ha aiutata nella separazione e nel divorzio seppur sia stata una condizione di pressione emotiva e psicologica durissima . Io non avevo niente, era tutto intestato a lui, non avevo prove per dire che mi maltrattava da anni, che i figli stavano male”.

L'avvocato ha aiutato Nadia a comprendere cos’è un maltrattamento, la violenza e soprattutto cosa si poteva fare. Da qui la decisione di Nadia di andare avanti, di mettere in salvo lei e i suoi figli.

 

E così è stato. “Mi dicevo che lo amavo, questo forse è il motivo che mi ha fatto rimanere per tanto tempo in quella situazione. Oggi, però, mi direi: 'scappa immediatamente e chiedi aiuto'.

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