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Come il culto di Maria somigli a quello di Iside degli Egizi e sarebbe stato aborrito dall'ebrea Myriam

DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 12 February 2022

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Vorrei proseguire oggi nel viaggio alla ricerca di Maria, la madre di Gesù. Nel precedente articolo abbiamo tracciato, per punti, il suo profilo (LEGGI QUI). Abbiamo detto che i Vangeli Canonici, quelli accettati dalla Chiesa, nulla ci dicono di lei e della sua famiglia, se non che aveva una sorella, che era con lei sotto la croce. Anche del suo aspetto nulla sappiamo. Essendo però ebrea palestinese è ragionevole che fosse di carnagione olivastra, così come anche Giuseppe e Gesù. Pochissimi sono i brani nei quali appare Maria e due Vangeli, il primo e l’ultimo, partendo da quando Gesù aveva 30 anni circa, niente riportano del periodo precedente, ivi compreso in merito alla Natività.

 

Anche Paolo di Tarso (S. Paolo) non la cita mai nel suo vastissimo “corpus” di lettere. Ed anche le altre “Lettere Canoniche” la trascurano completamente. Di Maria si perdono le tracce dopo la crocifissione e nulla si sa di lei, né di dove sia andata né di dove e come sia morta. L’unica cosa che si sa per certo è che Maria, Myriam, era una donna ebrea osservante e come tale, qualunque tipo di culto o venerazione nei suoi confronti l’avrebbe considerata “blasfema” ed il ritrarla in quadri, statue ed ogni tipo di rappresentazione, l’avrebbe considerata pura “idolatria”, come sancito dal “2° Comandamento”.

 


 

Non a caso è solo nel 431 d.C., dopo circa cinque secoli, che Maria è dichiarata “Madre di Dio” (Theotokos), perché madre di Gesù, che è Dio, dogma della Chiesa del 325 d.C. Ed è solo nel 553 d.C. che è stata sancita la “nascita verginale” di Gesù (Concilio di Costantinopoli). Ma la nascite ”verginali”, “divine” o comunque “miracolose” non erano una novità nell’antichità. I casi più noti sono quelli relativi a Krishna nell’induismo, Budda, Mitra nella mitologia indiana e Zoroastro. Anche Papa Ratzinger a questo proposito cita nei suoi libri la nascita dei faraoni egizi, la nascita dei figli dei patriarchi, l’unione fra Zeus ed Alcmena, dalla quale è nato Ercole e quella fra Zeus e Danae, dalla quale sarebbe nato Perseo.

 

Ma la figura più importante in merito fu certamente quella di Iside, “vergine madre” e “regina del cielo”, “dea della maternità e della fertilità”, simbolo di sposa e di madre e protettrice dei naviganti. Fu la dea più rinomata d’Egitto. Già verso la metà del 2° millennio a.C. Iside aveva infatti inglobato in sé il culto di ogni altra divinità femminile. Dal VI secolo al IV secolo a.C. la sua influenza si estese nel mondo greco, in Asia Minore, ad Atene, in Sicilia, a Pompei ed a Roma, capitale dell’Impero, ove il culto di Iside si contraddistinse per processioni e feste in onore della dea. A Roma il primo a parlare del culto di Iside fu Claudio Ennio (239-169 a.C.), ma l’apice della diffusione del suo culto si raggiunse con Caracalla (188-217 d.C.), che lo promosse a religione di Stato.

 


 

I più celebri templi di Iside in Italia sono quello di Campo Marzio a Roma, il tempio di Pompei, ricoperto dalla cenere durante l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. e quello di Firenze, vicino a Piazza San Firenze, dietro il Duomo. La decadenza del culto di Iside nel Mediterraneo fu per lo più determinata dall’arrivo di nuove religioni misteriche, quali lo Zoroastrismo e lo stesso Cristianesimo. Ma fu soprattutto con l’avvento degli Imperatori Costantino I (274 – 337 d.C.) e Teodosio I (347 – 395 d.C.), che molti templi pagani consacrati ad Iside furono riadattati e consacrati come basiliche dedicate alla Vergine Maria. Questo a seguito della definitiva “de-ebraicizzazione” e conseguente “paganizzazione” del “cristianesimo” (LEGGI QUI – 9.12.2021).

 

 


 

Iside, per il suo culto, esattamente come Maria, è “piena di grazia” e di “misericordia”, promette aiuto e dispensa consolazione e le preghiere a lei dedicate sono la testimonianza d’una fede ardente. Come Maria veniva venerata quale “Signora Amorevole”, “Madre Misericordiosa”, “Regina dei Cieli”, “Regina dei Mari”, “Dispensatrice di Grazie”, “Immacolata”, ”Sancta Regina”, “Mater Dolorosa”. La invocavano soprattutto donne e fanciulle ed essa procurava salvezza anche nelle occasioni più disperate.

 

Riportiamo qui di seguito alcuni passi delle principali invocazioni pagane ad Iside, che è inutile nascondercelo, ci riportano subito alla devozione nei confronti di Maria.

 

“Lode a te, Iside, la Grande,

Madre di Dio, Signora del Cielo,

Padrona e Regina degli Dei.

Tu, invero, santa e sempre pronta a venire in soccorso di tutti gli uomini, sempre generosa nei confronti dei mortali.

Ai miseri in disgrazia accordi l’amore dolce della madre.
Signora della pace.

Levati in pace, Levati in bellezza.

Perché lei è la Signora di Cielo,
Suo figlio è Signore della Terra”.

 

E poi:

Io sono la sposa e la vergine,
Io sono la madre e la figlia,
Io sono colei che dà la luce e colei che non ha mai procreato,
Io sono la consolazione dei dolori del parto.

Io Mater Dolorosa”.

 

E sulla Piramide di Unas (2.500 a.C. circa), nella Piana di Giza, in Egitto, è stata trovata questa splendida preghiera che richiama, anch’essa, la figura di Maria.

 

“Ave Iside, gloriosa Dea,

Il giorno è finito e la notte è giunta.
Il sole è tramontato e le stelle sorgono.
Questo è il rito della sera, il rito per terminare il giorno di luce.

Lascia che il tuo strumento suoni, salutandoti con tutti gli onori.
Concedimi il tuo aiuto nell’ora delle estreme tribolazioni,

rinsalda la mia afflitta fortuna.

E dopo tante disgrazie che ho sofferto dammi pace e riposo”.
 

La grande riconoscenza e devozione dei fedeli nei confronti di Iside è attestata da innumerevoli ex voto, amuleti e doni votivi di ogni genere, che si possono vedere in tutti i musei egizi del mondo e dai riti che venivano praticati in suo onore. Riti pagani presi pari pari dal cristianesimo per onorare Maria, tutt’ora in essere, che l’ebrea Maria avrebbe aborrito. Interessante evidenziare infine che Iside, esattamente come Maria con il bambin Gesù, veniva rappresentata con tratti delicati ed eterei, con in braccio un infante, il suo figlio divino Horus o mentre porge il seno per allattarlo.

 

Alla luce di quanto fin qui detto, si considerano unanimemente indubbi i tratti comuni fra la figura e l’adorazione di Iside e quella di Maria ed è considerato certo che l’arte paleocristiana abbia rappresentato Maria, ispirandosi a quella pagana di Iside. Tanto certo che anche l’Enciclopedia Treccani così si esprime al riguardo: “Regioni come l'Egitto conservano alcune delle più commosse rappresentazioni della “Virgo Lactans” (vergine che allatta), in cui si nascondono radici profonde del folclore egiziano, anche precristiano, come le statuette di Iside e Horus, assai simili di Maria con Gesù”.

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