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"Le falde sono ancora in crisi e con queste piogge non si risolve la situazione: c'è preoccupazione per l'arrivo della stagione irrigua"

Dopo i secchi (e caldissimi) mesi estivi del 2022, l'arrivo della stagione fredda non ha portato un livello di precipitazioni sufficiente per colmare il deficit registrato in passato: il Dolomiti ne ha parlato insieme al direttore della Federazione provinciale dei Consorzi irrigui Lorenzo Cattani ed il presidente di FederBim Gianfranco Pederzolli

Di Filippo Schwachtje - 19 gennaio 2023 - 05:01

TRENTO. Il 2022, lo abbiamo ripetuto spesso (Qui l'ultima volta, proprio negli ultimi giorni dell'anno), è stato un anno caldo e asciutto. A ribadirlo sono stati anche gli esperti di Meteotrentino nella loro analisi meteorologica annuale, sottolineando come il 2022 abbia fatto registrare, a parte qualche breve periodo: “Valori di temperatura sistematicamente sopra la media e, in molte località, è risultato il più caldo da quando sono iniziate le misurazioni. Le precipitazioni sono state ovunque molto inferiori alla media, anche se non si è mai scesi sotto i minimi storici”. E le conseguenze sulle risorse idriche anche del nostro territorio non sono mancatedurante i mesi più caldi né (come più volte riportato, Qui e Qui Articolo), con l'arrivo di un autunno piuttosto avaro in termini di precipitazioni, al quale sta facendo seguito un inverno non certo risolutivo sul fronte dell'apporto di acqua. Ora però, mentre le perturbazioni che hanno interessato il Trentino proprio in questi giorni si sono rivelate (nuovamente) meno intense del previsto, tra gli addetti ai lavori inizia ad aleggiare una certa preoccupazione per l'inizio della nuova stagione irrigua e si sta facendo sempre più urgente, dicono gli esperti, la necessità di puntare su interventi infrastrutturali (tra la sistemazione degli acquedotti e la realizzazione di nuovi bacini) per trattenere al massimo la risorsa idrica presente. Ma procediamo con ordine.

 

“Finora l'inverno non è certo stato generoso e le falde sono ancora in sofferenza dall'anno scorso – dice infatti Lorenzo Cattani, direttore della Federazione provinciale dei Consorzi irrigui –. Si tratta di un deficit che non si può recuperare con questo genere di precipitazioni. Al momento non è caduta acqua in quantità apprezzabile nell'ultima parte dello scorso anno e ora inizia a farsi strada la preoccupazione per l'annata 2023”. Certo, precisa Cattani, siamo ancora in pieno inverno e c'è tutto il tempo per sperare che la situazione da un punto di vista di precipitazioni si sblocchi: “Ma se così non fosse è chiaro che anche il 2023 sarà potenzialmente un anno critico”.

 

Quel che è certo è che al momento “ci stiamo avvicinando alla stagione irrigua in una situazione non ottimale” continua Cattani: “In Val di Non per esempio, dove c'è la superficie più ampia da irrigare, in qualche caso la situazione già ora è preoccupante. Ripeto: la prossima settimana potrebbe piovere o nevicare in abbondanza, ma allo stato attuale le sorgenti forniscono poca acqua e quindi non è scontato un inizio positivo in primavera”. La stessa Federazione, dice Cattani, sta chiedendo alla Provincia di portare avanti un ragionamento condiviso sulla necessità di realizzare nuovi bacini sul territorio, attrezzandosi così, conclude il presidente della Federazione provinciale consorzi irrigui, per migliorare la capacità di trattenere l'acqua sul territorio.

 

Dello stesso avviso anche Gianfranco Pederzolli, presidente della Federazione nazionale dei Consorzi di bacino imbrifero montano, realtà che rappresenta 68 consorzi Bim e oltre 2.200 Comuni montani. Proprio su questa tematica infatti, Pederzolli presenta una serie di direttrici sulle quali muoversi per portare al massimo il recupero della risorsa idrica. “I dati parlano chiaro – dice a il Dolomiti – rispetto all'anno precedente nel 2022 abbiamo visto un calo della piovosità tra il 10 ed il 15%. Non possiamo certo sapere in anticipo come si comporterà il clima quest'anno ma di sicuro i dati che abbiamo rilevato nelle stazioni meteorologiche indicano un calo. I laghi alpini sono tra i corpi d'acqua che per primi risentono dell'attuale fase di crisi climatica, anche perché i ghiacciai, ormai fortemente ridotti, non li alimentano più come un tempo”.

 

Se l'acqua scarseggia però, come anticipato, l'obiettivo deve essere salvare al massimo quella che abbiamo: “Però bisogna farlo in maniera concreta – aggiunge Pederzolli – rivedendo per esempio gli acquedotti che in alcuni casi sono veri e propri colabrodo con perdite che arrivano anche al 50%”. E proprio in questa direzione si muove una domanda elaborata da 27 Comuni del bacino Bim del Sarca, che hanno richiesto ben 127 milioni di euro all'interno del contesto dei finanziamenti del Pnrr per andare a migliorare la rete degli acquedotti: “La domanda è stata accolta – spiega il presidente di FederBim – il che non vuol dire certo che le risorse richieste arriveranno, ma che quantomeno è stata riconosciuta la validità tecnica del progetto”.

 

Un altro dei temi, già approfondito tra l'altro da Pederzolli con il Dolomiti (Qui Articolo) è quello dei bacini artificiali: “I bacini per l'innevamento possono essere utili anche in estate, per esempio per l'agricoltura. Non parliamo di un concetto astratto, ma necessario”. Si tratta di un tema, aveva infatti spiegato Pederzolli: “Che merita di essere affrontato senza preconcetti e con un'attenta pianificazione”. Tra le questioni da affrontare però, conclude il presidente di FederBim, c'è anche quello dell'agricoltura e dell'importanza di passare a sistemi d'irrigazione che sprechino meno risorsa idrica possibile. “Bisogna spingere verso investimenti per il risparmio in agricoltura – dice Pederzolli – per impianti a goccia e non 'a pioggia' per esempio. È necessario lavorare però anche per un'analisi dettagliata della tipologia di piantagioni che si vanno a realizzare, scegliendo in futuro quelle compatibili con la quantità di risorsa idrica disponibile”.

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