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In Trentino ci sono oltre 140 alberghi abbandonati: la loro superficie occupa 27 campi da calcio. Il record a Folgaria e Trento con 10 strutture dismesse

Da Folgaria  a Riva del Garda passando per Levico, Moena, Canazei, Ledro e tanti altri comuni, ecco dove si trovano le 143 strutture ricettive dismesse da più di 10 anni: complessivamente coprono un’area di 10 ettari

Di Tiziano Grottolo - 04 ottobre 2022 - 15:43

TRENTO. Nella legge di Stabilità 2020 la Giunta guidata dal leghista Maurizio Fugatti aveva previsto il recupero e la valorizzazione degli esercizi alberghieri dismessi da più di 10 anni. A ricordarlo è Alessandro Olivi, consigliere provinciale del Partito Democratico, che sul tema ha depositato un’interrogazione ad hoc.

 

“Secondo il censimento fatto dai Comuni – dice Olivi – ci sono oltre 140 immobili che rientrano nei requisiti. La Giunta però avrebbe dovuto emanare misure finanziarie, fiscali, urbanistiche o amministrative per consentire il recupero di queste strutture dismesse, dell’iniziativa però si sono completamente le tracce”. Nel gennaio 2021 tutto era stato messo in pausa per via dell’emergenza Covid ma ora, a distanza di due anni, Olivi si chiede quale sia lo stato dell’arte: “La Giunta provinciale ormai si sta contraddistinguendo per una continua produzione di annunci cui non fanno seguito azione concrete”.

 

Recentemente è arrivata la tanto attesa risposta dell’assessore al Turismo, Roberto Failoni, che evidenzia “un quadro generale di notevole complessità ed eterogeneità”. In totale sono 143 le strutture alberghiere inutilizzate, cioè più del 10% del patrimonio alberghiero attualmente attivo sul territorio provinciale.

 

La complessità quadro generale, caratterizzato da situazioni estremamente differenziate per dimensione, localizzazione e motivazioni, per usare le parole dell’assessore, ha indotto la Pat ad adottare “un approccio tale da assicurare l’approfondimento del quadro conoscitivo e l’elaborazione di strategie di intervento efficaci, differenziate, socialmente condivise e il più possibile aderenti alle criticità rilevate”. Per questo in seno al Forum dell’Osservatorio del paesaggio è stato attivato anche un gruppo di lavoro composto da vari esperti del settore.

 

I comuni trentini dove si trovano più strutture alberghiere dismesse sono quelli di Folgaria e Trento (10 strutture), seguono: Levico Terme e Moena (8 strutture), Canazei (6 strutture), Brentonico, Cavalese, Lavarone, Ledro, Nago-Torbole (5 strutture), Baselga di Pinè, Ruffrè-Mendola (4 strutture), Castello Tesino, Pergine Valsugana, Predaia, Riva del Garda, Santorsola Terme (3 strutture), Ala, Borgo Chiese Capriana, Malè, Ossana, Pieve Tesino, Porte di Rendena, Rabbi, Ronzone, Vallarsa (2 strutture). Altri 33 comuni trentini segnalano la presenza di una struttura alberghiera dismessa da più di dieci anni.

 

Per rendersi conto della situazione basti pensare che le strutture alberghiere dismesse, complessivamente, raggiungono una superficie coperta stimata, pari a circa 6 ettari e impegnano una superficie fondiaria (somma del sedime edificato e delle pertinenze non coperte) pari circa 19 ettari (circa 27 campi da calcio). La stima della superficie utile lorda è pari a circa 2 228.000 metri quadrati e il volume costruito è stimato in circa 685.000 metri cubi. Per 56 delle 143 strutture alberghiere dismesse citate nel report la destinazione d’uso non risulta più essere quella alberghiera, pertanto secondo l’assessore è possibile quantificare orientativamente in meno di 90 le strutture dismesse da più di dieci anni.

 

A questo punto la Provincia ha studiato 4 possibili scenari per il recupero di queste strutture. La ripresa dell’attività ricettiva, sarebbe la via privilegiata anche se per il momento non sembrano esserci idee concrete sul “come”. Un secondo scenario prevede la demolizione degli alberghi e il riassetto delle aree, in una prospettiva di riqualificazione paesaggistica e funzionale. “Vi sono situazioni – spiega Failoni – in cui le condizioni di contesto paesaggistico e insediativo e le prospettive modeste o inesistenti di recupero dell’attività alberghiera, suggeriscono di orientare le azioni sugli immobili dismessi, nella direzione della rimozione degli edifici e della riqualificazione paesaggistica e funzionale delle aree interessate”.

 

La provincia comunque non esclude la “rifunzionalizzazione” delle strutture dismesse per usi accessori all’attività alberghiera. La proposta potrebbe essere quella di concedere i permessi per creare degli alloggi riservati ai dipendenti del settore turistico-alberghiero. In alternativa si potrebbe prevedere di realizzare una serie di servizi accessori per altri alberghi come centri benessere, parcheggi, depositi per attrezzature sportive degli ospiti.

 

Infine è stata valutata anche la “rifunzionalizzazione” delle strutture dismesse per usi diversi da quello ricettivo, come residenze o servizi. “Esistono situazioni – sottolinea l’assessore – in cui le condizioni di degrado in cui versano le strutture alberghiere dismesse e l’assenza di interesse imprenditoriale verso nuove iniziative nel settore turistico, suggeriscono l’incentivazione di interventi di rifunzionalizzazione di aree e volumi, favorendone, a determinate condizioni, il cambio di destinazione d’uso, rimuovendo la presenza di elementi di degrado che incidono pesantemente sul paesaggio turistico”. In questo senso l’ipotesi è quella di favorire i diversi settori dell’edilizia sociale (anche per le prime case), magari con il coinvolgimento di cooperative edilizie o direttamente attraverso Itea.

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