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Prezzi inferiori rispetto all’Austria, le aziende trentine del legno aumentano del 25% il fatturato: "Non durerà a lungo, fra bostrico e crisi energetica"

Dallo studio svolto dal Servizio foreste della Pat, in collaborazione con l’Associazione artigiani emerge che il fatturato delle aziende della lavorazione del legno è aumentato del 25% nel 2021 rispetto al 2020 e oggi rappresenta l’1,8% del pil provinciale. Sono 392 mila gli ettari di foreste in Trentino, pari al 63% che crescono ogni anno dello 0,1%

Di F.C. - 02 October 2022 - 12:41

TRENTO. Trecentonovantaduemila ettari di foreste, pari al 63% del Trentino e ben 5.400 chilometri di strade forestali con boschi che, gestiti e monitorati dai Piani di gestione forestale, crescono ogni anno dello 0,1%. Vaia (20mila ettari danneggiati) e successivamente il bostrico tipografo hanno permesso alle aziende locali di disporre di materia prima di qualità a prezzi inferiori a quelli del mercato austriaco, una condizione che però non durerà a lungo e che avrà come conseguenza una graduale riduzione della disponibilità di legname di abete locale.

 

Il fatturato complessivo delle aziende impiegate nella prima lavorazione del legno nel 2021 aumenta del 25% rispetto al 2020 e oggi rappresenta l’1,8% del pil provinciale.

 

E' questa la fotografia sulla filiera trentina del legno che emerge dallo studio svolto dal Servizio foreste della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con l’Associazione Artigiani di Trento. Grazie al supporto scientifico dell’Università di Padova sono state condotti questionari e interviste a imprese forestali e di prima lavorazione del legno, lavoro in proseguimento delle recenti analisi portate avanti dal Servizio foreste.

 

Un'indagine conoscitiva sull’intero settore, che conta 345 aziende, con lo scopo di descriverne lo stato, i trend di sviluppo e i fabbisogni e che è stata presentata dall’assessora provinciale alle foreste, Giulia Zanotelli e dal dirigente del Servizio foreste, Giovanni Giovannini. Alla presentazione non sono mancati l’assessore allo sviluppo economico Achille Spinelli e il presidente degli artigiani trentini Marco Segatta.

 

Fondamentale il contributo degli studenti Giacomo Bernardi e Davide Imperiali per il lavoro svolto sotto il coordinamento di Valentino Gottardi del Servizio foreste che ha curato la realizzazione dei questionari e l’elaborazione dei risultati.

 

Crisi energetica e diffusione del bostrico sono elementi che hanno inciso pesantemente sulla filiera del legno, che sta vivendo ora in una fase complessa e che qui vengono analizzati. Le indicazioni che se ne traggono sono essenziali, così come la conoscenza delle dinamiche del mercato del legno del centro Europa, per comprendere e anticipare sviluppi e necessità dell’intera filiera.

 

"Si tratta di un importante lavoro, utile per le istituzioni e le imprese stesse nell’orientare le politiche, indirizzare gli investimenti e incrementare la capacità competitiva del sistema produttivo",  osserva l’assessora Zanotelli, evidenziando come sia da privilegiare un approccio di sistema.

 

Di fronte al caro dell'energia, che anche la filiera del legno si trova ad affrontare, "la biomassa rappresenta una fonte sulla quale è bene investire - sottolinea Spinelli -  nonostante i fondi europei non possano esservi destinati". Sul fronte del monitoraggio e del contrasto alla diffusione del bostrico, Zanotelli ricorda come il Trentino sia considerato un precursore a livello nazionale, anche grazie all'importante lavoro di ricerca svolto dalla Fondazione Mach e dall'alleanza con l'Università di Vienna.

 

Accanto agli investimenti sul fronte dell'innovazione e della promozione, gli esponenti dell'esecutivo hanno confermato l'impegno dell'amministrazione sul fronte dell'alta formazione, per favorire la specializzazione degli operatori del settore e il ricambio generazionale.

 

Rispetto ai dati, i boschi trentini danneggiati da Vaia, pari a 20 mila ettari, e successivamente l'attacco del bostrico hanno permesso alle aziende del posto di disporre di materia prima a prezzi inferiori a quelli del mercato austriaco.

 

"Questi due eventi - dichiara il dirigente Giovannini - hanno di fatto accelerato una tendenza che era già in atto a causa del cambiamento climatico, fenomeno che determina il declino delle resinose a favore delle latifoglie e, di riflesso, una graduale riduzione dell’abete. Per questo si dovranno trovare soluzioni alternative, come un maggior impiego del legno di latifoglie, anche nella produzione di imballaggi".

Le imprese di utilizzazione forestale iscritte nell’Elenco provinciale sono 219, occupano 503 lavoratori (il 43% sono operai) e gestiscono annualmente 494mila metri cubi netti di legname da opera, 30.300 tonnellate di legna da ardere e 115.300 tonnellate di cippato forestale. L’88% del materiale legnoso viene commercializzato in Trentino.

 

Si tratta di attività importanti per il benessere dei nostri boschi: le imprese boschive, molte a carattere familiare, effettuano tutte le attività forestali, dalle utilizzazioni ai rimboschimenti. Le imprese contribuiscono inoltre al mantenimento del territorio alpino, dal punto di vista paesaggistico e sotto il profilo della gestione e della prevenzione del rischio idrogeologico.

 

Nel corso del tempo, la competitività delle imprese che si è mantenuta alta grazie al grado e alla varietà di specializzazione in cui operano, alla professionalità delle risorse umane e alla disponibilità di materia prima locale riporta la Pat.

Per quanto riguarda le previsioni di breve periodo, il 60% delle aziende prevede fatturati aziendali pressoché stabili. Guardando al futuro, il settore dovrà trovare soluzioni per sopperire alla mancanza di manodopera specializzata attraverso investimenti mirati a rendere più attrattivo e sicuro il lavoro in bosco, come negli impianti di segagione. Cruciale sarà la capacità di mantenere alta l’attenzione agli investimenti in meccanizzazione, automazione e formazione professionale degli addetti, nella consapevolezza che l’apporto umano resterà sempre determinante nel successo di qualsiasi impresa.

Le imprese di prima lavorazione sono invece 126 (produttori di imballaggi, imprese di segagione e di assemblaggio) e occupano 1.393 persone (in crescita del 14% rispetto al 2016). Lavorano annualmente 951.990 metri cubi netti di legname e acquistano 416.175 metri cubi di materiale semilavorato, mentre raggiungono le 313.000 tonnellate i sottoprodotti di lavorazione.

Il settore della prima lavorazione del legno riveste un ruolo di crescente rilevanza sul panorama economico trentino, creando occupazione anche in aree decentrate. Il fatturato complessivo 2021 di queste imprese ammonta a 386.785.000 euro. Si tratta di una cifra in aumento del 25% rispetto al 2020 ed oggi rappresenta l’1,8% del Pil provinciale.

 

Il 73% degli intervistati considera il 2021 come un anno eccezionale e 27% prospetta ulteriori crescite nel corso del 2022. Il settore ha effettuato considerevoli investimenti per ottimizzare e potenziare le linee di segagione ed incrementare l’automazione dei processi produttivi, con conseguenti riflessi sull’efficienza aziendale, facilitando la capacità di affermarsi sul mercato.

Secondo le previsioni, il settore del legno ha dinamiche completamente diverse rispetto al passato e vedrà nei prossimi decenni cambiamenti derivanti da nuovi bisogni, demografici, sociali, culturali e ambientali. Il ruolo dei servizi forestali provinciali sarà quello di accompagnare questo processo, con tutti gli strumenti disponibili, ma anche proseguendo nella manutenzione degli investimenti infrastrutturali e nella cura dei boschi.

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